TELECOM DIETRO LE QUINTE - QUELLA MOSSA FRANCESE BY MEDIOBANCA RIMASTA NEL CASSETTO: TARAK BEN AMMAR NEL BOARD AL POSTO DI BUORA - I VOTI DEL DISSENSO - GLI SPAGNOLI NON DOVEVANO VOTARE, INVECE.
Rosario Dimito per "Il Messaggero"
1 - TELECOM, GALATERI-BERNABÉ AL TIMONE.
Telecom ha finalmente un nuovo vertice, dopo un anno e mezzo di incertezze, di cui gli ultimi sette mesi riconducibili ai soci di Telco: Gabriele Galateri di Genola presidente e Franco Bernabè amministratore delegato. L'ha nominato ieri in un'ora e mezzo di discussione il consiglio straordinario che ha preso atto delle dimissioni di Pasquale Pistorio, Carlo Buora, Riccardo Ruggiero oltre che di Diana Bracco. A Galateri sono state attribuite oltre alla rappresentanza legale, le deleghe su audit, general counsel, public affair in modo da assicurare il potere di indirizzo e controllo sulle attività del gruppo. Quindi il presidente entrerà anche nei comitati interni (strategie, remunerazione, controlli).
A Bernabè è attribuita, oltre alla rappresentanza legale, la responsabilità del governo complessivo. Ed entrerà nel comitato strategie. Buora e la Bracco non sono stati sostituiti. Ma sulla nomina di Galateri e Bernabè - assenti Buora, Ruggiero, Paolo Baratta, Jean Paul Fitoussi e con Domenico De Sole in video conferenza - secondo quanto risulta a Il Messaggero - ci sarebbe stato il voto contrario di Luigi Zingales anche a nome di De Sole.
I due consiglieri indipendenti che avrebbero espresso già in mattinata il dissenso nel corso della riunione dei consiglieri espressi dal mercato presente il presidente di Telco Aldo Minucci, hanno motivato il voto contrario per il mancato coinvolgimento nei meccanismi di designazione. E a nulla sarebbero valse le argomentazioni di Minucci e di Renato Pagliaro. Quindi, un dissenso sul metodo che in qualche modo sarebbe stato rimarcato anche da altri "indipendenti" (Stefano Cao, Renzo Capra, Luigi Fausti) intervenuti in cda durante la discussione ma che alla fine hanno votato a favore.
Hanno votato favorevolmente anche i due rappresentanti di Telefonica, Cesar Alierta e Julio Jimenez che alla vigilia, sembrava non dovessero prendere parte alla decisione perchè in base agli accordi in Telco, il socio spagnolo deve restare fuori dalle nomine. Ma alla fine si sarebbe convenuto che i paletti del patto tra i soci non debbano estendersi a Telecom e comunque la non partecipazione di Madrid avrebbe dato adito a interpretazioni distorte. Proprio al rapporto con gli spagnoli definito «interessante e importante» Bernabè ha rivolto il primo messaggio.
«Sapremo trovare forme di collaborazione nell'interesse di entrambi, Telefonica fra le società di tlc, ha avuto un ruolo innovativo». Alierta, dopo il cda, ha avuto parole di plauso: «Siamo molto contenti. E' un management molto buono, sono ottime notizie per Telecom. Anche Gaetano Miccichè si è detto «soddisfatto» perchè «sono eccellenti professionisti». E per Fausti «ci sono sufficienti ragioni per essere ottimisti», precisando però che «le nomine si giudicano dopo, certo è che non sono degli sprovveduti».
La proposta di nominare Galateri e Bernabè sarebbe stata avanzata da Fausti, consigliere anziano, che ha preso la parola dopo che la prima parte del consiglio sarebbe stata gestita da Pistorio. Il presidente uscente avrebbe messo al corrente il board dell'attività svolta dai comitati interni. In mattinata c'è stata anche la riunione del comitato remunerazioni che avrebbe affrontato la metodologia per definire i compensi dei nuovi timonieri. Che saranno oggetto di approfondimenti legati ai benchmark di mercato.
«Abbiamo due autorità di riferimento, quella italiana e quella spagnola» ha detto Bernabè riferendosi allo scorporo della rete, «avvieremo un confronto e troveremo una soluzione che vada bene a tutti». Lo scorporo «è un problema da affrontare in modo laico», ha aggiunto il neo-a.d., «vedremo quale sarà l'esito della discussione e quali problemi da affrontare».
Per Bernabè «la priorità è acquisire, non dismettere, credo ci siano le condizioni per aprire una fase nuova che guarda al futuro e al rilancio di questo grande patrimonio per il Paese». Infine «sui tempi del prossimo piano industriale decideremo nei prossimi giorni, anche in relazione al calendario societario del gruppo». Galateri ha puntato sulle «potenzialità dell'azienda: credere in Telecom è una buona scommessa per il futuro». Il neopresidente ha precisato che quando gli verrà richiesto lascerà le altre cariche che ricopre, Generali, Pirelli e Rcs.
2 - QUELLA MOSSA SULLE TLC RIMASTA NEL CASSETTO.
Far sentire il proprio peso in Telecom per presidiare meglio gli assetti nelle Generali. Week end febbrile di contatti quello appena trascorso in Mediobanca con l'ipotesi di dover convocare per ieri mattina un comitato nomine d'urgenza. Per la designazione di un rappresentante dei soci C nel board di Telecom al posto di Carlo Buora. Il candidato sarebbe stato Tarak Ben Ammar, una vecchia conoscenza del mondo delle tlc e più in generale delle relazioni politico-finanziarie italiane. Ma la manovra sarebbe saltata. Per il momento. Anche se i francesi potrebbero riproporla in seguito.
Troppe variabili non ne avrebbero favorito la realizzazione. L'arrivo in Telecom di un secondo rappresentante di Mediobanca, oltre a Renato Pagliaro, avrebbe alterato gli equilibri in Telco, dove Intesa che ha la stessa quota di Mediobanca (10,6%), indica un solo consigliere (Gaetano Miccichè). Senza considerare che Generali cui spetterebbe un altro rappresentante - oltre ad Aldo Minucci, presidente di Telco - per il momento ha rinunciato.
La designazione di Ben Ammar sarebbe dovuta passare da un comitato nomine di piazzetta Cuccia. Ma dopo la dura presa di posizione di Unicredit di lunedì 26 novembre sul metodo della scelta di Gabriele Galateri e Franco Bernabè - Dieter Rampl avrebbe fatto verbalizzare il dissenso sulla procedura -, si sarebbe preferito non riaprire la discussione tra i grandi soci visto tra l'altro che Alessandro Profumo non avrebbe un grande feeling coi francesi. Prova ne è il precedente di qualche anno fa quando nel direttivo del patto di Mediobanca, l'a.d. di piazza Cordusio prese le distanze dalla decisione di consentirne la crescita fino all'11%. Che dovrebbe andare in porto presto a seguito del riparto del 9,39% posseduto da Unicredit per rispettare gli impegni assunti con l'Antitrust.
La manovra telefonica in realtà serve come mossa "segnaletica" di Parigi rispetto agli sviluppi della partita sulle Generali. Si sta studiando la riforma della governance tutta da definire, mentre Cesare Geronzi, in un'intervista a Il Sole 24 ore, ha caldeggiato la nomina di un forte presidente operativo. Dove quel "forte" sembra voglia riferirsi al consenso che deve riscuotere. Ma lo stesso Antoine Bernheim non ha fatto mistero che dietro la battaglia di Algebris «ci sono anche gli italiani». E i francesi non perdono occasione per rimarcare che hanno a cuore la difesa dell'italianità del Leone. La partita a scacchi si gioca a tutto campo e ogni mossa può essere funzionale.
Dagospia 04 Dicembre 2007
1 - TELECOM, GALATERI-BERNABÉ AL TIMONE.
Telecom ha finalmente un nuovo vertice, dopo un anno e mezzo di incertezze, di cui gli ultimi sette mesi riconducibili ai soci di Telco: Gabriele Galateri di Genola presidente e Franco Bernabè amministratore delegato. L'ha nominato ieri in un'ora e mezzo di discussione il consiglio straordinario che ha preso atto delle dimissioni di Pasquale Pistorio, Carlo Buora, Riccardo Ruggiero oltre che di Diana Bracco. A Galateri sono state attribuite oltre alla rappresentanza legale, le deleghe su audit, general counsel, public affair in modo da assicurare il potere di indirizzo e controllo sulle attività del gruppo. Quindi il presidente entrerà anche nei comitati interni (strategie, remunerazione, controlli).
A Bernabè è attribuita, oltre alla rappresentanza legale, la responsabilità del governo complessivo. Ed entrerà nel comitato strategie. Buora e la Bracco non sono stati sostituiti. Ma sulla nomina di Galateri e Bernabè - assenti Buora, Ruggiero, Paolo Baratta, Jean Paul Fitoussi e con Domenico De Sole in video conferenza - secondo quanto risulta a Il Messaggero - ci sarebbe stato il voto contrario di Luigi Zingales anche a nome di De Sole.
I due consiglieri indipendenti che avrebbero espresso già in mattinata il dissenso nel corso della riunione dei consiglieri espressi dal mercato presente il presidente di Telco Aldo Minucci, hanno motivato il voto contrario per il mancato coinvolgimento nei meccanismi di designazione. E a nulla sarebbero valse le argomentazioni di Minucci e di Renato Pagliaro. Quindi, un dissenso sul metodo che in qualche modo sarebbe stato rimarcato anche da altri "indipendenti" (Stefano Cao, Renzo Capra, Luigi Fausti) intervenuti in cda durante la discussione ma che alla fine hanno votato a favore.
Hanno votato favorevolmente anche i due rappresentanti di Telefonica, Cesar Alierta e Julio Jimenez che alla vigilia, sembrava non dovessero prendere parte alla decisione perchè in base agli accordi in Telco, il socio spagnolo deve restare fuori dalle nomine. Ma alla fine si sarebbe convenuto che i paletti del patto tra i soci non debbano estendersi a Telecom e comunque la non partecipazione di Madrid avrebbe dato adito a interpretazioni distorte. Proprio al rapporto con gli spagnoli definito «interessante e importante» Bernabè ha rivolto il primo messaggio.
«Sapremo trovare forme di collaborazione nell'interesse di entrambi, Telefonica fra le società di tlc, ha avuto un ruolo innovativo». Alierta, dopo il cda, ha avuto parole di plauso: «Siamo molto contenti. E' un management molto buono, sono ottime notizie per Telecom. Anche Gaetano Miccichè si è detto «soddisfatto» perchè «sono eccellenti professionisti». E per Fausti «ci sono sufficienti ragioni per essere ottimisti», precisando però che «le nomine si giudicano dopo, certo è che non sono degli sprovveduti».
La proposta di nominare Galateri e Bernabè sarebbe stata avanzata da Fausti, consigliere anziano, che ha preso la parola dopo che la prima parte del consiglio sarebbe stata gestita da Pistorio. Il presidente uscente avrebbe messo al corrente il board dell'attività svolta dai comitati interni. In mattinata c'è stata anche la riunione del comitato remunerazioni che avrebbe affrontato la metodologia per definire i compensi dei nuovi timonieri. Che saranno oggetto di approfondimenti legati ai benchmark di mercato.
«Abbiamo due autorità di riferimento, quella italiana e quella spagnola» ha detto Bernabè riferendosi allo scorporo della rete, «avvieremo un confronto e troveremo una soluzione che vada bene a tutti». Lo scorporo «è un problema da affrontare in modo laico», ha aggiunto il neo-a.d., «vedremo quale sarà l'esito della discussione e quali problemi da affrontare».
Per Bernabè «la priorità è acquisire, non dismettere, credo ci siano le condizioni per aprire una fase nuova che guarda al futuro e al rilancio di questo grande patrimonio per il Paese». Infine «sui tempi del prossimo piano industriale decideremo nei prossimi giorni, anche in relazione al calendario societario del gruppo». Galateri ha puntato sulle «potenzialità dell'azienda: credere in Telecom è una buona scommessa per il futuro». Il neopresidente ha precisato che quando gli verrà richiesto lascerà le altre cariche che ricopre, Generali, Pirelli e Rcs.
2 - QUELLA MOSSA SULLE TLC RIMASTA NEL CASSETTO.
Far sentire il proprio peso in Telecom per presidiare meglio gli assetti nelle Generali. Week end febbrile di contatti quello appena trascorso in Mediobanca con l'ipotesi di dover convocare per ieri mattina un comitato nomine d'urgenza. Per la designazione di un rappresentante dei soci C nel board di Telecom al posto di Carlo Buora. Il candidato sarebbe stato Tarak Ben Ammar, una vecchia conoscenza del mondo delle tlc e più in generale delle relazioni politico-finanziarie italiane. Ma la manovra sarebbe saltata. Per il momento. Anche se i francesi potrebbero riproporla in seguito.
Troppe variabili non ne avrebbero favorito la realizzazione. L'arrivo in Telecom di un secondo rappresentante di Mediobanca, oltre a Renato Pagliaro, avrebbe alterato gli equilibri in Telco, dove Intesa che ha la stessa quota di Mediobanca (10,6%), indica un solo consigliere (Gaetano Miccichè). Senza considerare che Generali cui spetterebbe un altro rappresentante - oltre ad Aldo Minucci, presidente di Telco - per il momento ha rinunciato.
La designazione di Ben Ammar sarebbe dovuta passare da un comitato nomine di piazzetta Cuccia. Ma dopo la dura presa di posizione di Unicredit di lunedì 26 novembre sul metodo della scelta di Gabriele Galateri e Franco Bernabè - Dieter Rampl avrebbe fatto verbalizzare il dissenso sulla procedura -, si sarebbe preferito non riaprire la discussione tra i grandi soci visto tra l'altro che Alessandro Profumo non avrebbe un grande feeling coi francesi. Prova ne è il precedente di qualche anno fa quando nel direttivo del patto di Mediobanca, l'a.d. di piazza Cordusio prese le distanze dalla decisione di consentirne la crescita fino all'11%. Che dovrebbe andare in porto presto a seguito del riparto del 9,39% posseduto da Unicredit per rispettare gli impegni assunti con l'Antitrust.
La manovra telefonica in realtà serve come mossa "segnaletica" di Parigi rispetto agli sviluppi della partita sulle Generali. Si sta studiando la riforma della governance tutta da definire, mentre Cesare Geronzi, in un'intervista a Il Sole 24 ore, ha caldeggiato la nomina di un forte presidente operativo. Dove quel "forte" sembra voglia riferirsi al consenso che deve riscuotere. Ma lo stesso Antoine Bernheim non ha fatto mistero che dietro la battaglia di Algebris «ci sono anche gli italiani». E i francesi non perdono occasione per rimarcare che hanno a cuore la difesa dell'italianità del Leone. La partita a scacchi si gioca a tutto campo e ogni mossa può essere funzionale.
Dagospia 04 Dicembre 2007