1- DE BENEDETTI: UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA: LO SPETTRO DEL NAZI-FASCISMO! 2- LE CANNONATE D'AUSTERITÀ SPARATE DA DRAGHI, MERKEL E MONTI SONO “COLPI A SALVE” 3- ED EVOCA IL FANTASMA CHE HA COMINCIATO AD ATTRAVERSARE L'EUROPA ALL'INIZIO DEGLI ANNI '20 QUANDO L'IPERINFLAZIONE TEDESCA CREÒ LE PREMESSE PER LA REPUBBLICA DI WEIMAR CHE SPALANCÒ LE PORTE A UNA TERRIBILE RECESSIONE E AL NAZISMO 4- IN UN MALINCONICO ARTICOLO SUL “SOLE 24 ORE”, CHE HA LE SUE RADICI NELLA STORIA DELLA SUA FAMIGLIA COSTRETTA DALLA PERSECUZIONE NAZISTA A LASCIARE L'ITALIA, SCRIVE: “SONO SIMILITUDINI INQUIETANTI, NON C'È UN NUOVO HITLER ALLE PORTE D'EUROPA. MA L'AVVITAMENTO NELLA RECESSIONE È UNA IPOTESI PIÙ CHE PROBABILE” 5- E POI IL PESSIMISMO LASCIA IL POSTO ALLO SCETTICISMO NEI CONFRONTI DELLA MANOVRA DI MONTI E DELLE ILLUSIONI CHE POTRANNO VENIRE DAI PROVVEDIMENTI DELLA “FASE DUE”

1- DAGOREPORT

Te lo immagini seduto sulla terrazza dell'Hotel Suvretta a Saint Moritz scrutando gli ultimi capitalisti italiani con le signore vestite come i panda, invece lui, Carletto De Benedetti, l'Ingegnere che a novembre ha compiuto 77 anni, non c'è.

Allora pensi che per colpa della crisi sia rimasto nella sua villa piemontese di Dogliani per farsi confondere le idee da Gad Lerner che monta la guardia alle moleste zanzare da quelle parti, ma anche li' di lui non c'e' nemmeno l'ombra. L'ultimo posto dove trovarlo resta il suo quartier generale di via Ciovassino nel cuore di quella Milano dove lo speck conta piu' dello spread e dove sono rimasti in pochi a meditare sulla crisi che nel 2012 mostrera' per intera la sua faccia diabolica.

Ed e' proprio qui che gli amici piu' intimi di quest'uomo dalla doppia cittadinanza svizzera e italiana dicono d'averlo visto uscire ieri notte con l'aria grave e preoccupata. La conferma del suo stato d'animo non arriva da "Repubblica" che ancora oggi per bocca del vicedirettore preferito Massimo Giannini esprime fieri dubbi sulle ricette del bocconiano Monti, ma da un articolo che Carletto ha scritto di suo pugno per Il Sole24Ore, il giornale di quella Confindustria che non lo appassiona piu' di tanto.

Non e' un articolo qualunque perche' dietro la prosa si sente il peso di una malinconia sotterranea che ha le sue radici nella storia personale della sua famiglia costretta dalla persecuzione nazista a lasciare l'Italia.

Carletto sente avvicinarsi tempi bui per l'Europa e non a caso il suo ragionamento va oltre il pessimismo denunciato nel 2008 quando disse sconsolato "l'Italia non conta piu' nulla, e' un Paese cancellato dai radar del mondo". Adesso la sua analisi parte dal colpo di cannone sparato nei giorni scorsi quando la BCE di Mario Draghi ha offerto 489 miliardi a 523 banche europee, una mossa che Carletto (da sempre amico del Governatore) giudica semplicemente inutile.

E lo dice senza mezzi termini: "Non e' cosi' che si uscira' dalla crisi. Serve ben altro" e aggiunge "serve invertire totalmente l'approccio. Sono sempre piu' convinto che le misure d'austerita', che su impulso tedesco, vengono adottate in Europa siano sbagliate."

A Carletto non piace scippare le parole agli altri, e come ha sempre fatto il suo lessico e' tagliente e non ha l'aria di un sermone, ma questa volta c'è qualcosa di più e di diverso perchè dopo la denuncia del "colpo a salve" sparato dal cannone di Draghi, evoca un fantasma.

E' il fantasma che ha cominciato ad attraversare l'Europa all'inizio degli anni '20 quando l'iperinflazione creò le premesse per la Repubblica di Weimar che spalancò le porte a una terribile recessione e al nazismo.

All'inizio il fantasma ebbe le sembianze di Rudolph Havenstein, il governatore della banca centrale tedesca (Reichbank) che non riuscì ad arginare la crisi del suo Paese. Secondo De Benedetti ancora oggi i tedeschi non riescono a liberarsi di quel fantasma, e per dare più forza alla sua tesi cita un documento scritto nel novembre scorso da un'analista di Société Générale che paragona l'intransigenza della Germania di oggi a quella degli anni '30 quando i tedeschi non svalutarono la loro moneta aprendo la strada al nazismo.

"Sono similitudini inquietanti - scrive Carletto - non c'è un nuovo Hitler alle porte d'Europa. Ma l'avvitamento nella recessione è una ipotesi più che probabile" e per dirla tutta è possibile che per l'Italia si arrivi ad una decrescita fino al 3%. Poi il pessimismo dell'Ingegnere lascia il posto allo scetticismo nei confronti della manovra di Monti e delle illusioni che potranno venire dai provvedimenti della "Fase due".

Per lui che ha sempre coltivato amicizie e affari con l'America, la soluzione migliore sarebbe stata quella di salvare le banche con il Tarp da 700 miliardi di euro, ma questa strada non è quella seguita per il taglio del debito italiano. Ecco allora che per allontanare il fantasma di Havenstein e di Weimar bisogna battere altre strade: "Di certo non nuove manovre, perchè di manovra in manovra il Paese finirà in guai sempre peggiori bruciando le sue ultime ricchezze".

La ricetta che Carletto descrive in maniera poco limpida è un colpo una tantum massiccio allo stock del debito con dismissioni e patrimoniali secche ("sono ipotesi che vanno approfondite"), e per concludere lancia un ultimo appello a cambiare rotta "prima di arrivare a un consolidamento del debito di mussoliniana memoria".

La letterina di Natale dell'Ingegnere, che non accetta la marmellata bipartisan di Monti e le cannonate a salve di Draghi, non contiene soluzioni miracolose e non è nemmeno un capolavoro di chiarezza.

Forse a spingerlo con la memoria dentro le pagine buie della storia è stato soprattutto il fantasma di un'Europa che lui e la sua famiglia hanno conosciuto sulla loro pelle quando le destre al potere e la tecnocrazia dei banchieri furono impotenti a frenare la grande recessione e i peggiori nazionalismi.


2- DA FRANCOFORTE UN COLPO A SALVE
di Carlo De Benedetti per Il Sole 24 Ore

Anche l'ennesimo cannone ha sparato a salve. Il D-day è passato e ormai possiamo dire che l'operazione di liquidità a tre anni effettuata dalla Bce è passata senza alcun effetto sui mercati. Le Borse sono sempre lì, gli spread sono sempre più in tensione, il cambio euro/dollaro è fermo, l'oro è fermo: in sostanza un non event.

L'offerta dell'istituto di Francoforte, 489 miliardi, è stata del resto ripartita in ben 523 istituti, quindi nella media 1 miliardo a banca. Questo era il cannone. Inevitabile che il suo effetto fosse deludente. Tanto più che l'afflusso massiccio delle banche che si sono messe in coda ha contribuito ad evidenziare una volta di più ai mercati la gravità dei problemi del settore bancario.

Non è così che si uscirà da questa crisi di fiducia. Serve ben altro. Serve invertire totalmente l'approccio. Sono sempre più convinto che le misure di austerità che, su impulso tedesco, vengono adottate in Europa per fronteggiare la crisi dei debiti sovrani siano sbagliate.

C'è una autolesionistica tendenza all'avvitamento in una spirale di bassa crescita che rischia di portare guai seri all'euro e all'Europa. Il fantasma di Rudolph Havenstein, il governatore che aveva guidato la Reichsbank fino al 1923 negli anni dell'iperinflazione, aleggia ancora in Europa.

E i tedeschi proprio non riescono a liberarsene. Già all'inizio degli anni 30 il ricordo di quegli anni li indusse a non svalutare, come fecero altri paesi europei, aprendo la strada al nazismo. Lo scorso 18 Novembre Dylan Grice, analista di Société Générale, ha sostenuto questa tesi nel paper dal titolo ‘'Exorcising von Havenstein's ghost''. Una tesi interessante. Che fa capire molto della intransigenza della Germania verso una politica monetaria più accomodante.

Sono similitudini inquietanti. Non c'è un nuovo Hitler alle porte d'Europa. Ma l'avvitamento nella recessione è un'ipotesi più che probabile. Per l'Italia è possibile che l'anno che si apre possa portare a una decrescita fino al 3%. La manovra di Monti è credibile, ma non potrà che aggravare una tendenza che è già in atto da mesi. E non c'è da farsi grandi illusioni dalla spinta che potrà venire dai provvedimenti della cosiddetta "Fase due".

La grande differenza tra Europa e Usa è che gli Usa con il Tarp da 700 miliardi di euro hanno salvato le banche americane in presenza di tassi di rendimento dei treasury quasi nullo; da noi, prima o dopo, ci si potrebbe rendere conto che l'unica cosa da fare è un drastico e ordinato "taglio" di alcuni debiti nazionali tra cui anche quello italiano. Se non si vorrà arrivare a questo punto servirebbe un deciso cambio di strategia.

In Europa, quindi in Germania, e in Italia. In Europa con una politica volta a un quantitative easing massiccio, in grado di svalutare i debiti. Ben venga l'inflazione, se ci aiuterà a uscire da questo avvitamento nella spirale recessiva. Ma temo che il fantasma di Havenstein non permetterà una presa di coscienza da parte dei tedeschi su questo punto.

Ecco allora che toccherà all'Italia provare altre strade. Di certo non nuove manovre. Perché di manovra in manovra il Paese finirà in guai sempre peggiori, bruciando le sue ultime ricchezze. Le misure per la crescita dovranno essere adottate, ma anche su questo fronte non c'è da aspettarsi molto.

Ecco allora che l'unico strumento che potrebbe valer la pena tentare è quello di dare un colpo una tantum massiccio allo stock del debito. Ho letto che sul Sole se ne è cominciato a parlare. Si parla di dismissioni, di fondi immobiliari, di patrimoniali secche. Sono ipotesi che vanno approfondite.

Di certo anche oggi i mercati ci hanno dato il segno che un cambio di rotta, a livello continentale, è necessario. Prima di arrivare a un "consolidamento" del debito di mussoliniana memoria sarebbe il caso di cominciare a rifletterci molto seriamente.

 

ibe20 giov sartori carlo debenedettiANGELA MERKEL MARIO MONTI mussolini 008 hitlerCARLO DE BENEDETTI E AMMINISTRATORE DELEGATO MONDARDINI MARIO DRAGHI E ANGELA MERKEL VIGNETTA VINCINOmussolini 007 hitlerMERKEL - MONTI - SARKOZYIPERINFLAZIONEneo-nazisti a budapestManifesto della gioventu nazista DRAGHI E MERKEL IL MEETING DEGLI EUROPEI AL G VENTI

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”