1- INVECE DI PUBBLICARE ANALISI DATATE E BANALI E DEMAGOGICHE, IL GOVERNATORE DI BANKITALIA IGNAZIO VISCO FAREBBE MEGLIO A SPIEGARE CHE COSA È AVVENUTO DEI FAMOSI DERIVATI CHE FURONO COMPRATI DAL TESORO CON CONTRATTI "ANOMALI". È ROBA DEL 1994 QUANDO SUPERMARIO DRAGHI ERA A CAPO DELLO STAFF TECNICO DEL MINISTERO 2- LE STRATEGIE MARKETING DEL CAPOTRENO MONTEZEMOLO (BIGLIETTO MULTIUSO) METTONO IN DIFFICOLTA’ MORETTI - AVENDO MESSO IN NTV UNA PACCATA DI SOLDI, DIEGHITO DELLA VALLE HA “DIFFIDATO” LUCHINO DAL FARE POLITICA PRIMA DELL’AVVIO DEI TRENI 3- TRA GIAN MARIA GROS PIETRO (CARO A CALTARICCONE) E IL PRECIPITOSO ANGELO TANTAZZI, LA SORPRESA PASQUALINA, DALL’UOVO UNICREDIT, PORTA IL NOME DI PALENZONA

1-  LE BANALITA' DI VISCO E I DERIVATI DI DRAGHI
Anche alla Banca d'Italia hanno pensato di dare un contributo al dibattito sul divario che separa i ricchi e i poveri.

Ieri è stata data ai giornali la sintesi di uno studio dove si legge che soltanto 10 paperoni italiani posseggono una ricchezza che vale quanto quella di altri 3 milioni di italiani condannati alla miseria. L'analisi è contenuta in una ricerca di Giovanni D'Alessio, un membro dell'Ufficio Studi che ha firmato con il suo nome questo "occasional paper", un documento di 29 pagine che fa parte della collana di Bankitalia dedicata a fotografare lo stato dell'economia e del credito.

È difficile capire la ragione per cui dall'austero palazzo di via Nazionale sia uscito questo lavoro, compilato nel febbraio scorso, e tirato fuori solo oggi per illustrare una situazione con criteri che sembrano più vicini ai luoghi comuni che ai modelli econometrici.

Sembra quasi che ai piani alti di Palazzo Koch si sia voluto dare un involontario contributo a quella letteratura imperante che mette in luce la forbice spaventosa tra la concentrazione della ricchezza in poche mani e l'affollata platea dei miserabili. Da molti anni il potere dei soldi è stato illustrato dalle classifiche americane di "Forbes" e anche il più imbecille dei lettori ha capito che nel mondo esiste un'oligarchia di privilegiati che sembrano destinati ad essere sempre più ricchi e potenti.

E per non essere da meno anche i giornali italiani ripetono fino alla noia le cifre dei superstipendi e delle maxi-liquidazioni per ficcarci nella testa che nel 2011 Alessandro Profumo ha dichiarato un reddito di 40,6 milioni di euro seguito a ruota da Cesarone Geronzi, Fausto Marchionni, Luchino di Montezemolo e Tronchetti Provera.

Ma per rimettere le cose al punto giusto non basta sbalordire il popolo bue con le buonuscite, e allora ecco la top ten dei più ricchi d'Italia con Michele Ferrero, Leonardo Del Vecchio, Giorgio Armani, Miuccia Prada e quel poveraccio di Berlusconi che occupa soltanto la sesta posizione con un patrimonio di 4,4 miliardi.

Chi legge questi numeri e si trova a combattere ogni giorno con l'incertezza e la precarietà, rimane sbalordito di fronte all'operazione infantile e demagogica che la Banca d'Italia ha messo in piedi pubblicando il suo "paper occasionale", datato nel tempo e privo di spunti assolutamente originali. Che in fondo alla scala dell'ineguaglianza si trovino oggi i giovani non è infatti una novità, come non c'è bisogno di alcuno studio per capire - come si legge nella ricerca firmata dal funzionario D'Alessio - che in Italia il carico fiscale "è notevole" e che occorre mitigare le diseguaglianze con più diritti.

Per dirla con parole franche questa ricerca è un cumulo di banalità dove si ripete per l'ennesima volta che le origini della ricchezza italiana sono dovute soprattutto alle eredità e ai doni ricevuti dalle famiglie d'origine, e si aggiunge come tassello meraviglioso che il divario è provocato "dal peso crescente che sul finire del secolo hanno assunto le attività finanziarie".

Nessuno mette in dubbio che dentro il Centro Studi della Banca d'Italia gli strumenti di analisi si siano affinati rispetto all'indice sulla concentrazione del reddito che fu inventato da Corrado Gini, un economista e statistico del primo Novecento. Ma da un Istituto così glorioso, che sabato scorso per bocca del Governatore Visco ha preannunciato (senza alcun riferimento statistico) la possibilità di una ripresa economica per il 2013, è doveroso aspettarsi qualcosa di più rispetto alla demagogia imperante sul capitalismo selvaggio.

Di questo capitalismo costruito sulle rendite parassitarie e sulle relazioni piuttosto che sul lavoro e sui talenti, ormai abbiamo capito quasi tutto, e qualcosa di più potrebbe arrivarci soltanto con qualche riflessione davvero che vada oltre la "statistica spettacolo".

È questa la definizione garbata con cui il giornalista Dario Di Vico attacca indirettamente l'"occasional paper" della Banca d'Italia rispetto al quale aggiunge: "la produzione del dato monstre nel giorno e nell'ora giusta per avere un quarto d'ora di celebrità alla lunga genera rigetto e confonde l'opinione pubblica".

Forse sarebbe meglio che i cervelli di via Nazionale, invece di scivolare in superficie si attivassero per spiegare che cosa è avvenuto effettivamente a proposito dei famosi derivati che furono comprati dal Tesoro con contratti "anomali".

È roba del 1994 quando Mario Draghi era a capo dello staff tecnico del ministero, ma sicuramente è materia più interessante rispetto alla banale denuncia di una situazione che tutti conoscono.


2- LE STRATEGIE MARKETING DEL CAPOTRENO MONTEZEMOLO METTONO IN DIFFICOLTA' MORETTI

Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie sono terribilmente incazzati con Luchino di Montezemolo perché hanno perso un sacco di soldi.

Sopraffatti dall'euforia e dalla sequenza di annunci degli ultimi mesi, avevano scommesso cifre folli nella convinzione che i treni di Ntv, la società di Luchino, Dieguito, Sciarrone, Punzo e dell'ex-compagno di cordata, Corradino Passera, si muovessero trionfalmente sui binari nel giorno di Pasqua.

La scommessa era piaciuta anche a Dagospia che nella sua infinita miseria aveva raccolto l'indiscrezione nel quartier generale di Castro Pretorio dove l'attesa era diventata spasmodica. Adesso finalmente si apprende che la partenza ufficiale di "Italo" avverrà il 28 aprile e che dal 15 si potranno acquistare i biglietti per provare l'ebbrezza sulla prima tratta Napoli-Milano.

A causa dello slittamento della data anche Ntv ha perso parecchi quattrini. Sembra infatti che per ogni giorno di ritardo tra l'omologazione dei nuovi convogli e la partenza, la società di Luchino abbia dovuto pagare una penale quotidiana di 6 euro per ogni chilometro che separa la stazione di partenza (Napoli) da quella d'arrivo (Milano).

È una bella sommetta che rischia di compromettere le previsioni sui quali Sciarrone e i suoi collaboratori avevano costruito il budget, ma ci vorrà comunque un mese per sapere se il numero limitato delle corse e delle tratte potrà evitare un flop. Un punto decisamente a favore di Ntv riguarda la tecnologia poiché i servizi a bordo delle tre classi di "Italo" (Club, Prima, Smart) sembrano di qualità decisamente superiore a quelli dei treni di Mauro Moretti.

Quest'ultimo, che in cuor suo probabilmente ha sperato in ulteriori ritardi del concorrente, ha fatto buon viso dopo l'annuncio di Luchino della partenza il 28 aprile e si è augurato con un benvenuto che "la sfida sia a favore dei clienti finali".

Secondo gli uscieri delle Ferrovie l'ex-sindacalista di Rimini nasconde dietro le parole di circostanza segni di preoccupazione e sta preparando qualche mossa dopo aver lanciato la campagna che abbassa drasticamente i prezzi dei biglietti. Certo, non deve avergli fatto piacere l'accordo che Luchino ha raggiunto con il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, in base al quale con il biglietto di "Italo" si potrà viaggiare anche in città su tutti i mezzi di trasporto senza costi aggiuntivi.

È un accordo innovativo che Ntv vorrebbe estendere anche a Bologna e Milano, mentre a Napoli lo danno già per certo perché dentro la compagine di Ntv c'è un socio napoletano che si chiama Punzo che farà di tutto per ripetere l'accordo del biglietto multiuso. Come non bastasse corre voce che Ntv stia prendendo contatti RyanAir per una strategia treno-aereo che potrebbe rivelarsi sorprendente.

Il più comunque è fatto, e la data del 28 aprile segna la fine della lunga quaresima di Luchino iniziata nel 2006 quando con l'aiuto di Corradino Passera decise di aggiungere alle "rosse" di Maranello anche le frecce argentee di "Italo". Adesso assisteremo a una battaglia di spot e di annunci pubblicitari sempre più massicci per raggiungere l'obiettivo di 2 milioni di passeggeri con i primi 5 treni, un risultato che secondo gli esperti è matematicamente impossibile.

Da parte sua il buon Moretti dovrà rimboccarsi le maniche e dedicare molta attenzione ai problemi tecnologici della sua azienda. Sembra infatti che in questi ultimi giorni si siano verificati problemi non piccoli sulla piattaforma elettronica per la biglietteria sviluppata da IBM. Secondo gli uscieri il nuovo sistema di "ticketing" commerciale che va sotto il nome di "Pico" per sostituire con costi enormi il precedente sistema "Sipax" (sempre di IBM), ha registrato in quattro giorni oltre 25mila anomalie.

PS - Avendo messo in NTV una paccata di soldi, Dieghito Della Valle ha "diffidato" Luchino dal fare politica prima dell'avvio dei treni.

3- SALVO LA ‘'SORPRESA PALENZONA'', IL NOME DEL SUCCESSORE DEL TEDESCO DIETER RAMPL DOVREBBE SALTAR FUORI TRA GIAN MARIA GROS PIETRO E ANGELO TANTAZZI
C'è molta attesa a Unicredit per l'incontro che si terrà oggi a piazza Cordusio tra le Fondazioni azioniste che devono spartirsi i posti nel futuro consiglio di amministrazione della banca e discutere sul nome del nuovo presidente.

Non sarà un match all'acqua di rose anche se è chiaro che le più pesanti (Cassa di Risparmio di Torino, Cariverona e Carimonte) cercheranno di fare la parte del leone nella distribuzione delle poltrone. Per quanto riguarda la telenovela del presidente i boss delle Fondazioni che hanno il loro esponente più vistoso nel massiccio Pallenzona, potrebbero arrivare a un primo pronunciamento che stringa la rosa dei candidati. E questa sarebbe una cosa buona e giusta per mettere fine a quella procedura costosa e curiosa con cui Unicredit ha pensato di utilizzare la società dei cacciatori di teste Egon Zehnder per approdare a un esito condiviso.

Salvo sorprese il nome del successore del tedesco Dieter Rampl dovrebbe saltar fuori tra Gian Maria Gros Pietro e Angelo Tantazzi.

Durante il Meeting di Cernobbio il 73enne toscano Tantazzi ha lasciato letteralmente di stucco molti tra i partecipanti al Workshop Ambrosetti quando si è affannato a far circolare la voce di essere stato contattato per la presidenza di Unicredit. A onor del vero l'ex-bocconiano ed presidente di Borsa Italiana, che si ritrova adesso a capo di Prometeia (la società di Bologna consulente tra l'altro di Unicredit), ha detto di aver avuto soltanto dei contatti preliminari, ma il modo con cui si è mosso tra i tavoli di Cernobbio dove sedevano i principali banchieri ha creato non poche perplessità.

Qualcuno con ironia ha percepito un'ansia esagerata che si può capire soltanto con il desiderio di chiudere una carriera ricca di incarichi con la carica più alta a piazza Cordusio. E mentre i camerierei di Villa d'Este cercavano di soffocare il suo anelito con dessert raffinati, altri banchieri sottolineavano il diverso stile con cui si sta muovendo l'altro concorrente Gian Maria Gros Pietro.

Quest'ultimo ha preferito evitare le dolci acque di Cernobbio per apparire invece in alcune interviste televisive. Così venerdì sera, dopo aver indossato un elegante gessato a righe, si è seduto in un salottino di "Sky Tg 24" dove ha parlato dell'Europa e dell'economia con la sua voce pacata che nasconde un pensiero morbido. E la stessa cosa ha fatto il giorno dopo al tg regionale del Piemonte quando gli è stato chiesto di commentare la decisione della Provincia di Torino di designarlo per la Compagnia di SanPaolo. "Circa queste ipotesi", ha sussurrato Gros Pietro "è nato un processo nel quale io non mi sono candidato, poiché mi considero per ogni situazione nuova un semplice aiutante, un uomo che desidera fare squadra con gli altri".

L'umiltà di questo 69enne professore torinese è la cifra del carattere che gli ha consentito di collezionare una serie di incarichi prestigiosi che vanno dall'Iri, all'Eni, Atlantia e ai consigli di amministrazione di società importanti come Edison e Fiat.

Il suo stile è tipicamente sabaudo, all'insegna di quella riservatezza che all'ombra della Mole Antoneliana è riuscita a costruire negli anni un crocevia di poteri finanziari, paramassonici, e industriali in grado di resistere alle intemperie.

Sono queste qualità, più che i meriti scientifici, a far pensare che l'eleganza sottile di Gros Pietro riuscirà a prevalere nel cuore delle Fondazioni azioniste che scalpitano dalla voglia di mettere un loro uomo sulla poltrona di piazza Cordusio. E questo risultato, largamente anticipato da Dagospia, farebbe comodo anche a Francesco Gaetano Caltagirone che da alcuni anni lo ha inserito tra i consiglieri della sua holding, e adesso rappresenta il più autorevole dei nuovi soci privati di Unicredit.

 

 

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