TRAVAGLIO: TRONCHETTI DOV'ERA QUANDO GLI SPILLAVANO 60 MLD PER SPIARE TUTTI?
LA VERSIONE DELL'AFEFFATO: 60 MLN? 50 ERANO DESTINATI AGLI INVESTIMENTI DI RETE
DAGO, IN VACANZA IN COSTA AZZURRA, HA "INTERCETTATO" LA VERGINE DELLA BICOCCA
LA VERSIONE DELL'AFEFFATO: 60 MLN? 50 ERANO DESTINATI AGLI INVESTIMENTI DI RETE
DAGO, IN VACANZA IN COSTA AZZURRA, HA "INTERCETTATO" LA VERGINE DELLA BICOCCA
1 - AVVISO AI NAVIGANTI: TRONCHETTI PIRLA DEL TIRRENO (PER COME È ANDATA, SE SON PIRLA ME NE VANTO)
Dago, in vacanza in Costa Azzurra, ha "intercettato" sul molo un'allegra brigata di marinaretti. Erano tutti al seguito della Vergine della Bicocca in trasferta balneare alla ricerca di acque meno agitate di quelle in cui ultimamente si trova a navigare a causa dei venti di tempesta che anche stamani continuano a soffiare dal gruppo di Carletto De Benedetti.
A quanto risulta dalle confidenze di un nostromo di passaggio, all'ennesima carezza di Repubblica, che oggi copia il Corriere della Sera di ieri e riciccia senza notizie la vecchia storia dei conti svizzeri, e davanti all'Espresso che lo battezza un pirla, la Vergine avrebbe trovato anche il tempo per un sorriso. "Ha ragione Travaglio - avrebbe sentito dire il nostromo - sono proprio un pirla. Gran parte di quello che non andava in Telecom, cominciando dal sistema Radar per estrarre i tabulati senza lasciare traccia, lo abbiamo scoperto noi e denunciato ai magistrati.
Lo stesso dicasi per le fatture poco chiare della security e per molte delle vicende brasiliane. In Telecom abbiamo fatto pulizia nei bilanci, gestito e ridotto il debito, sviluppato la banda larga e provato ad avviare un percorso con Murdoch e Telefonica per dare all'azienda una prospettiva industriale di lungo periodo. Poi il cammino è stato interrotto. Ho voluto gestire l'azienda in autonomia, rifiutando certe relazioni e certi compromessi.
Hanno ragione quelli che hanno detto e scritto - avrebbe continuato Tronchetti secondo quanto riferisce il nostromo - che ero fuori da certi mondi e non avevo certe sponde. Infatti, nonostante le indagini accurate durate oltre tre anni e che hanno radiografato tutto, dai conti in Svizzera fino alle vicende brasiliane, si chiudano con un esito chiaro, in tanti continuano a insinuare che "non potevo non sapere" o che addirittura ero il mandante o il regista di certi fatti.
Sarei poi un pirla laureato "Se i tuoi collaboratori più fidati ti prendono per il naso, ti spillano 50-60 milioni di euro l'anno per creare un'associazione a delinquere che spia mezzo mondo con migliaia di dossier illegali". Travaglio non sa che dei 60 milioni l'anno per la security, 50 era destinati agli investimenti di rete e a protezione del software. Le fatturazioni "gonfiate" di Cipriani e Bernardini ammontano a circa 10 milioni lungo l'arco di quattro anni, e Telecom Italia è un'azienda che acquista servizi per 13 miliardi l'anno.
Ancora oggi, nella ricerca spasmodica della presunta "altra verità", si mettono insieme elementi parziali, dichiarazioni di testi e stralci di verbali che invece fanno parte di un tutto molto più complesso e articolato che solo chi ha indagato ha potuto lungamente e ben considerare in tutti gli aspetti prima di giungere alle conclusioni. Anche in questo caso il "verdetto" finale è stato che "non c'è ipotesi di reato".
Però per alcuni, sempre gli stessi, non è sufficiente. Quindi mi devo rassegnare. A fare questa fine, dopo tutto il lavoro fatto, non si può essere un pirla qualsiasi ma il Re dei Pirla. Però se il prezzo da pagare era accettare certe regole del gioco, certi legami o certi consigli, rivendico con orgoglio l'appellativo e me ne vanto.
Prima che tutti si tuffassero per un bagno scacciapensieri uno dei marinaretti avrebbe chiesto alla Vergine: "Marco, ma chi c'è dietro questa campagna?" - "Spero che qualcuno meno pirla di me lo scopra in fretta" - ha risposto lui prima di scomparire nel blu, dipinto di blu.
2 - MARCO TRONCHETTI DOV'ERA
Marco Travaglio per "L'espresso"
Cominciò Romiti nel '93: confessò che la Fiat pagava i politici, ma lui, l'ad, non ne aveva mai saputo niente. Fu condannato lo stesso. Poi arrivò Berlusconi: era all'oscuro di fondi neri, false fatture, mazzette ai finanzieri, ai politici e persino ai giudici. I suoi manager non gli dicevano mai nulla, anzi carpivano la sua fiducia. Poi confessavano e/o venivano condannati. Ma lui, anziché licenziarli, li ha portati tutti in Parlamento (Sciascia, Berruti, Previti, Dell'Utri.).
Ora è la volta di Marco Tronchetti Dov'era. Si dice "molto contento e soddisfatto della conclusione dei giudici di Milano" che, per i dossier illegali di Tavaroli & C., vogliono processare 30 fra dirigenti, dipendenti e consulenti della sua Telecom e della sua Pirelli, nonché le due società, ma non la sua persona fisica.
E lamenta "sconcertato" la "campagna" di stampa ai suoi danni. Subito si complimenta con lui la garrula Emma Marcegaglia: "Apprendo con piacere della totale estraneità all'indagine di Tronchetti, vittima di pregiudizi senza un pur minimo beneficio del dubbio. Gli rinnovo l'apprezzamento e la stima come persona e come imprenditore".
I festeggiamenti proseguono su vari giornali, che attaccano chi - come 'L'espresso' - svelò prim'ancora dei pm lo scandalo Security Telecom e costrinsero il pover'uomo a cedere la compagnia. Nicola Porro sul 'Giornale' parla di "storia allucinante", ma per colpa di "carte di Procura, media solerti, politici ostili" e "venticelli accusatori inconsistenti" (sic). Franco Debenedetti, sul 'Sole-24 ore', lacrima perché "a leggere i giornali sembrava che nell'azienda si fosse installata una Spectre". Ma va?
Sergio Romano, sul 'Corriere', esulta col suo editore: "Il 'teorema', direbbe Berlusconi, è stato smontato", nonostante le "responsabilità dei mezzi d'informazione" che alimentano "sospetti e supposizioni". Pigi Battista e Panebianco si uniscono al cin-cin. Per carità, Tronchetti e i suoi corifei fan benissimo a brindare allo scampato pericolo. Ma questa ricorda tanto le assoluzioni per incapacità di intendere e volere. Se i vertici dei primi tre gruppi privati italiani non s'accorgono di quel che accade intorno e sotto di sé, il nostro capitalismo ha poco da stare allegro.
Oltre alla responsabilità penale c'è la 'culpa in vigilando'. Se i tuoi collaboratori più fidati ti prendono per il naso, ti spillano 50-60 milioni di euro l'anno per creare un'associazione a delinquere che spia mezzo mondo con migliaia di dossier illegali "nell'interesse della società", un po' ti vergogni e chiedi scusa, o ti lodi e ti lasci imbrodare?
Delle due l'una: o questi top manager proclamano che lo scopo dell'impresa è realizzare la perfetta anarchia, e allora possono continuare a cascare dal pero e a vantarsene in giro; o farebbero meglio a confessare almeno qualcosina, anche se non si son mai accorti di nulla. Così, tanto per evitare la figura dei pirla.
Dagospia 01 Agosto 2008
Dago, in vacanza in Costa Azzurra, ha "intercettato" sul molo un'allegra brigata di marinaretti. Erano tutti al seguito della Vergine della Bicocca in trasferta balneare alla ricerca di acque meno agitate di quelle in cui ultimamente si trova a navigare a causa dei venti di tempesta che anche stamani continuano a soffiare dal gruppo di Carletto De Benedetti.
A quanto risulta dalle confidenze di un nostromo di passaggio, all'ennesima carezza di Repubblica, che oggi copia il Corriere della Sera di ieri e riciccia senza notizie la vecchia storia dei conti svizzeri, e davanti all'Espresso che lo battezza un pirla, la Vergine avrebbe trovato anche il tempo per un sorriso. "Ha ragione Travaglio - avrebbe sentito dire il nostromo - sono proprio un pirla. Gran parte di quello che non andava in Telecom, cominciando dal sistema Radar per estrarre i tabulati senza lasciare traccia, lo abbiamo scoperto noi e denunciato ai magistrati.
Lo stesso dicasi per le fatture poco chiare della security e per molte delle vicende brasiliane. In Telecom abbiamo fatto pulizia nei bilanci, gestito e ridotto il debito, sviluppato la banda larga e provato ad avviare un percorso con Murdoch e Telefonica per dare all'azienda una prospettiva industriale di lungo periodo. Poi il cammino è stato interrotto. Ho voluto gestire l'azienda in autonomia, rifiutando certe relazioni e certi compromessi.
Hanno ragione quelli che hanno detto e scritto - avrebbe continuato Tronchetti secondo quanto riferisce il nostromo - che ero fuori da certi mondi e non avevo certe sponde. Infatti, nonostante le indagini accurate durate oltre tre anni e che hanno radiografato tutto, dai conti in Svizzera fino alle vicende brasiliane, si chiudano con un esito chiaro, in tanti continuano a insinuare che "non potevo non sapere" o che addirittura ero il mandante o il regista di certi fatti.
Sarei poi un pirla laureato "Se i tuoi collaboratori più fidati ti prendono per il naso, ti spillano 50-60 milioni di euro l'anno per creare un'associazione a delinquere che spia mezzo mondo con migliaia di dossier illegali". Travaglio non sa che dei 60 milioni l'anno per la security, 50 era destinati agli investimenti di rete e a protezione del software. Le fatturazioni "gonfiate" di Cipriani e Bernardini ammontano a circa 10 milioni lungo l'arco di quattro anni, e Telecom Italia è un'azienda che acquista servizi per 13 miliardi l'anno.
Ancora oggi, nella ricerca spasmodica della presunta "altra verità", si mettono insieme elementi parziali, dichiarazioni di testi e stralci di verbali che invece fanno parte di un tutto molto più complesso e articolato che solo chi ha indagato ha potuto lungamente e ben considerare in tutti gli aspetti prima di giungere alle conclusioni. Anche in questo caso il "verdetto" finale è stato che "non c'è ipotesi di reato".
Però per alcuni, sempre gli stessi, non è sufficiente. Quindi mi devo rassegnare. A fare questa fine, dopo tutto il lavoro fatto, non si può essere un pirla qualsiasi ma il Re dei Pirla. Però se il prezzo da pagare era accettare certe regole del gioco, certi legami o certi consigli, rivendico con orgoglio l'appellativo e me ne vanto.
Prima che tutti si tuffassero per un bagno scacciapensieri uno dei marinaretti avrebbe chiesto alla Vergine: "Marco, ma chi c'è dietro questa campagna?" - "Spero che qualcuno meno pirla di me lo scopra in fretta" - ha risposto lui prima di scomparire nel blu, dipinto di blu.
2 - MARCO TRONCHETTI DOV'ERA
Marco Travaglio per "L'espresso"
Cominciò Romiti nel '93: confessò che la Fiat pagava i politici, ma lui, l'ad, non ne aveva mai saputo niente. Fu condannato lo stesso. Poi arrivò Berlusconi: era all'oscuro di fondi neri, false fatture, mazzette ai finanzieri, ai politici e persino ai giudici. I suoi manager non gli dicevano mai nulla, anzi carpivano la sua fiducia. Poi confessavano e/o venivano condannati. Ma lui, anziché licenziarli, li ha portati tutti in Parlamento (Sciascia, Berruti, Previti, Dell'Utri.).
Ora è la volta di Marco Tronchetti Dov'era. Si dice "molto contento e soddisfatto della conclusione dei giudici di Milano" che, per i dossier illegali di Tavaroli & C., vogliono processare 30 fra dirigenti, dipendenti e consulenti della sua Telecom e della sua Pirelli, nonché le due società, ma non la sua persona fisica.
E lamenta "sconcertato" la "campagna" di stampa ai suoi danni. Subito si complimenta con lui la garrula Emma Marcegaglia: "Apprendo con piacere della totale estraneità all'indagine di Tronchetti, vittima di pregiudizi senza un pur minimo beneficio del dubbio. Gli rinnovo l'apprezzamento e la stima come persona e come imprenditore".
I festeggiamenti proseguono su vari giornali, che attaccano chi - come 'L'espresso' - svelò prim'ancora dei pm lo scandalo Security Telecom e costrinsero il pover'uomo a cedere la compagnia. Nicola Porro sul 'Giornale' parla di "storia allucinante", ma per colpa di "carte di Procura, media solerti, politici ostili" e "venticelli accusatori inconsistenti" (sic). Franco Debenedetti, sul 'Sole-24 ore', lacrima perché "a leggere i giornali sembrava che nell'azienda si fosse installata una Spectre". Ma va?
Sergio Romano, sul 'Corriere', esulta col suo editore: "Il 'teorema', direbbe Berlusconi, è stato smontato", nonostante le "responsabilità dei mezzi d'informazione" che alimentano "sospetti e supposizioni". Pigi Battista e Panebianco si uniscono al cin-cin. Per carità, Tronchetti e i suoi corifei fan benissimo a brindare allo scampato pericolo. Ma questa ricorda tanto le assoluzioni per incapacità di intendere e volere. Se i vertici dei primi tre gruppi privati italiani non s'accorgono di quel che accade intorno e sotto di sé, il nostro capitalismo ha poco da stare allegro.
Oltre alla responsabilità penale c'è la 'culpa in vigilando'. Se i tuoi collaboratori più fidati ti prendono per il naso, ti spillano 50-60 milioni di euro l'anno per creare un'associazione a delinquere che spia mezzo mondo con migliaia di dossier illegali "nell'interesse della società", un po' ti vergogni e chiedi scusa, o ti lodi e ti lasci imbrodare?
Delle due l'una: o questi top manager proclamano che lo scopo dell'impresa è realizzare la perfetta anarchia, e allora possono continuare a cascare dal pero e a vantarsene in giro; o farebbero meglio a confessare almeno qualcosina, anche se non si son mai accorti di nulla. Così, tanto per evitare la figura dei pirla.
Dagospia 01 Agosto 2008