etruria visco renzi

UN BUCO CHIAMATO ETRURIA - TRA IL 2010 ED IL 2015 GLI ISPETTORI DI BANKITALIA SONO RIMASTI NELLA BANCA DI AREZZO PER UN ANNO E MEZZO. E NON SONO RIUSCITI A BLOCCARE IL CRACK – IDEM LA CONSOB, CHE HA AUTORIZZATO I PROSPETTI SULL’EMISSIONE DI BOND CHE NON DOVEVANO ANDARE ALLA CLIENTELA. E INVECE...

 

Fabio Tonacci per la Repubblica

 

ghizzoni boschi etruria

Quattrocentosessantaquattro giorni non sono bastati. Messe in fila, le tre ispezioni di Bankitalia che hanno messo il naso nei conti dell' Etruria tra il 2010 e il 2015 sono durate quasi un anno e mezzo. Eppure, non ne hanno impedito il collasso. Né la Consob è riuscita a tutelare i risparmiatori quando gli amministratori toscani hanno deciso la mossa della disperazione, cioè vendere titoli rischiosissimi a casalinghe, pensionati e operai. I quali niente sapevano di obbligazioni subordinate, né potevano conoscere il principio del "burden sharing" che, con la condivisione del rischio, le avrebbe tramutate in fumo.

 

Da quando Etruria è fallita, Consob e Bankitalia si sono difese accusandosi l' un l' altra. L' unico fatto certo, al momento, è che i protocolli sullo scambio di informazioni tra i due organi di vigilanza non hanno funzionato. Perché, per dirla con le parole di un ex commissario Consob, "Bankitalia punta alla stabilità e per salvare un malato mantiene la riservatezza, la missione della Consob invece è la trasparenza". Non è difficile prevedere che voleranno di nuovo gli stracci, quando la Commissione parlamentare d' inchiesta tratterà la "pratica" Etruria.

 

L' ISPEZIONE

RISPARMIATORI ETRURIA

E dire che è dal 2010 che Bankitalia la tiene nel mirino. L' allora governatore Mario Draghi inviò i suoi uomini ad Arezzo, insospettito dal fatto che si erano presi Banca Federico del Vecchio e Banca Popolare Lecchese, continuando a elargire con disinvoltura crediti milionari. Il referto del team ispettivo, già allora, era eloquente: gli investimenti erano "di ardua sostenibilità", la qualità del portafoglio "scadente", il patrimonio consolidato "esiguo", gli emolumenti per l' ex presidente Elio Faralli "eccessivi". Vennero fuori anche i primi conflitti di interesse dei consiglieri di amministrazione (Rigotti e Federici). L' ispezione, però, si concluse con una carezza.

 

Nonostante un giudizio "parzialmente sfavorevole", nessuno fu sanzionato da Banca d' Italia. Tutto si risolse con una serie di raccomandazioni, ovviamente cadute nel vuoto. Ma è con il bond Etruria che l' intero sistema di vigilanza è precipitato.

risparmiatori etruria

 

IL BOND ETRURIA SOTTOVALUTATO

Torniamo a quei giorni di aprile del 2013. Da mesi la banca toscana è sotto gli occhi di tutti: l' agenzia Fitch le ha assegnato un rating BB+, il peggiore tra tutte le medie banche italiane, il bilancio 2012 si è chiuso con una perdita di 285 milioni e gli ispettori di Bankitalia sono di nuovo ad Arezzo. Per rafforzare il patrimonio supplementare gli amministratori decidono allora di piazzare sul mercato obbligazioni subordinate per 110 milioni di euro, in due tranche.

 

Gli investitori istituzionali non avrebbero abboccato, ecco quindi l' idea che si rivelerà diabolica venderle alla clientela "retail", cioè i piccoli risparmiatori, con una cedola bassa al 3,5 per cento. Alla Consob dovrebbero accendersi le spie rosse di allarme, invece i quattro commissari, nella seduta del 18 aprile, autorizzano la pubblicazione del prospetto informativo del bond Etruria.

 

IGNAZIO VISCO

«La decisione non fu unanime», ha raccontato in seguito una fonte interna di Consob alla procura di Arezzo. Forse qualcuno subodorò l' azzardo, ma il prospetto ebbe comunque l' ok. Salvo poi, tre anni dopo e con 5.000 sottoscrittori rimasti senza niente in mano, accusare la Banca d' Italia di non aver condiviso le informazioni disponibili e lamentarsi di non aver ricevuto la lettera del governatore Visco ai vertici di Etruria datata 24 luglio 2012.

 

OMESSO L' UNICO DATO UTILE

«Facevamo 200 prospetti all' anno, non ricordo come avvenne il voto», racconta a Repubblica l' ex commissario Consob, con la garanzia dell' anonimato. «Tutti i dati che avevamo furono inseriti. Se manca qualcosa è perché Bankitalia non ce lo trasmise ». Il prospetto informativo è un documento di 138 pagine, illeggibile per i non addetti. L' unica cifra comprensibile, la percentuale del rischio di perdere il denaro investito, non c' è.

 

giuseppe vegas

Secondo alcuni analisti, per il bond Etruria arrivava al 47 per cento. Si chiama scenario probabilistico, e una direttiva del presidente Consob Giuseppe Vegas ne ha impedito l' inserimento nei prospetti, come dimostra un carteggio del maggio 2011 con il suo responsabile Divisione emittenti Claudio Salini. Lo stesso Salini che, uscito da Consob, si è accomodato su una poltrona di consigliere nel cda di Etruria. Una porta girevole che si è aperta anche per Massimo Tezzon, ex direttore generale Consob, divenuto capo del collegio sindacale.

 

IL SUPPLEMENTO DI NATALE

A ottobre 2013, però, arriva a conclusione il lavoro del team ispettivo di Emanuele Gatti. La relazione finale è pronta, e Gatti tra le altre cose segnala l' anomalia delle subordinate con rendimenti da titolo di Stato. Ma perché quelle carte arrivino alla Consob tocca aspettare il 6 dicembre. Si perde tempo, inutilmente. Il 23 dicembre, due giorni prima di Natale, la Commissione fa pubblicare un supplemento al prospetto di aprile, dal quale si capisce che le condizioni della banca sono peggiorate, ma la gravità della situazione riportata da Gatti non traspare. Almeno, non a chi non è un addetto ai lavori.

BANKITALIA 3

 

«Le rettifiche sui crediti (chieste da Bankitalia, ndr) non assumono in ogni caso un' entità tale da pregiudicare il mantenimento dei requisiti prudenziali», si legge in un passaggio del supplemento. E pensare che pochi giorni prima il governatore Visco aveva scritto un' altra lettera al cda di Etruria, dai toni drammatici. «La Popolare ormai è condizionata in modo irreversibile ». Pure la tempistica è singolare. Il supplemento viene pubblicato a cavallo di Natale, con due giorni lavorativi di tempo per esercitare il diritto di rescindere il contratto. Nessuno, o quasi, lo ha fatto.

 

LE "DUE" BANKITALIA

CARMELO BARBAGALLO

Nell' ultima missiva Visco invitava i vertici di Etruria a fondersi al più presto con un «partner di elevato standing». Non indicava il nome della Popolare di Vicenza, ma che l' indirizzo fosse quello si deduce dal report della terza ispezione (dicembre- febbraio 2015), dove l' offerta dell' istituto vicentino è definita «l' unica giuridicamente rilevante». Per la mancata fusione i consiglieri sono stati sanzionati e gli sono stati chiesti 212 milioni di danni dal commissario liquidatore.

 

E però qualcosa non torna, perché nel 2014, quando si doveva fare l' operazione, la Popolare di Vicenza era già in crisi e difficilmente avrebbe potuto sostenere l' aggregazione. In quali condizioni fosse l' ha ricordato di recente il capo della vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo alla Commissione parlamentare. Sarà chiamato a spiegare anche questa contraddizione. Una delle tante del caso Etruria.

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