"SME NE FREGO" - COSSIGA SFRUGUGLIA: "ANCH'IO, COME AMATO, "NON MI RICORDO" SE VI FOSSE UN UTILE PER LA DC, PER IL MSI E PER IL PCI.
Da La Stampa
«Anch'io, come Giuliano Amato, "non mi ricordo" alcune circostanze specifiche sulle voci intorno alla trattativa per la vendita della Sme dall'Iri di Romano Prodi alla Buitoni di Carlo De Benedetti». Francesco Cossiga, presidente della Repubblica all'epoca dei fatti, interviene così sulla reazione dell'ex sottosegretario alla presidenza dei Consiglio alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi nell'aula dei processo in corso a Milano. «Anche lui non è più un ragazzo - afferma l'ex capo dello Stato, e le cellule cerebrali, "deposito" della memoria, certo sono le prime ad esaurirsi e morire!».
«Anch'io, ad esempio - prosegue Cossiga - spesso non mi ricordo! Così, pur non avendo certo il presidente della Repubblica né competenza specifica, né alcuna responsabilità in materia di amministrazione di enti economici dello Stato, egli, quello dell'epoca, certo aveva, come anche l'attuale ha, il diritto-dovere di tenersi informato, di consigliare e di ammonire. Pur essendo competente alla vigilanza e al controllo su I'Iri, il presidente dei Consiglio dei ministri e l'allora ministro delle Partecipazioni statali, e non certo il Presidente della Repubblica dell'epoca, anche a lui sembra giungessero (ma egli non ricorda da chi!), "voci" sulle trattative iniziate dall'Iri per la vendita della Sme con una società italiana nell'ambito di un utile e meritorio iniziale piano di privatizzazione. Ed anche a lui giunsero voci e pettegolezzi sulla non congruità dei prezzo di vendita, e non certo a vantaggio dell'Iri».
«Egli forse si informò (ma non ricorda, purtroppo, da chi!) e certamente raccomandò (però non si ricorda a chi!): correttezza, trasparenza e vigilanza. Però, non essendo ex governatore della Banca d'Italia, gli spettava! Certo qualcuno gli insinuò (ma egli non si ricorda affatto chi fosse!) che dietro l'operazione, come era d'altronde costume in quell'epoca nella gestione delle Partecipazioni statali, soprattutto per I'Iri e per I'Eni, vi fosse un "utile" per la Dc, o in particolare per una corrente di essa, come anche per il Msi e per il Pci! Ma egli non ci credette!».
Dagospia.com 7 Maggio 2003
«Anch'io, come Giuliano Amato, "non mi ricordo" alcune circostanze specifiche sulle voci intorno alla trattativa per la vendita della Sme dall'Iri di Romano Prodi alla Buitoni di Carlo De Benedetti». Francesco Cossiga, presidente della Repubblica all'epoca dei fatti, interviene così sulla reazione dell'ex sottosegretario alla presidenza dei Consiglio alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi nell'aula dei processo in corso a Milano. «Anche lui non è più un ragazzo - afferma l'ex capo dello Stato, e le cellule cerebrali, "deposito" della memoria, certo sono le prime ad esaurirsi e morire!».
«Anch'io, ad esempio - prosegue Cossiga - spesso non mi ricordo! Così, pur non avendo certo il presidente della Repubblica né competenza specifica, né alcuna responsabilità in materia di amministrazione di enti economici dello Stato, egli, quello dell'epoca, certo aveva, come anche l'attuale ha, il diritto-dovere di tenersi informato, di consigliare e di ammonire. Pur essendo competente alla vigilanza e al controllo su I'Iri, il presidente dei Consiglio dei ministri e l'allora ministro delle Partecipazioni statali, e non certo il Presidente della Repubblica dell'epoca, anche a lui sembra giungessero (ma egli non ricorda da chi!), "voci" sulle trattative iniziate dall'Iri per la vendita della Sme con una società italiana nell'ambito di un utile e meritorio iniziale piano di privatizzazione. Ed anche a lui giunsero voci e pettegolezzi sulla non congruità dei prezzo di vendita, e non certo a vantaggio dell'Iri».
«Egli forse si informò (ma non ricorda, purtroppo, da chi!) e certamente raccomandò (però non si ricorda a chi!): correttezza, trasparenza e vigilanza. Però, non essendo ex governatore della Banca d'Italia, gli spettava! Certo qualcuno gli insinuò (ma egli non si ricorda affatto chi fosse!) che dietro l'operazione, come era d'altronde costume in quell'epoca nella gestione delle Partecipazioni statali, soprattutto per I'Iri e per I'Eni, vi fosse un "utile" per la Dc, o in particolare per una corrente di essa, come anche per il Msi e per il Pci! Ma egli non ci credette!».
Dagospia.com 7 Maggio 2003