ULTRA' IN GUERRA - E' MORTO IL 19ENNE TIFOSO NAPOLETANO PRECIPITATO DALLA TETTOIA DELLO STADIO DI AVELLINO - QUELLE TIFOSERIE-FECCIA LEGATE ALLA MANOVALANZA CRIMINALE DELLA CAMORRA.
Le agenzie stampa hanno battuto la notizie della morte di Sergio Ercolano, il tifoso del Napoli volato dalla tettoia della stadio di Avellino. Per Mario Pescante, sottosegretario ai beni culturali, con delega allo sport, gli ultras vanno trattati ''come dei comuni delinquenti''. Riferisce l'Ansa: ''Rivedendo le immagini del maresciallo dei Carabinieri - dice Pescante a Radio Anch'io Lo Sport -, un po' pingue, la classica figura rassicurante di paese, picchiato violentemente in mezzo al campo mi sembra che ci troviamo di fronte ad una violenza teppistica criminale di chi ha motivi per avercela con le forze dell'ordine. Queste rappresentano il paese sano e per quei delinquenti prima di dire che non devono piu' andare allo stadio, bisogna dire che devono andare in galera. Uno che insegue e picchia un poliziotto non deve essere punito con l'esclusione dallo stadio''.
LA GUERRA ULTRA'
Emanuela Audisio per la Repubblica
Brutti, sporchi e cattivi. Da subito. Senza scuse: passamontagna, spranghe, bastoni. In cerca dell'inferno, subito trovato. Da veri Terminator del calcio, che spaccano cessi, rubinetti, lavandini. A caccia non di altri se stessi, di tifosi con una passione avversa, ma della polizia, diventata il vero nemico. Per fare a pezzi lo Stato, le sue nuove leggi che giudicano l'ultrà, non una simpatica canaglia, ma un delinquente disgraziato che rovina il pallone con la sua violenta malattia.
Altro che pay-tv, altro che il nuovo che avanza con lo spettacolo in salotto da godersi con gli amici. Macché, siamo in Italy, ad Avellino, serie B, con la feccia camorristica napoletana dei rioni di Scampia e di Secondigliano che «vuole dare una lezione»: ai signori del pallone, della politica, dell´ordine. Non gentaccia mascherata da Zorro, ma gentaccia e basta, che aveva premeditato l´azione punitiva. E allora: un tragico Far West dove tutti picchiano e dove trenta agenti vengono massacrati in nome di un giovane ragazzo che precipita da una tettoia dove sono già passati in tanti, ma che a quel punto non regge più il peso.
E arriva l´ambulanza, che però non può passare perché non si trovano le chiavi del cancello che separa gli spalti dal campo di gioco. L´Italia moderna, del calcio quotato in Borsa, degli stadi dei grandi architetti, è questa qui: un ragazzo in coma e nessuno che sa dove reperire il guardiano con le chiavi (a proposito, avete mai provato nelle stazioni di servizio in autostrada ad aver bisogno delle toilette per handicappati?). Sui vigili del fuoco e sui poliziotti che lavorano con le cesoie per arrivare all´interno e prelevare il ferito cade una pioggia pesante di bottiglie e di bastoni.
Lo stesso trattamento è stato riservato ai barellieri che sono spintonati, insultati, bersagliati da sputi. L´Italia del calcio sicuro - venite, venite bambini, i cattivi saranno puniti - è questa: migliaia di biglietti di curva nord rivenduti a prezzo maggiorato con un timbro della tribuna Terminio, cosa che ad Avellino ha creato un confusione infernale e uno sfondamento sulle scale d´accesso.
Insomma, è andato tutto storto: organizzazione, biglietteria, prevenzione, struttura del plexigas che cede, polizia che in campo diventa preda dei violenti, spettacolo schifoso, come sempre quando trecento vigliacchi si mettono a picchiare e un ragazzo di vent´anni aspetta di riacchiappare una vita che se ne sta andando.
Meravigliarsi? Stupirsi? E di che? Tutto abbondantemente preannunciato. Dai servizi segreti che l´avevano già detto quest´estate: un certo tipo di tifo legato alla criminalità, alle cosche, ad una perversa marginalità si sta riorganizzando. Ci sono una trentina di correnti nuove, pericolose, legate alla bassa politica che preoccupano.
Ma il Grande Calcio quest´estate aveva ben altro da fare: scannarsi su Carraro, sul Tar, sulle false fideussioni, sulle volgarità di Gaucci e di quei politici che improvvisamente pretendevano protezione per la loro squadra del cuore, su chi aveva preso i soldi, su chi non ne aveva dati abbastanza, sul fatto che nella classifica dei belli c´era Beckam, ma gli italiani erano lontani. Veramente: un bell´esempio. E lo stato pensava di aver finalmente fatto il suo compitino, approvando una legge che da aprile non scherza più con chi è manesco in nome del calcio e di un falso tifo.
Come se dopo decenni di violenze, di intrecci e di interessi particolari tra tifo e manovalanza criminale, di ricatti violenti, si potesse passare così, automaticamente, ad una nuova stagione che portasse civiltà, solidarietà e un po´ di umana pietà negli stadi. Adesso tutti dicono che non si può fare di più: non si possono inasprire le pene, non si possono militarizzare gli stadi, la società civile non può pagare le spese di weekend di straordinaria follia. Perfino i giocatori minacciati e spesso picchiati da questi teppisti osceni e archeologici, ma veri e feroci nella loro bestialità, negano di aver subito violenze. Nessuno vuole guai, tutti vogliono sopravvivere. La partita Avellino-Napoli deve ancora cominciare. Ma il bello è che già tutti sapevano come sarebbe andata a finire. Però hanno tutti chiuso gli occhi.
Dagospia.com 22 Settembre 2003
LA GUERRA ULTRA'
Emanuela Audisio per la Repubblica
Brutti, sporchi e cattivi. Da subito. Senza scuse: passamontagna, spranghe, bastoni. In cerca dell'inferno, subito trovato. Da veri Terminator del calcio, che spaccano cessi, rubinetti, lavandini. A caccia non di altri se stessi, di tifosi con una passione avversa, ma della polizia, diventata il vero nemico. Per fare a pezzi lo Stato, le sue nuove leggi che giudicano l'ultrà, non una simpatica canaglia, ma un delinquente disgraziato che rovina il pallone con la sua violenta malattia.
Altro che pay-tv, altro che il nuovo che avanza con lo spettacolo in salotto da godersi con gli amici. Macché, siamo in Italy, ad Avellino, serie B, con la feccia camorristica napoletana dei rioni di Scampia e di Secondigliano che «vuole dare una lezione»: ai signori del pallone, della politica, dell´ordine. Non gentaccia mascherata da Zorro, ma gentaccia e basta, che aveva premeditato l´azione punitiva. E allora: un tragico Far West dove tutti picchiano e dove trenta agenti vengono massacrati in nome di un giovane ragazzo che precipita da una tettoia dove sono già passati in tanti, ma che a quel punto non regge più il peso.
E arriva l´ambulanza, che però non può passare perché non si trovano le chiavi del cancello che separa gli spalti dal campo di gioco. L´Italia moderna, del calcio quotato in Borsa, degli stadi dei grandi architetti, è questa qui: un ragazzo in coma e nessuno che sa dove reperire il guardiano con le chiavi (a proposito, avete mai provato nelle stazioni di servizio in autostrada ad aver bisogno delle toilette per handicappati?). Sui vigili del fuoco e sui poliziotti che lavorano con le cesoie per arrivare all´interno e prelevare il ferito cade una pioggia pesante di bottiglie e di bastoni.
Lo stesso trattamento è stato riservato ai barellieri che sono spintonati, insultati, bersagliati da sputi. L´Italia del calcio sicuro - venite, venite bambini, i cattivi saranno puniti - è questa: migliaia di biglietti di curva nord rivenduti a prezzo maggiorato con un timbro della tribuna Terminio, cosa che ad Avellino ha creato un confusione infernale e uno sfondamento sulle scale d´accesso.
Insomma, è andato tutto storto: organizzazione, biglietteria, prevenzione, struttura del plexigas che cede, polizia che in campo diventa preda dei violenti, spettacolo schifoso, come sempre quando trecento vigliacchi si mettono a picchiare e un ragazzo di vent´anni aspetta di riacchiappare una vita che se ne sta andando.
Meravigliarsi? Stupirsi? E di che? Tutto abbondantemente preannunciato. Dai servizi segreti che l´avevano già detto quest´estate: un certo tipo di tifo legato alla criminalità, alle cosche, ad una perversa marginalità si sta riorganizzando. Ci sono una trentina di correnti nuove, pericolose, legate alla bassa politica che preoccupano.
Ma il Grande Calcio quest´estate aveva ben altro da fare: scannarsi su Carraro, sul Tar, sulle false fideussioni, sulle volgarità di Gaucci e di quei politici che improvvisamente pretendevano protezione per la loro squadra del cuore, su chi aveva preso i soldi, su chi non ne aveva dati abbastanza, sul fatto che nella classifica dei belli c´era Beckam, ma gli italiani erano lontani. Veramente: un bell´esempio. E lo stato pensava di aver finalmente fatto il suo compitino, approvando una legge che da aprile non scherza più con chi è manesco in nome del calcio e di un falso tifo.
Come se dopo decenni di violenze, di intrecci e di interessi particolari tra tifo e manovalanza criminale, di ricatti violenti, si potesse passare così, automaticamente, ad una nuova stagione che portasse civiltà, solidarietà e un po´ di umana pietà negli stadi. Adesso tutti dicono che non si può fare di più: non si possono inasprire le pene, non si possono militarizzare gli stadi, la società civile non può pagare le spese di weekend di straordinaria follia. Perfino i giocatori minacciati e spesso picchiati da questi teppisti osceni e archeologici, ma veri e feroci nella loro bestialità, negano di aver subito violenze. Nessuno vuole guai, tutti vogliono sopravvivere. La partita Avellino-Napoli deve ancora cominciare. Ma il bello è che già tutti sapevano come sarebbe andata a finire. Però hanno tutti chiuso gli occhi.
Dagospia.com 22 Settembre 2003