descalzi scaroni etete

ARMANNA DAL CIELO - PIOMBA SUL PROCESSO MILANESE L'INTERROGATORIO DELL'EX MANAGER ENI, METÀ IMPUTATO E METÀ ACCUSATORE/POI RITRATTANTE/POI DI NUOVO ACCUSATORE DI DESCALZI: ''SCARONI HA IMPOSTO IL MEDIATORE NIGERIANO EMEKA OBI, CHE HA CHIESTO 200 MILIONI DI DOLLARI PER LA SUA MEDIAZIONE DA REDISTRIBUIRE IN TANGENTI (ANCHE AGLI ITALIANI)'' - IL RUOLO DI BISIGNANI E DEI SERVIZI SEGRETI, L'AZIENDA CHE INVOCA ''L'INTERESSE NAZIONALE''

 

1. DA BISIGNANI AGLI 007, L' INTERROGATORIO DI ARMANNA SU ENI

Luigi Ferrarella per il “Corriere della sera

 

Descalzi Scaroni

Il misterioso Victor Nwafor dei servizi presidenziali nigeriani, quello che a detta dell' ex manager Eni Vincenzo Armanna gli aveva parlato di 50 milioni in banconote da 100 dollari in due trolley a casa del manager Eni Casula, 6 mesi fa in Tribunale aveva però detto di neanche conoscerlo: e allora ieri Armanna, che nel processo per le tangenti Eni in Nigeria è metà imputato e metà accusatore/poi ritrattante/poi di nuovo accusatore del coimputato a.d. Eni Claudio Descalzi, cambia Victor: «Quello che avete interrogato non è quello che presentai a Casula e Pagano, non è lui, almeno lui si era identificato così, poi sui nomi si può discutere...». Cioè?

 

«Beh ad esempio ci sono intercettazioni in cui io sono Giuseppe Viola...». Sa rintracciarlo? «Ho provato, ma non ci sono riuscito», però «può testimoniarlo» un agente del servizio segreto estero italiano Aise, di cui fa il nome evocando anche «il mio rapporto per via di mio padre con l' allora direttore del servizio segreto Alberto Manenti». E sempre «dai servizi italiani» Armanna afferma di «aver ricevuto l' indicazione di quale dirigente di una banca estera sarebbe potuto essere sensibile alla ricezione di lettere anonime» spedite per non far perfezionare un maxibonifico.

 

Scaroni Descalzi Bisignani

Autodefinendosi «un' antenna per Eni, siamo 4 o 5 al mondo a fare questo lavoro», Armanna pare abbastanza protettivo verso Scaroni e Luigi Bisignani («amico da molti anni»), meno su Descalzi. Sull' iniziale intermediario Emeka Obi, e sulla sua pretesa di 200 milioni di commissione, prima dice che Descalzi gli disse che Obi rappresentava Scaroni; poi che Descalzi voleva estromettere Obi; poi che Descalzi temeva però di farlo «perché aveva paura di campagne di stampa di Bisignani, ma Bisignani per come lo conosco io non è proprio il tipo...»; poi che « Descalzi temeva che Bisignani lo ostacolasse nella nomina a n.1 Eni».

 

vincenzo armanna

Ma i teorici 200 milioni di Obi per chi dovevano essere? «Tutti suoi, salvo una quota irrisoria sui 20 milioni a Bisignani e Di Nardo», ritiene Armanna. Che, richiesto del perché non abbia detto prima d' aver riferito in una nota a Scaroni anche la cifra dei 200 milioni, ammette di «averlo omesso sinora», però nel senso che «scrissi la cifra ma a mano, leggera, in matita, così poi Scaroni poteva cancellarla».

 

 

2. DESCALZI È NEI GUAI: ORA L' ENI INVOCA L' INTERESSE NAZIONALE

Gianni Barbacetto per il “Fatto quotidiano

 

Ed eccolo, finalmente, Vincenzo Armanna. Il grande accusatore dei vertici Eni, secondo i pm di Milano. Il complice di un confuso e intermittente "complotto" per depistare le indagini su Eni in Nigeria, secondo altri magistrati. Un ex dipendente infedele che ora diffama i suoi ex capi, secondo la compagnia petrolifera. Ieri Armanna era il teste previsto dal calendario del processo per corruzione internazionale in Nigeria, con imputati, tra gli altri, l' amministratore delegato Claudio Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni, il responsabile dell' area sub-sahariana Roberto Casula, i mediatori Luigi Bisignani e Gianfranco Falcioni, oltre allo stesso Armanna, che all' epoca dei fatti era il vice di Casula. Ma in apertura d' udienza le difese hanno chiesto di rinviare il suo esame, per poter studiare gli atti depositati negli ultimi giorni dall' accusa e letti sui giornali.

ROBERTO CASULA jpeg

 

Rinviarlo a settembre, come ha chiesto il difensore di Casula, Giuseppe Fornari. O almeno posticiparlo di qualche giorno, come hanno domandato Nerio Diodà (legale di Eni spa) e Paola Severino (difensore di Descalzi), che ha evocato addirittura "l' interesse nazionale" in questo processo ai vertici della più grande azienda italiana. Con gli atti appena depositati, si sarebbe creato uno "sbilanciamento tra accusa e difesa, a causa della diffusione di documenti provenienti da un altro procedimento; un grave vulnus, per dichiarazioni anticipate sui giornali che diventano verità".

 

Il riferimento è a due verbali provenienti dall' indagine sul "complotto" e soprattutto al memoriale difensivo di Piero Amara, depositato alle difese nel pomeriggio del giorno precedente all' udienza e raccontato sul Fatto Quotidiano di ieri. In quella memoria, Amara, avvocato esterno dell' Eni, considerato il regista del "complotto", racconta di aver ricevuto l' incarico da Descalzi e dal suo braccio destro, Claudio Granata, di convincere Armanna a ritrattare le sue accuse contro l' ad di Eni. Sarebbe, se confermato, un pesante inquinamento probatorio. Eni ha reagito negando ogni accusa e facendo subito partire una serie di azioni legali: Descalzi ha querelato Amara per diffamazione, Granata ha denunciato Armanna per diffamazione, Amara per calunnia.

piero amara

 

Il pm Fabio De Pasquale ha spiegato: "Abbiamo depositato gli atti appena li abbiamo ricevuti" dai pm del procedimento sul "complotto". "Potevamo tenerceli per noi, li abbiamo messi invece a disposizione del Tribunale e delle difese: per parità delle armi e simmetria informativa". Il Tribunale, presieduto da Marco Tremolada, non ha concesso il rinvio: l' interrogatorio di Armanna dopo questa lunghissima schermaglia è cominciato, ma (per questa udienza) senza possibilità di porre domande sui temi del presunto inquinamento probatorio raccontato da Amara.

 

Claudio Granata

Così l' ex manager Eni, nel 2010 vice di Casula, ha ricostruito tutta la trattativa per l' acquisto in Nigeria dell' immenso campo petrolifero Opl 245, del valore di almeno 2 miliardi di dollari. Fu poi comprato nel 2011 da Eni e Shell con un versamento di 1,3 miliardi su un conto del governo nigeriano, subito girati però a politici locali, faccendieri e intermediari. Anche italiani, secondo l' accusa. Il racconto di Armanna chiarisce che i soldi sono andati, in gran parte, a Dan Etete, ex ministro del petrolio che aveva preso il controllo di Opl 245 attraverso la società Malabu.

 

Il personaggio centrale dell' operazione è stato l' intermediario nigeriano Emeka Obi. In apparenza rappresentante di Dan Etete (e dunque dei politici nigeriani che con lui hanno diviso l' affare). In realtà - secondo Armanna - imposto dagli italiani, di cui faceva gli interessi sotterranei: Paolo Scaroni innanzitutto, allora amministratore delegato di Eni, e poi, a cascata, del mediatore Luigi Bisignani, molto vicino a Scaroni, e degli altri manager Eni a lui sottoposti, Descalzi e Casula.

luigi bisignani

 

Armanna si mostra quasi stupito di come si sviluppa la lunga trattativa per Opl 245: con modalità impensabili per i canoni Eni. Con contatti diretti con Dan Etete, che non solo non aveva titoli formali su Malabu, controllata attraverso prestanome, ma era anche già stato condannato per riciclaggio. Con la presenza di Emeka Obi, che non rappresentava affatto il venditore (Dan Etete), ma era anzi stato apertamente rifiutato da lui, e non aveva alcun mandato a vendere Opl 245. Ma niente da fare, spiega Armanna: Descalzi e Casula imponevano Obi, perché sopra di loro lo voleva Scaroni. Incredibili, poi, le sue pretese iniziali: 200 milioni di dollari per la sua mediazione. Una provvista per tangenti - fa capire Armanna - da distribuire tra nigeriani e italiani.

DAN ETETEdan etete ex ministro del petrolio nigeriano

 

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”