12 MESI IN FROCIERA - FUORI I "DOLCEGABBANINI PALESTRATI", VIVA GLI "ORSI PELOSONI" CHE SMANIAMO PER DALLA, ABATANTUONO, VERDONE E FERRARA..
Antonia De Mita per Sette
Gennaio, un primo piano deliziato da spaghetti. Febbraio, un profilo dolce di cioccolato. E via per dodici pagine un tripudio di gastronomici piaceri. Ma niente show girl desnude. E neppure maschioni atletici dai bicipiti pompati. Nel primo calendario degli Orsi italiani ci sono solo omaccioni grassi e villosi, immortalati tra barattoli di nutella, panini imbottiti, piatti di pasta e cassate siciliane. E tutta la tenerezza paciosa del fisico tondo e avvolgente di maschi nudi, o seminudi. A tutti gli effetti gay. Appunto gli Orsi, o Bears come vengono chiamati negli Usa, dove più di dieci anni fa è nato il movimento. Sono enormi, a volte barbuti, quasi sempre pelosi. Loro si amano così come sono, rifiutando rasoi o creme di bellezza, aberrando diete e beauty center.
«Lo stereotipo vuole l'omosessuale giovane, efebico, palestrato», dice Luca Schiavone, editore del nuovo calendario 2003 e fondatore del sito www.SBQR.com . «Noi Orsi siamo l'opposto: abbiamo un fisico controcorrente. E lo accettiamo con gioia». Un ibrido tra l'orsetto lavatore e l'orsacchiotto di peluches che piace ai cultori del genere. Ma non solo. I Bears sono vezzeggiati anche dalle signore che, in epoca di incertezze, trovano in questi maschi non machi l'immagine rassicurante di un dispensatore di coccole. E loro si mostrano con orgoglio.
«Il nostro calendario è un terremoto editoriale di parole e fotografie, di pance, barbe e sorrisi», aggiunge Warbear, orso antropologo, autore dei testi. «Lo abbiamo pubblicato per raccontare gli infiniti percorsi sessuali ed esistenziali che ognuno di noi ha attraversato. E soprattutto per ribadire il nostro diritto alla differenza. Le immagini con cui ci rappresentiamo mettono in crisi le patinature e l'autorità del Bello, del Giusto e della Norma che impera anche nel mondo gay».
Una rivincita. «Assaporata da tutti quegli omosessuali che vivevano il complesso di un corpo non omologato all'estetica dominante», dice Luca Schiavone. «E, attraverso l'associazione degli Orsi, molti di loro hanno persino scoperto di essere belli». Gli «Orsi Italiani» sono nati nel 1992, sul modello di club già consolidati in America e in Europa. Hanno iniziato con un annuncio sul mensile Babilonia e con una piccola rivista di solo quattro pagine. Con la creazione del sito il movimento si è spostato su Internet, moltiplicando i contatti. E oggi gli Orsi sono una presenza consolidata anche nella comunità gay italiana. «L'orso è virile e ama la virilità, purché non diventi un'ennesima caricatura», avverte Luca Schiavone. «E frequenta malvolentieri locali affollati da "dolcegabbanini" palestrati».
Ma anche tra i «pelosoni» ci sono dei distinguo: i Cub (cuccioli), i Musclebears, i Chubbybears (ciccionissimi e molto richiesti), i Daddybears (seguaci di Babbo Natale), i Cacciatori e i Teddybears, o coccoloni. Il loro sito è zeppo di annunci, foto, racconti, disegni, notizie dal mondo dei ciccioni dello sport, della musica, del cinema. Compresi i loro idoli, a volte davvero impensabili. Primo della lista dei preferiti americani, Russel Crowe. Ma c'è da restare basiti scorrendo i nomi delle celebrities italiane, ignari sex symbol. Dall'archivio del sito ecco apparire in tutto il suo villoso splendore Lucio Dalla con un costumino anni Settanta, ma anche Giuliano Ferrara, nella sua possente corporeità. E poi Carlo Verdone, Gerry Scotty, Diego Abatantuono. Tutti supergettonati.
E i supereroi, come l'hanno presa? «È fantastico», ammette divertito Carlo Verdone. «Non mi è mai capitato di essere corteggiato da un gay. Mi stavo preoccupando. E ora scopro di essere addirittura un sex symbol, la notizia mi coglie impreparato». Sorriso o sarcasmo? «La vita dell'orso è veramente difficile», racconta Luca Schiavone. «Abbiamo dovuto fare outing per ben due volte. Una per dichiarare di essere gay, e l'altra perché, se è difficile presentare alla mamma il proprio ragazzo, figuratevi quando il fidanzato in questione è pure un armadio peloso».
In barba alle malizie, gli Orsi non vanno in letargo e per Natale, il 21 dicembre, si concedono persino una grande festa allo Sphynx di Roma, il locale ursino per eccellenza. «Feste a parte, quest'anno, il calendario è il nostro modo di celebrare una fisicità maschile poco di moda nei giornali e in tivù», dice Warbear entrando appieno nel suo ruolo di intellettuale del gruppo. «Non ci interessano incoronamenti mediatici, ma godere della nostra immagine. Posare per le foto è stato un piacere, anche erotico. Mostrarci pubblicamente è un'operazione di consapevolezza. Oltre che un gesto libertario e di rottura, anche con il mondo omosessuale. La nostra è una testimonianza fresca, "politicamente scorretta". Un modo per ribadire che siamo diversi».
Serissimi intellettualismi. Necessari. Ma sui quali non guasta il tocco d'ironia di Luca Schiavone: «Pensate un po' che vuol dire dover spiegare agli altri non solo che siete gay, ma pure che, invece di andare pazzi per Terence Hill, stravedete per Bud Spencer».
Dagospia.com 20 Dicembre 2002
Gennaio, un primo piano deliziato da spaghetti. Febbraio, un profilo dolce di cioccolato. E via per dodici pagine un tripudio di gastronomici piaceri. Ma niente show girl desnude. E neppure maschioni atletici dai bicipiti pompati. Nel primo calendario degli Orsi italiani ci sono solo omaccioni grassi e villosi, immortalati tra barattoli di nutella, panini imbottiti, piatti di pasta e cassate siciliane. E tutta la tenerezza paciosa del fisico tondo e avvolgente di maschi nudi, o seminudi. A tutti gli effetti gay. Appunto gli Orsi, o Bears come vengono chiamati negli Usa, dove più di dieci anni fa è nato il movimento. Sono enormi, a volte barbuti, quasi sempre pelosi. Loro si amano così come sono, rifiutando rasoi o creme di bellezza, aberrando diete e beauty center.
«Lo stereotipo vuole l'omosessuale giovane, efebico, palestrato», dice Luca Schiavone, editore del nuovo calendario 2003 e fondatore del sito www.SBQR.com . «Noi Orsi siamo l'opposto: abbiamo un fisico controcorrente. E lo accettiamo con gioia». Un ibrido tra l'orsetto lavatore e l'orsacchiotto di peluches che piace ai cultori del genere. Ma non solo. I Bears sono vezzeggiati anche dalle signore che, in epoca di incertezze, trovano in questi maschi non machi l'immagine rassicurante di un dispensatore di coccole. E loro si mostrano con orgoglio.
«Il nostro calendario è un terremoto editoriale di parole e fotografie, di pance, barbe e sorrisi», aggiunge Warbear, orso antropologo, autore dei testi. «Lo abbiamo pubblicato per raccontare gli infiniti percorsi sessuali ed esistenziali che ognuno di noi ha attraversato. E soprattutto per ribadire il nostro diritto alla differenza. Le immagini con cui ci rappresentiamo mettono in crisi le patinature e l'autorità del Bello, del Giusto e della Norma che impera anche nel mondo gay».
Una rivincita. «Assaporata da tutti quegli omosessuali che vivevano il complesso di un corpo non omologato all'estetica dominante», dice Luca Schiavone. «E, attraverso l'associazione degli Orsi, molti di loro hanno persino scoperto di essere belli». Gli «Orsi Italiani» sono nati nel 1992, sul modello di club già consolidati in America e in Europa. Hanno iniziato con un annuncio sul mensile Babilonia e con una piccola rivista di solo quattro pagine. Con la creazione del sito il movimento si è spostato su Internet, moltiplicando i contatti. E oggi gli Orsi sono una presenza consolidata anche nella comunità gay italiana. «L'orso è virile e ama la virilità, purché non diventi un'ennesima caricatura», avverte Luca Schiavone. «E frequenta malvolentieri locali affollati da "dolcegabbanini" palestrati».
Ma anche tra i «pelosoni» ci sono dei distinguo: i Cub (cuccioli), i Musclebears, i Chubbybears (ciccionissimi e molto richiesti), i Daddybears (seguaci di Babbo Natale), i Cacciatori e i Teddybears, o coccoloni. Il loro sito è zeppo di annunci, foto, racconti, disegni, notizie dal mondo dei ciccioni dello sport, della musica, del cinema. Compresi i loro idoli, a volte davvero impensabili. Primo della lista dei preferiti americani, Russel Crowe. Ma c'è da restare basiti scorrendo i nomi delle celebrities italiane, ignari sex symbol. Dall'archivio del sito ecco apparire in tutto il suo villoso splendore Lucio Dalla con un costumino anni Settanta, ma anche Giuliano Ferrara, nella sua possente corporeità. E poi Carlo Verdone, Gerry Scotty, Diego Abatantuono. Tutti supergettonati.
E i supereroi, come l'hanno presa? «È fantastico», ammette divertito Carlo Verdone. «Non mi è mai capitato di essere corteggiato da un gay. Mi stavo preoccupando. E ora scopro di essere addirittura un sex symbol, la notizia mi coglie impreparato». Sorriso o sarcasmo? «La vita dell'orso è veramente difficile», racconta Luca Schiavone. «Abbiamo dovuto fare outing per ben due volte. Una per dichiarare di essere gay, e l'altra perché, se è difficile presentare alla mamma il proprio ragazzo, figuratevi quando il fidanzato in questione è pure un armadio peloso».
In barba alle malizie, gli Orsi non vanno in letargo e per Natale, il 21 dicembre, si concedono persino una grande festa allo Sphynx di Roma, il locale ursino per eccellenza. «Feste a parte, quest'anno, il calendario è il nostro modo di celebrare una fisicità maschile poco di moda nei giornali e in tivù», dice Warbear entrando appieno nel suo ruolo di intellettuale del gruppo. «Non ci interessano incoronamenti mediatici, ma godere della nostra immagine. Posare per le foto è stato un piacere, anche erotico. Mostrarci pubblicamente è un'operazione di consapevolezza. Oltre che un gesto libertario e di rottura, anche con il mondo omosessuale. La nostra è una testimonianza fresca, "politicamente scorretta". Un modo per ribadire che siamo diversi».
Serissimi intellettualismi. Necessari. Ma sui quali non guasta il tocco d'ironia di Luca Schiavone: «Pensate un po' che vuol dire dover spiegare agli altri non solo che siete gay, ma pure che, invece di andare pazzi per Terence Hill, stravedete per Bud Spencer».
Dagospia.com 20 Dicembre 2002