BRIATORE METTE L'ESIBIZIONISMO NEL MOTORE
(E' COSI' GASATO CHE QUANDO VA IN MARE L'ACQUA DIVENTA SCHWEPPS)

Ricordate? Un tempo la terra era infestata da curiose creature chiamate uomini. Ai tempi delle nostre nonne i maschietti scorrazzavano liberamente diffondendo i loro sozzi costumi, le loro esigenze senza limiti, la loro spietata libidine. Poi, la favola è finita. Il femminismo, le pari opportunità, Lidia Ravera e Gianna Nannini hanno seminato dapperttutto mine anti-uomo. Tagliano il pene, rubano il seme, fanno le iene. Pensate alle cose che i maschi fanno bene, oggi: moda, cucina, arredamento, acconciature. Sono tutte cose da ragazze. E le donne non se ne innamorano perché sono come amiche con qualche attributo in più. Quindi tra i più giovani, anche tatuati a cimitero e rapati a zero, si preferisce un sabato sera in pullman per raggiungere la squadra in trasferta ad una scostumata serata di lap-dance a porco libero. Via via, gli unici uomini che vogliono ancora divertirsi (alle nostre spalle) sono i preti e i gay. E Flavio Briatore.

Il Bullonaire del 2000 è l'eroe-simbolo di questo Paese a forma di scarpa: ecco un tipino fino in grado di trasformare una fascia Gibaud in un tanga, una modella nera (Naomi) in una mozzarella rosa, il viale del tramonto in un caviale del tornaconto. Le stelle hanno deciso così. Anzi, le stelline. Insomma, oggi si va verso l'ideale della bellezza classica: la ricchezza. Assunto a specchio di vere virtù patriottiche, finanziarie, mentali e anche sessuali, il Briatoregno è un bon vivant mondano-militante che mette nel divertire e nel divertirsi un impegno da pastore protestante.



Anche nel preparare i biglietti di auguri natalizi. Panorama di questa settimana pubblica con una fotina francobollo sbattuta in fondo alla pagina il cartoncino 2003 del Bullonaire. Una cosa orripilante che per Dagospia merita un poster da Berlusconi formato elettorale. La didascalia del settimanale di Carlito Rossella si limita a liquidarlo come "eccentrico". Quindi sottolinea che "la trovata di Flavio Briatore, cioè accogliere gli amici del Twiga con un beneaugurate "Merry Christmas", contiene un errore di ortografia inglese: dove è finita la "t"?"

Ma qui non si tratta di "errore" ma di orrore.La postura da Trimalcione all'amatriciana, la mutanda da fighetto informato, l'atteggiamento da gagà capriccioso, spiazza davvero ogni luogo comune della satira. A Briatore gli devono dare il Telegatto delle vanità. E' giustamente tronfio perché è riuscito a vendere agli italiani la zuppa Campbell (ingrediente: lui ci mette la faccia, Naomi il sedere) col cui ricavato si è costruito una fama da Billionaire. A Porto Rotondo lo temono perché è talmente gasato che quando si tuffa in mare l'acqua diventa Schwepps e le aragoste si ossigenano, escono e se ne vanno in discoteca.


Copyright Dagospia.com 10 Gennaio 2003