CALCIOPOLI? MOGGIOPOLI? SCENEGGIOPOLI! - MA QUALE CUPOLA? QUALI SORTEGGI PILOTATI? MOGGI È SOLO UN BONTEMPONE CHE AMA CHIACCHIERARE AL TELEFONO CON GLI ARBITRI - IL POVERO E INNOCENTE LUCIANONE È STATO CONDANNATO SOLO PER AVERE UN “RAPPORTO DISINIBITO COI RAPPRESENTANTI FIGC”- PER I MAGISTRATI DI NAPOLI IL PROCESSO DI PRIMO GRADO è STATO “PARZIALE”, E “I RISULTATI DELLA STAGIONE 2004-2005 NON SONO STATI ALTERATI”...

Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

Il principio del diritto penale (nell'incertezza meglio assolvere un colpevole che condannare un innocente) soccombe sotto il peso delle 558 pagine della sentenza di Calciopoli. Un processo a rischio in appello dopo che i giudici di primo grado, in mancanza di prove certe, hanno ritenuto «sufficienti le parole pronunziate nelle conversazioni intercettate» e l'uso di schede straniere «(...) per integrare gli estremi di reato» pur ammettendo, alla fine,che non c'è stata alcuna «alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004/2005 a beneficio di questo o quel contendente».

E che c'è stato un «ridimensionamento della portata dell'accusa che deriva dalla parzialità con la quale sono state vagliate le vicende del campionato 2004-2005, per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi, dei quali sono state accertate modalità, quanto alle frodi sportive, al limite della sussistenza del reato di tentativo, con conseguente ulteriore difficoltà di aggancio alla responsabilità del datore di lavoro». In altre parole: Juve innocente, accusa parziale, pochi riscontri.

La Corte ha ammesso che la Difesa non ha combattuto ad armi pari «ostacolata dall'abnorme numero di intercettazioni... e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura». Per congettura? E le condanne allora? Al tribunale basta e avanza l'«esistenza di un quadro sociale delle condotte» indicativo di una «generalizzata tendenza a conquistare il rapporto amichevole, in funzione del suggerimento, con designatori e arbitri».

Ovvero: è pericoloso per lo sport se Moggi, Bergamo, Pairetto&co si vedono al bar, cenano insieme, parlano al telefono ma è normale se, in «un processo impostato sulle intercettazioni», gli avvocati non riescono a far trascrivere quelle utili agli imputati. Se non sussistono più le ipotesi per la recidiva dei reati di frode, crolla pure il teorema del sorteggio pilotato. I giudici parlano senza pietà di un «mal riuscito espediente» e di «cavallo di battaglia» del pm che «incomprensibilmente... si è ostinato a domandare ai testi di sfere che si aprivano, di sfere colorate» col risultato (su 19 testi) di ottenere un «coacervo di risposte da presa in giro».

La prova regina è la sim svizzera utilizzata da Moggi anche se, per il giudice, le indagini sulla stessa sono state condotte con metodi poco ortodossi e «artigianali». Moggi è di fatto condannato per logorrea, e cioè per quel che in sentenza si definisce il «fiume di parole», un «continuo e prolungato chiacchierare» al cellulare. Pure l'episodio dell'arbitro Paparesta chiuso nello spogliatoio è falso, una boutade telefonica di Lucianone. L'ex manager della Juve è comunque colpevole perché a suo carico «si ravvisano elementi utili per ravvisare la condizione attribuitagli di Capo» dell'associazione.

Ma più che un reale potere di intimidazione Moggi esercitava «un effetto scenico, di mera apparenza, poiché anche l'apparenza può generare la condizione di potere e l'assoggettamento all'autorità». Va condannato perché aveva un rapporto «disinibito coi rappresentanti Figc», s'intrometteva nelle «soluzioni tecniche» della Nazionale, era amico degli arbitri. Poco rispetto alle accuse iniziali. Ma tant'è.

 

9i32 luciano moggi constilePaolo Bergamo da corriere it Pier luigi Pairetto da corriere it GIancarlo abete

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