IL POTERE DI WALL STREET SCOMMETTE: “L’EURO VIVRÀ, ANCHE SE LA GRECIA DOVESSE USCIRE. L’ITALIA SOPRAVVIVE SOLO SE PUNTA SULL’EXPORT” - IL CAPO DI MORGAN STANLEY: “MACCHÈ DECLINO, LA CINA È UN MOTORE”

Federico Fubini per “la Repubblica

 

JAMES P GORMAN JAMES P GORMAN

Al quarantesimo piano del palazzo di Morgan Stanley su Times Square, i tremori dell’Europa arrivano attutiti, quasi impercettibili. Vista da quassù, la moneta unica sembra un dato di fatto che la Grecia non può scalfire. James Gorman — australiano di Melbourne, nove fratelli e sorelle — si muove nel suo ufficio di presidente e amministratore delegato con la quieta soddisfazione di un banchiere uscito dalla tempesta.

 

Due anni dopo il suo arrivo in Morgan Stanley nel 2006, la banca rischiò di sparire. Gorman ne ha preso le redini nel 2010, ha tagliato il bilancio di un terzo e ora vale metà del prodotto lordo dell’Italia. Lui ha ridotto il trading in proprio, troppo rischioso, e puntato sulla gestione dei conti per i clienti. A 55 anni, Gorman ha abbandonato la boxe per il canottaggio. È un leader di Wall Street di nuova generazione, stessa energia ma minore aggressività.

 

È in grado di garantire che Wall Street è cambiata e non può più provocare una crisi come nel 2008?

«Mi hanno fatto questa domanda anche al Charlie Rose Show e ho risposto che la probabilità che una crisi del genere ritorni per la durata della mia vita è quasi zero. Qualcuno disse che forse non avrei avuto una vita molto lunga. Dire che è impossibile sarebbe presuntuoso, ma che sia straordinariamente improbabile è un dato di fatto.

JAMES GORMAN MARCHIONNEJAMES GORMAN MARCHIONNE

 

Il sistema bancario vive o muore della liquidità e del capitale che ha. E la trasformazione delle banche globali, dal punto di vista della regolamentazione e dell’aumento della liquidità e del capitale, è sbalorditiva. Mi è molto difficile immaginare uno scenario di crisi come quella che abbiamo avuto, oggi e nel futuro prevedibile: cioè nei prossimi cinque o dieci anni».

 

Eppure il debito nel sistema finanziario globale è cresciuto, da 70 mila miliardi di dollari nel 2008 a 100 mila miliardi. Le banche avevano più capitale persino alla vigilia della Grande Depressione. E certi colossi di Wall Street sono diventati più grandi che nel 2008, se si guarda ai bilanci.

«Non puoi guardare alla dimensione del bilancio come a un barometro di solidità, perché gli attivi non sono tutti uguali. Detenere titoli del Tesoro americano è diverso da avere un portafoglio di finanziamenti auto subprime di bassissima qualità.

 

JAMES GORMANJAMES GORMAN

E puoi non trarre analogie semplicistiche tra ciò che è successo nella Grande Depressione, ciò che è successo nel 2008 e ciò che potrebbe succedere in futuro. Devi guardare non solo ai livelli di capitale o di liquidità, ma anche a fronte di quali attivi le banche detengono il loro capitale. E nella vasta maggioranza dei casi, la qualità degli attivi è notevolmente diversa da com’era durante la crisi finanziaria».

 

Quando in ottobre 2008 il Tesoro Usa diventò primo azionista delle grandi banche, i banchieri urlarono e protestarono. Con il senno di poi, davvero fu una cattiva idea?

«Non lo fu affatto. Fu coraggiosa, fu innovativa, fu originale. Fu ad ampio raggio: fatto non per qualche banca in particolare, ma su tutte le principali. E fu istantanea. Portò con sé un’azione punitiva, limitando i margini con cui i manager potevano pagare sé stessi finché avessero avuto capitale pubblico. Inoltre richiedeva di pagare di fatto un elevato dividendo annuale al governo e ai contribuenti. Nel complesso ho trovato quella mossa brillante, in realtà».

OBAMA E GEITHNER NEL FOTOMONTAGGIO CON LA FRANGETTAOBAMA E GEITHNER NEL FOTOMONTAGGIO CON LA FRANGETTA

 

Lo pensò anche allora?

«Pensai che fosse brillante. E lo penso ancora».

 

I suoi colleghi banchieri la vedevano diversamente.

«Non è così che formo le mie opinioni. Le formo in base a ciò che penso e se altri sono d’accordo o no, non c’entra niente. Quello fu un segnale che il governo faceva sul serio. Ci stava dicendo che difendeva il sistema finanziario, ma noi dovevamo darci da fare. Se le banche volevano rimborsare il Tesoro per metterlo fuori, dovevano trovare capitale».

 

È sostenibile una ripresa americana così dominata dall’1% più ricco, la fascia che beneficia di più delle iniezioni di liquidità della Federal Reserve?

OBAMA E WALL STREET OBAMA E WALL STREET

«C’è la percezione che tenendo in vita le banche e sostenendo la ripresa con il quantitative easing (QE, ndr ) della Fed, si beneficia l’1%. Certo alcuni in quell’1%, banchieri inclusi, sono stati aiutati delle mosse delle autorità. Ma così è stato per i nostri 56 mila dipendenti. Così è stato per tutti i negozi, i lucida-scarpe e i venditori di hot dog intorno al nostro palazzo. Così è stato per tutti coloro di cui gestiamo il denaro o a cui prestiamo. La Fed ha agito nell’interesse più ampio: non per l’1%, per il 100%».

 

Eppure voi banchieri attirate ancora molta diffidenza.

«Qualunque cosa uno possa pensare dei banchieri, non sottovalutiamo il ruolo delle banche. Sono essenziali per il funzionamento della società. Prendono denaro da chi ha un surplus di risparmio e lo danno a chi cerca di costruire e crescere a credito, pagando un interesse».

 

L’Europa e il Giappone restano deboli, la Cina rallenta. L’economia globale può reggersi sul solo motore dell’America?

ANGELA MERKEL SHINZO ABE MATTEO RENZI ALL AJA ANGELA MERKEL SHINZO ABE MATTEO RENZI ALL AJA

«C’è più di un motore: ce ne sono tre, uno americano e due cinesi. L’economia della Cina ora ha rallentato a una crescita del 7% ma ha le stesse dimensioni di quella americana. Quando cresceva al 10% era molto più piccola. Ora è come l’America, salvo che cresce due volte di più. È l’equivalente di avere nel mondo tre economie americane che viaggiano al 3%. È un risultato straordinario».

 

Cosa pensa che accadrà in Europa?

«Ci sono tre esiti possibili. Uno chiaramente è l’implosione dell’euro e dell’Unione europea».

 

Che probabilità ha?

barack obama con il presidente cinese xi jinping e la moglie peng liyuanbarack obama con il presidente cinese xi jinping e la moglie peng liyuan

«Basse. Il secondo è un declino inesorabile a causa dei problemi strutturali e dell’assenza di crescita, soprattutto in Europa meridionale. Questioni che hanno a che fare con la crescita della popolazione e l’immigrazione. Il terzo esito possibile è che le riforme strutturali, benché modeste, iniziano e nel prossimo decennio o due l’Europa gradualmente si rimette in linea. Io resto positivo, anche per il Sud Europa ».

 

Qual è lo scenario più probabile?

«Non credo che sia l’una cosa o l’altra. Ci sarà una costante pressione verso la rottura, che io credo altamente improbabile per ragioni che superano l’economia».

Barack Obama e Xi Jinping si incontrano a SunnylandsBarack Obama e Xi Jinping si incontrano a Sunnylands

 

Rottura improbabile, Grecia inclusa?

«Grecia inclusa. Ma se un Paese dovesse lasciare l’Unione non sarebbe la fine dell’Unione e credo più alta la probabilità che la Grecia ristrutturi il debito. Detto questo, parti dell’Europa sono in declino inesorabile, soprattutto a Sud. Non puoi avere Paesi in cui troppo poche persone lavorano per sostenerne troppe in pensione. Matematicamente, non funziona».

 

L’Italia conta più per il suo export o per il suo debito?

«L’Italia resta una forza molto significativa, un centro di innovazione e produzione di beni di qualità, esportabili su vasta scala. Un modo per liberare la sua crescita varrebbe anche per il Giappone: creare incentivi finanziari per affrontare il problema del numero delle nascite ».

tsipras merkel tsipras merkel

 

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