BAZOLI MEDITA L'ADDIO DI MITTEL A RCS? - FITCH ALZA RATING CAPITALIA? - BORSA PARIGI SCOMMETTE ANCORA SU SOCGEN - ARPE VERSO JP MORGAN - SARKÒ E PRODI UNITI DA DASSAULT - ALITALIA, ALTRI GIORNI DI PASSIONE - ACCORDO E.ON-GAZPROM RISCHIA DI SALTARE.

1 - FITCH, POSSIBILE PROMOZIONE RATING CAPITALIA.
(Agi)
- Fitch ha messo sotto osservazione con implicazioni positive il rating di emittente di Capitalia, attualmente pari ad A. Possibile promozione anche per il rating individuale (B/C). Confermata la classificazione F1 a breve termine. L'agenzia ha anche confermato il rating emittente A+ di Unicredit con outlook positivo.

2 - UNICREDIT GROUP, SOCGEN RESTA ATTUALE: BORSA PARIGI SCOMMETTE.
(Agi) - La fusione tra Unicredit e Capitalia e' appena stata approvata dai rispettivi consigli di amministrazione, ed e' tutta da realizzare, e gia' il mercato sembra voler voltare pagina per concentrarsi sulle prossime mosse della banca guidata da Alessandro Profumo. Al centro delle voci e delle aspettative c'e' sempre Societe' Generale, gettonatissima oggi alla Borsa di Parigi: a fare da propellente due mezze ammissioni di Profumo e Geronzi nelle interviste rilasciate ieri ai quotidiani, e le indiscrezioni raccolte da 'Les Echos' all'interno dell'istituto francese. Il titolo SocGen e' salito cosi' a un massimo di 150 euro, con guadagno di oltre il 3%.

Il mercato ha sottolineato le parole di Geronzi, che "auspica" un'operazione con Societe' Generale, mentre Profumo si limita a un "mai dire mai, si vedra'". Oggi durante la presentazione dell'operazione, Profumo non ha parlato dell'argomento ("non dico assolutamente nulla") mentre Geronzi ha affermato che "conoscendo l'attitudine di Unicredit e del suo amministratore delegato la crescita all'estero non sara' rallentata o limitata da questa operazione". Les Echos cita invece fonti interne a Societe' Generale, secondo cui la fusione Unicredit-Capitalia non avrebbe compromesso in alcun modo la logica di un'ulteriore aggregazione con la banca francese, nonostante la maggior taglia raggiunta da Unicredit, che renderebbe l'operazione non piu' tra eguali.

Secondo il quotidiano "una fusione con un gigante da 100 miliardi di euro non e' meno seducente di quella con la sola Unicredit"; l'operazione con Capitalia dunque "non cambia nulla della questione". In Borsa il titolo SocGen e' cosi' ripartito al rialzo, mentre in Piazza Affari Unicredit (-2,6%) e Capitalia (-1,6%) accusano i 'postumi' dell'operazione appena varata.

3 - GERONZI: PARMALAT UN PROBLEMA PER TUTTO IL SISTEMA BANCARIO.
(Apcom) - La vicenda Parmalat è un problema che riguarda l'intero sistema bancario ma non preoccupa in modo particolare il presidente di Capitalia Cesare Geronzi. E' quanto ha detto agli analisti lo stesso Geronzi, durante la presentazione del progetto di fusione per incorporazione in Unicredit varato ieri dai cda delle due banche. "La vicenda Parmalat rappresenta un problema per tutto il sistema bancario, chiamato a rifondere per non so quanti milioni di euro. Sono situazioni che verranno affrontate dagli avvocati. Noi, come tutto il sistema, lo vediamo come un tema di discussione, ma non è un problema che ci preoccupa".

4 - BAZOLI MEDITA L'ADDIO A RCS.
Gli scossoni ai vertici azionari di Rcs potrebbero non essere finiti. Come scrive Andrea Montanari su "MF", succose novità potrebbero arrivare dai grandi movimenti bancari di questi giorni. Se infatti l'accordo tra Unicredit e Capitalia non modifica gli equilibri interni del gruppo, di certo introduce elementi che non vanno sottovalutati. Tanto per cominciare, il 2% posseduto da Capitalia va a sommarsi, in virtù della partecipazione in Mediobanca (9.5%), che resterà in mano a UniCredit Group, al 13,2% di Rcs posseduto da Piazzetta Cuccia.

L'interesse per il gruppo editoriale è da sempre un must del nostro sistema bancario: non per nulla Sant'Intesa ne possiede il 4,7%, al quale il presidente Giovanni Bazoli aggiunge l'1,2% della "sua" Mittel. Profumo ha più volte dichiarato di voler evitare contatti diretti con l'editoria, Geronzi molto meno. E proprio il ruolo sempre più "ingombrante" di quest'ultimo potrebbe indurre Bazoli (che, alla morte di Giovanni Agnelli, ha ereditato il ruolo di officiante dei grandi cambiamenti al vertice del "Corriere della Sera") a ritirare la partecipazione di Mittel da Rcs.



5 - ARPE PREPARA LE VALIGIE PER LONDRA: DESTINAZIONE JP MORGAN.
Nella lettera aperta di dimissioni che Arpe ha integralmente letto al cda di Capitalia, come scrive Fabrizio Massaro per "MF", l'ex ad ha confermato che nei suoi confronti c'è stata una "conventio ad excludendum". Arpe resterà in carica fino al 31 maggio, in tempo per l'assemblea di Bankitalia. Per lui ci sarà una colossale "consolazione", grazie a un assegno da 50 milioni fra liquidazione, patto di non concorrenza e plusvalenza da stock optino. Per il futuro, si parla di un incarico a JP Morgan al posto di Federico Imbert.

6 - NICOLAS E ROMANO UNITI DA DASSAULT.
Fernando Proietti per "Il Mondo" - Qualcuno, malignamente, ha detto che il potere «passa più spesso di mano in mano che di testa in testa». Il detto non sembra calzare per Serge Dassault che dal padre Marcel, morto a 94 anni dopo essere scampato al campo di concentramento di Buchenvald, ha ereditato nel 1986 un impero economico-finanziario e una forte passione politica. Così anche in occasione delle ultime presidenziali è stato uno dei più influenti king maker dell'operazione Nicolas Sarkozy all'Eliseo. Oltre alla Avion, che produce i jet Falcon e armi sofisticate da combattimento (compresi i Mirage), il gruppo Dassault ha interessi finanziari e nella carta stampata. La sua Socpresse controlla settanta testate giornalistiche compresi Le Figaro e L'Express.

In Italia attraverso la Groupe industriel possiede il 0,57 per cento di Mediobanca. Qui è rappresentato dai suoi emissari Vincent Bollorè e Tarak Ben Ammar. Dice uno degli amici italiani di Dassault, che ovviamente preferisce l'anonimato: «Serge ha fatto proprio l'insegnamento politico-culturale del padre, che è stato deputato all'assemblea nazionale ma ha finanziato pure il giornale comunista I'Humanité, cioè il gusto trasversale per il potere politico». «Ricordo che nel 1983, fondò il Partito liberale», continua. Ed è proprio in quel periodo che conosce e stringe un forte rapporto d'amicizia a Roma con l'allora presidente dell'Iri, Romano Prodi. Come a dire, anche con Sarkozy il premier italiano «è destinato a intendersi».

7 - ALITALIA: OGGI CANCELLATI 25 VOLI, DOMANI ALTRI 394.
(Agi)
- Ennesima giornata di passione per i passeggeri del gruppo Alitalia: l'aviolinea guidata da Bernardino Libonati oggi sara' costRetta a cancellare 25 voli a causa dell'agitazione degli assistenti di volo che continuano ad applicare alla lettera le norme contrattuali. Ma i disagi di oggi sono nulla di quanto accadra' domani.
L'ex compagnia di bandiera sara' costretta, infatti, a cancellare 394 voli a causa dello sciopero dei controllori di volo del Sacta e in concomitanza allo sciopero degli assistenti di volo proclamato dall'Sdl. Questo pomeriggio alle 18 i vertici dell'aviolinea sono stati convocati dal presidente dell'Enac, Vito Riggio che dicendosi molto preoccupato dalla situazione ha chiesto spiegazioni sulla legittimita' dei comportamenti del personale anche per individuare le responsabilita' su quanto sta avvenendo.

8 - MUCCIOLI (ANPAV): ORA SERVE INTERVENTO GOVERNO.
(Agi)
- Allo stato dei fatti non ci sono le condizioni per riprendere il confronto tra Alitalia e sindacati sul rinnovo contrattuale degli assistenti di volo: l'unica soluzione per sbloccare la situazione e porre fine all'agitazione e ai relativi disagi per gli utenti, e' un intervento del governo al livello di presidenza del Consiglio. E' quanto sostiene il presidente dell'Anpav, Massimo Muccioli, che conferma la prosecuzione dell'agitazione che in virtu' di una rigida applicazione delle norme contrattuali sta provocando una valanga di cancellazioni e ritardi dei voli Alitalia.
"Alla luce delle riunioni informali che abbiamo avuto in questi giorni - sono parole del dirigente sindacale - risulta evidente che non ci sono le condizioni per riprendere il confronto. Per ora la categoria prosegue nell'applicare alla lettera le norme previste dal contratto e, alla luce dei fatti, l'unica soluzione potrebbe essere un intervento del governo che investe di arbitro, per definizione al di sopra delle parti, potrebbe riannodare le fila dei dialogo e far ripartire il confronto".

9 - STAMPA TEDESCA: ACCORDO E.ON-GAZPROM RISCHIA DI SALTARE.
(Ansa) - L'accordo raggiunto la scorsa estate dal gruppo energetico E.on con la societa' russa Gazprom, per una partecipazione a una miniera di gas in Siberia, rischia di saltare. Secondo quanto riportato dal quotidiano Die Welt (edizione online), Gazprom non si accontenterebbe piu' di una somma di 1,2 miliardi di euro piu' una partecipazione nella controllata in Ungheria di E.on, per concedere al gruppo tedesco una quota del 25% meno un'azione del campo di gas Juschno-Russkoje.
I manager russi - scrive Die Welt - sostengono che 'il valore della partecipazione nel frattempo sarebbe considerevolmente aumentato' e chiedono nuove trattative. Inoltre contano su 'offerte di altri potenziali partner come gli italiani'. Sempre secondo le informazioni del quotidiano, che fa riferimento a fonti all' interno della societa' tedesca, E.on progetterebbe di investire circa due miliardi di euro nel settore energetico russo, senza partner, rilevando partecipazioni che verranno messe all' asta prossimamente.


Dagospia 21 Maggio 2007