"LIBERO" DI SBAGLIARE - LA GEO CANTONATA DI MASSIMO GIANNINI DIVENTA UN CASO POLITICO - "CARO FELTRI, IL MIO ERRORE NON È NÉ DI SINISTRA, NÈ DI DESTRA. È SOLO UN ERRORE. GRAVE, IMPERDONABILE. MA TRATTATELO COME TALE. E NON RICAMATECI SOPRA".
Riceviamo e pubblichiamo:
Cari amici di Dagospia,
poichè negli ultimi giorni vi siete occupati dei miei "svarioni" geografici, e poichè oggi la stessa cosa ha fatto Libero con tanto di editoriale in prima pagina (troppa grazia, non merito tanto!) senza aspettare il prossimo numero di Affari & Finanza di lunedì prossimo (nel quale mi scuserò con i lettori) vi invierei la lettera che ho mandato proprio a Libero, nella quale rispondo delle mie "malefatte". Poichè non so che uso ne faranno loro, vi sarei molto grato se intanto la pubblicaste voi oggi.
Vi ringrazio per l'attenzione. Cordiali saluti e buon lavoro
Massimo Giannini
Caro direttore,
ti chiedo ospitalità per rispondere all'articolo di Alessandro Gnocchi, che mi contesta un errore imperdonabile: aver "traslocato" Smirne in Grecia, in un editoriale sul supplemento Affari & Finanza.
Purtroppo ha ragione Gnocchi, e ho torto io. Nella fretta del lavoro di chiusura, venerdì scorso, sono andato in automatico, traviato più dagli studi classici che dagli approfondimenti geografici: Smirne=Egeo=Grecia (dove sono stato due volte). Non Turchia (dove, lo confesso, non sono mai stato).
Questa non vuole essere una giustificazione, intendiamoci. Il mio è un incidente del quale mi rammarico enormemente, e del quale chiederò scusa, con molta umiltà, nel prossimo numero del supplemento. Ai greci, ai turchi, ai lettori. Quello che però mi permetto di contestare all'articolo di Gnocchi è l'allusione al "principe della carta stampata" e all'"olimpo del giornalismo", nel quale sarei assiso.
Chi mi conosce, sicuramente di persona ma probabilmente anche attraverso quello che scrivo, sa che i comportamenti da "principe" non mi sono mai appartenuti, e che non mi sono mai sentito seduto in nessun "olimpo". Mi comporto, e scrivo, secondo la mia semplice visione del giornalismo: un mestiere bellissimo, nel quale ci si tuffa con la propria passione, ci si riversano dentro le proprie idee, ma sempre nel rispetto dei fatti (che sono sempre gli stessi) e delle persone (che sono sempre diverse da te).
Un mestiere "artigianale", dove pochissimi (ed io sicuramente non mi considero tra questi) possono attribuirsi il dovere di spiegare le proprie verità al mondo, e meno che mai possono arrogarsi il diritto di "indottrinare le masse".
Per questo, mentre posso capire l'interesse "corporativo" a enfatizzarlo, mi sembra improprio il tentativo di "politicizzare" il mio svarione. A partire dall'occhiello dell'articolo di Gnocchi: "Refusi democratici". Come se ci fosse un qualche compiacimento iper-partisan, nell'aver colto in castagna il giornalista del quotidiano "dell'altra sponda". Il mio errore non è né di sinistra, nè di destra. È solo un errore. Grave, imperdonabile. Ma trattatelo come tale. E non ricamateci sopra. Di Eugenio Scalfari mi considero non certo "l'erede". Semmai solo un "allievo", che ha avuto il privilegio di lavorare con lui dal 1987 nel giornale che ha fondato, e ora ha la fortuna di far parte della squadra di Ezio Mauro, che lo dirige dal 1996. Un "allievo" che (come credo dovrebbe valere per tutti noi) ha sempre molto, molto da imparare. E non solo in geografia.
Cordiali saluti
Massimo Giannini
Dagospia 12 Marzo 2008
Cari amici di Dagospia,
poichè negli ultimi giorni vi siete occupati dei miei "svarioni" geografici, e poichè oggi la stessa cosa ha fatto Libero con tanto di editoriale in prima pagina (troppa grazia, non merito tanto!) senza aspettare il prossimo numero di Affari & Finanza di lunedì prossimo (nel quale mi scuserò con i lettori) vi invierei la lettera che ho mandato proprio a Libero, nella quale rispondo delle mie "malefatte". Poichè non so che uso ne faranno loro, vi sarei molto grato se intanto la pubblicaste voi oggi.
Vi ringrazio per l'attenzione. Cordiali saluti e buon lavoro
Massimo Giannini
Caro direttore,
ti chiedo ospitalità per rispondere all'articolo di Alessandro Gnocchi, che mi contesta un errore imperdonabile: aver "traslocato" Smirne in Grecia, in un editoriale sul supplemento Affari & Finanza.
Purtroppo ha ragione Gnocchi, e ho torto io. Nella fretta del lavoro di chiusura, venerdì scorso, sono andato in automatico, traviato più dagli studi classici che dagli approfondimenti geografici: Smirne=Egeo=Grecia (dove sono stato due volte). Non Turchia (dove, lo confesso, non sono mai stato).
Questa non vuole essere una giustificazione, intendiamoci. Il mio è un incidente del quale mi rammarico enormemente, e del quale chiederò scusa, con molta umiltà, nel prossimo numero del supplemento. Ai greci, ai turchi, ai lettori. Quello che però mi permetto di contestare all'articolo di Gnocchi è l'allusione al "principe della carta stampata" e all'"olimpo del giornalismo", nel quale sarei assiso.
Chi mi conosce, sicuramente di persona ma probabilmente anche attraverso quello che scrivo, sa che i comportamenti da "principe" non mi sono mai appartenuti, e che non mi sono mai sentito seduto in nessun "olimpo". Mi comporto, e scrivo, secondo la mia semplice visione del giornalismo: un mestiere bellissimo, nel quale ci si tuffa con la propria passione, ci si riversano dentro le proprie idee, ma sempre nel rispetto dei fatti (che sono sempre gli stessi) e delle persone (che sono sempre diverse da te).
Un mestiere "artigianale", dove pochissimi (ed io sicuramente non mi considero tra questi) possono attribuirsi il dovere di spiegare le proprie verità al mondo, e meno che mai possono arrogarsi il diritto di "indottrinare le masse".
Per questo, mentre posso capire l'interesse "corporativo" a enfatizzarlo, mi sembra improprio il tentativo di "politicizzare" il mio svarione. A partire dall'occhiello dell'articolo di Gnocchi: "Refusi democratici". Come se ci fosse un qualche compiacimento iper-partisan, nell'aver colto in castagna il giornalista del quotidiano "dell'altra sponda". Il mio errore non è né di sinistra, nè di destra. È solo un errore. Grave, imperdonabile. Ma trattatelo come tale. E non ricamateci sopra. Di Eugenio Scalfari mi considero non certo "l'erede". Semmai solo un "allievo", che ha avuto il privilegio di lavorare con lui dal 1987 nel giornale che ha fondato, e ora ha la fortuna di far parte della squadra di Ezio Mauro, che lo dirige dal 1996. Un "allievo" che (come credo dovrebbe valere per tutti noi) ha sempre molto, molto da imparare. E non solo in geografia.
Cordiali saluti
Massimo Giannini
Dagospia 12 Marzo 2008