SALTA L'ACCORDO SUGLI INCENTIVI RICHIESTI DAI SINDACATI PER CHI VA IN PENSIONE DOPO I 57 ANNI. E L'OSTACOLO VERO STA DENTRO LA MAGGIORANZA. DAL PDCI A RIFONDAZIONE: "LO SCALONE VA ABOLITO, COME DICE IL PROGRAMMA DELL'UNIONE, E NON SOLO AMMORBIDITO".

Da Il Velino.it


La trattativa governo-sindacati sulle pensioni è saltata a tardissima notte, quando i giornali già chiusi andavano in stampa con titoli interlocutori se non ottimistici. Ad alzarsi e abbandonare dopo dieci ore di confronto il tavolo, che non è stato riconvocato, sono state Cgil, Cisl e Uil, denunciando che non è stato possibile raggiungere alcun accordo sugli incentivi da loro richiesti per chi va in pensione dopo i 57 anni.

La rottura viene presentata come un colpo di scena, dopo l'ottimismo speso a piene mani dal governo negli ultimi giorni e fino ad un attimo prima ("Stanotte troveremo un accordo", giurava Romano Prodi al Tg1 di ieri sera), ma a ben vedere le avvisaglie c'erano tutte. E l'ostacolo vero non sta dentro i vertici sindacali, ma nella maggioranza.

Dal Pdci e da Rifondazione, infatti, sono arrivati per tutta la giornata di ieri espliciti segnali di guerra contro il compromesso sugli "scalini" che le confederazioni si accingevano a siglare: "Lo scalone va abolito, come dice il programma dell'Unione, e non solo ammorbidito". E la Cgil ha dovuto rapidamente frenare in corsa, con effetto a cascata su Cisl e Uil. Il problema è che Guglielmo Epifani teme una rottura all'interno della sua organizzazione, che in molte sue componenti, a cominciare dai "duri" della Fiom, ha legami organici con i partiti alla sinistra dei Ds.



Non a caso nelle settimane scorse aveva chiesto (e ottenuto) rassicurazioni durante un summit con i capigruppo di Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica di Mussi e Salvi, ai quali aveva chiesto di non mettere in discussione il futuro compromesso sullo scalone. Di mezzo, però, c'è stata la svolta di Rifondazione, che ha deciso di indurire le posizioni. Sull'onda di vari eventi: il fallimento della manifestazione anti-Bush, con la plateale spaccatura tra la piazza dei partiti e quella dei "movimenti", e la discesa in campo di Walter Veltroni che rende in prospettiva più competitivo il Partito democratico.

È arrivata infatti la lettera dei quattro ministri della sinistra a Prodi, nella quale si reclama la "svolta sociale" del governo. E nella riunione che la ha preceduta e partorita si erano già chiaramente manifestate le differenze interne all'area radical, con Sinistra democratica e Verdi pronti a seguire e appoggiare la Cgil nella ricerca dell'accordo ("Se loro firmano, il problema per noi è risolto", argomentava Mussi) e Prc e Pdci che invece tenevano duro. Ieri, rivela oggi il Corriere, Epifani non ha nascosto le sue difficoltà a Prodi.

Comunicandogli che un'eventuale intesa dovrà essere sottoposta al referendum interno al sindacato. E appellandosi all'esecutivo perché "blindi" l'accordo "con un decreto o un ddl sul quale porre la fiducia, per impedire ogni rilancio a Rifondazione". Ma fino a quando le rassicurazioni non saranno messe nero su bianco, alla Cgil toccherà fare la faccia feroce: la rottura di stanotte dunque fa parte della strategia.


Dagospia 27 Giugno 2007