DECISIONISMO VELTRONICO - DILIBERTO, DISEGNO CENTRISTA PER FAR CADERE PRODI - SARKOZY: SUBITO MENO TASSE - MARONI:LO SCALONE ME LO IMPOSERO BOSSI E TREMONTI - COLOMBO, LA MIA NON E' CANDIDATURA ALTERNATIVA A VELTRONI - DINI: PRODI LASCI RIFONDAZIONE...

1 - IL DECISIONISMO DEL VELTRONICO
All'indomani della memorabile frase del coraggioso Veltronico ("Sono d'accordo col referendum elettorale, ma non voto"), sono sbottate le battute del tipo: Quando entra in moschea, Veltroni si toglie solo una scarpa. Oppure: quando ti da la mano, Veltroni porge solo tre dita.

2 - DI PIETRO: ALLUNGARE LO SCALINO IL PIU' POSSIBILE
(Apcom) - Una riforma che "allunghi lo 'scalino' il più possibile". Questa la soluzione che il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, è disposto a votare in Consiglio dei ministri per la riforma delle pensioni. Una soluzione, ha spiegato ai microfoni di Radio 24, che permette "al nostro sistema pensionistico di non andare al collasso". "No" da Di Pietro inoltre all'ipotesi di Rifondazione e si ad un aumento dell'età pensionabile per le donne, anche se, dice il ministro, in questo caso bisogna prima pensare di far salire il numero delle donne che lavora. "Credo - ha poi aggiunto il ministro - che se si allunga il periodo lavorativo si aiuta l'economia e i nostri figli. Facciamo in modo di non rovinare i nostri figli che dovranno lavorare per pagare le pensioni degli altri".

3 - DILIBERTO, DISEGNO CENTRISTA PER FAR CADERE PRODI
(Adnkronos) - Nel mirino di Diliberto anche il manifesto di Rutelli: "e' del tutto evidente -dice- che quello di Rutelli e' un attacco al governo: violento, lucido e determinato. E noi dobbiamo sventarlo, non agevolarlo. Se vuole, si assuma lui la responsabilita' della crisi. Io credo che per i moderati della maggioranza il problema non sia tanto la persona quanto l'assetto politico. Vogliono espungere la sinistra dalla maggioranza perche' finche' ci siamo noi le misure piu' impopolari non passano".

"Il rischio, se continuiamo su questa strada, e' gia' scritto: noi faremo il lavoro sporco, cioe' il risanamento, scontentando il nostro elettorato, dopodiche' torna Berlusconi, perche' la nostra gente ci avra' voltato le spalle. Non mi sembra un risultato brillante. Ma nel manifesto di Rutelli c'e' proprio un passaggio, che posso citare a memoria, in cui dice che 'bisogna evitare il ritorno delle destre, ma soprattutto evitare che la sinistra blocchi le riforme. Cioe' preferisce la destra alla sinistra.

Viene da chiedersi perche' nel 2006 abbia siglato un patto con noi". La 'cosa rossa', ora, esorta Diliberto, deve affrettare il passo: "dobbiamo accelerare con grande determinazione, altrimenti i fatti andranno piu' avanti di noi. A ottobre -conclude Diliberto- dobbiamo creare un evento politico di unita', che abbia anche qualche gamba organizzativa. Lasciamoci alle spalle la stagione delle nicchie e degli egoismi: se ci sono riusciti persino i socialisti, i piu' litigiosi di tutti...".

4 - COLOMBO, LA MIA NON E' CANDIDATURA ALTERNATIVA A VELTRONI
(Adnkronos) - "Veltroni va benissimo, mi piace ed ho ascoltato il suo discorso plaudendo molti passaggi. La mia non e' infatti una candidatura alternativa". In una intervista a La Repubblica, Furio Colombo ribadisce i motivi della sua decisione di partecipare alla corsa per la guida del Partito democratico. "Ma come -sottolinea- stiamo facendo il partito democratico, scrutiamo il mondo americano e non ci accorgiamo che negli Usa ci sono mille esempi di personalita' che pongono una serie di istanze per arricchire il dibattito politico, completare la piattaforma, concorrere a formare un'opinione piu' larga".

"Sono un liberal, la mia vita pubblica -aggiunge l'ex direttore de L'Unita'- l'ho svolta essenzialmente negli Stati Uniti. Desidero, per esempio, che se si e' deciso di approvare una legge sui Dico, si vada avanti malgrado la rispettabilissima presa di posizione di una autorevole organizzazione. Chiedo troppo? Rutelli e' stato uno straordinario sindaco di Roma e ho stima delle sue posizioni. Ma vorrei che valutasse la legittimita' della richiesta di ritenere, per esempio, la posizione dei laici almeno pari a quella dei cattolici e delle gerarchie dei cattolici e non come un corsivo a pie' di pagina".

5 - FINI A BERLUSCONI, QUALE ALTERNATIVA AL NO?
(AGI) - Certo il referendum sulla legge elettorale "non e' la panacea di tutti i mali", ma se ci si oppone, "qual e' l'alternativa?". Gianfranco Fini questa domanda l'ha rivolta anche a Silvio Berlusconi: "Gli ho chiesto - spiega dopo aver partecipato ad una conferenza stampa con Di Pietro, Alemanno e Segni sulla iniziativa referendaria - se dice no al referendum, dice si' a che cosa? Non ho avuto risposta...". Il leader di An ribadisce il suo punto di vista: "Pensare che passi in Parlamento una legge elettorale con lo sbarramento al 5% significa confondere i desideri con la relta'...".



6 - RISCHIA IL POSTO L'ULTIMO DEI MANAGER DI STORACE
Paolo Foschi per il Corriere della Sera-Roma: E' una nomina minore. Ma rischia di diventare un caso. Entro settembre verrà designato il nuovo direttore generale dell'assessorato regionale ai Trasporti. La carica è ricoperta da Alessandro d'Armini, dirigente sopravissuto nel passaggio dalla giunta di Francesco Storace a quella di Piero Marrazzo. Considerato vicino ad An, D'Armini ha lavorato a stretto contatto con l'ex assessore Giulio Gargano, poi travolto dalle inchieste su lady Asl. Ed era finito lui stesso al centro delle polemiche: dopo la sconfitta di Storace, firmò ordini di spesa ingenti prima dell'insediamento del nuovo governatore. Fu ugualmente confermato da Fabio Ciani, assessore ai Trasporti, esponente della margherita e "rutelliano" Doc. Ora Ciani lascia la poltrona al compagno di partito Francesco Dalia. Che avrebbe chiesto di sostituire D'Armini. Ma il centrodestra promette battaglia, per difendere uno degli ultimi manager
voluti da Storace.

7 - DINI: GUARDARE ALTROVE, PRODI LASCI RIFONDAZIONE
(Apcom) - "La sinistra antagonista è isolata sono loro che devono unirsi al resto della maggioranza". Ha le idee chiare Lamberto Dini, che con una intervista al Corriere della sera interviene su tutti i punti all'ordine del giorno. "Prodi - continua il presidente della commissione esteri del Senato - ha ceduto alle sirene del Prc, ma andare in pensione a 57 anni non si può. Non credo che Prodi accetterà la proposta di Giordano, non deve accettarla, la soluzione ideale è che lo scalone entri in vigore il primo gennaio 2008".
"Capisco che Giordano - sottolinea Dini - minacci di far cadere Prodi, è stato eletto da movimenti, no global, pacifisti anti-Usa... Una piccola minoranza sconfitta dalla storia e che rappresenta il 5 o 6 per cento della popolazione non può avere la pretesa di piegare il Paese a ideologie del passato, mentre l'Italia perde la battaglia dell'economia". Per Fassino la maggioranza è fragile, chiede il Corriere. "Sono emerse lacerazioni - risponde l'ex presidente del consiglio e ministro degli esteri - differenze molto forti. Ma se prevale la ragionevolezza forse il quadro si può ricomporre". Presenterà una sua lista? "Ci sto pensando, è un bene che ci sia una componente liberaldemocratica in appoggio a Veltroni".

8 - MARONI:LO SCALONE ME LO IMPOSERO BOSSI E TREMONTI
(Apcom) - Lo scalone? "L'ho subito. Non lo volevo ma me lo imposero Bossi e Tremonti". Alla vigilia di una settimana che dovrebbe essere quella decisiva nella trattativa sulla riforma delle pensioni, l'ex ministro del Lavoro, Roberto Maroni, interviene sul tema in un'intervista a Repubblica e afferma: "Sono orgoglioso di quella legge ma nel testo originario lo scalone non c'era".
A giustificare l'introduzione dello scalone il fatto che Tremonti dipinse un quadro drammatico della finanza pubblica. Ma ora Maroni voterebbe una soluzione con scalini e quote?: "No - afferma - non mi è mai piaciuta una soluzione di questo tipo.
Continuo a difendere quella legge". E sull'ipotesi che il governo possa chiedere la fiducia sulla riforma, Maroni aggiunge: "Penso che andrà così. D'altra parte è evidente il rischio che la riforma non passi".

9 - FINI, MODELLO TEDESCO? NO A TORNARE INDIETRO
(AGI) - "Se per modello tedesco si intende presentarsi prima del voto e non dire con chi si vuole governare, noi non ci stiamo a tornare indietro". E' questa la riflessione di Gianfranco Fini riguardo alle aperture del segretario Ds Piero Fassino al modello tedesco per riformare la legge elettorale.

10 - IL PIANO DI SARKOZY: SUBITO MENO TASSE
Da Il Velino.it - "'Viva il grande capitale!', ha gridato sfrontatamente in aula il deputato sarkozista Jacques Myard; 'Siamo indignati, i nostri valori non sono quotati in Borsa', ha ripetuto ritualmente il comunista Jean-Pierre Brard. Il dibattito all'Assemblea sul progetto di legge 'Tepa' (Lavoro, Occupazione, Potere d'Acquisto), pacchetto fiscale promesso e sicuramente mantenuto (oggi si riprende a votare) da Sarkozy, ha provocato la settimana scorsa risse e polemiche in base ai vecchi schieramenti destra- sinistra, proprio quelli che il presidente della Repubblica vuole scardinare. Norme che faranno vivere meglio tutti i francesi, sostiene l'Ump. Misure salva-ricchi che aiuteranno i miliardari, ribatte la sinistra.

Di sicuro, le nuove misure fiscali puntano a minare alle fondamenta almeno un paio di totem ideologici della gauche sconfitta: le 35 ore e l'Imposta di solidarietà sulla fortuna (Isf). Sarkozy lo aveva più volte ripetuto durante la campagna elettorale, 'chi vuole guadagnare grazie al suo impegno deve poterlo fare', e ha scelto di attaccare le 35 ore non esplicitamente ma svuotandole di significato, incentivando i francesi a lavorare di più detassando gli straordinari: per lo Stato, un costo previsto di 6 miliardi di euro in tre anni.

Quanto alla Isf, una tassa annuale diretta che colpisce chi possiede un patrimonio superiore ai 760 mila euro, fa parte delle 110 misure per la Francia del 1981, ovvero il programma elettorale di François Mitterrand e quindi è una sorta di tavola della legge per la sinistra. Sarkozy ha osato alzare la detrazione del valore dell'abitazione principale dal 20 al 30 per cento, nella speranza dichiarata di ridurre l'ambito di applicazione della Isf ed escludere dalla 'tassa sulla ricchezza' chi semplicemente abita in un appartamento di proprietà a Parigi o sulla Costa Azzurra, dove il valore delle case è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Una misura in teoria diretta a togliere le briglie alla classe medio-alta, ma che secondo i detrattori riguarda solo i grandi patrimoni. La sinistra ha portato l'esempio di chi è proprietario di un appartamento da 960 mila euro, che in base alle nuove misure pagherà solo 99 euro in meno l'anno, e di chi vive in una dimora da 10 milioni di euro, che vedra l'Isf ridotta di ben più consistenti 15 mila euro (.)".


Dagospia 16 Luglio 2007