IL FALLIMENTO DEI LIGRESTO’S INCENDIERà TUTTA LA FINANZA DE’ NOANTRI, A PARTIRE DA MEDIOBANCA - IL COMMISSARIO DI FONSAI PROPONE AZIONI DI RESPONSABILITA’ PER CENTINAIA DI MILIONI DI EURO - 23 I NOMI DI MANAGER, SINDACI E AMMINISTRATORI TIRATI IN BALLO: IN CIMA ALLA LISTA LA FAMIGLIOLA LIGRESTI AL COMPLETO PER AVER PROVOCATO UN “DANNO INGENTISSIMO” AL GRUPPO - LA SPERICOLATA “AUTO COMPRAVENDITA” DI ATAHOTELS…

Laura Galvagni e Riccardo Sabbatini per "Il Sole 24 Ore"

Le operazioni in conflitto con la famiglia Ligresti hanno causato al gruppo Fondiaria-Sai «un danno ingentissimo», per centinaia di milioni, e chi ne è stato responsabile o le ha rese possibili per mancata vigilanza sarà ora chiamato a pagarne il conto. Il commissario ad acta del gruppo assicurativo, Matteo Caratozzolo, ha ieri reso noto i nomi di 23 soggetti, tra amministratori e sindaci del gruppo, per i quali proporrà azioni di responsabilità alle assemblee di FonSai e della controllata Milano Assicurazioni già convocate per il 13 e 14 marzo.

In cima alla lista vi sono, ovviamente, gli esponenti della famiglia Ligresti (il capostipite Salvatore ed i figli Jonella, Paolo e Giulia) che dal 2002 al 2011 hanno spadroneggiato nella compagnia, depredandola. E non solo. Destinari delle proposte - è scritto nelle relazioni dello stesso Caratozzolo, già pubblicate sui siti web di Fondiara Sai e Milano Assicurazioni - sono anche i principali manager del gruppo (Fausto Marchionni e Antonio Talarico), i consiglieri d'amministrazione delle due società che più assiduamente hanno votato in Cda le operazioni in conflitto nonché, per intero, i componenti dei collegi sindacali di delle due compagnie per il mancato controllo sugli sperperi.

In particolare, per il cda di FonSai, si tratta di: Andrea Broggini, Vincenzo La Russa (fratello dell'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa), Enzo Mei, Cosimo Rucellai, Salvatore Spiniello, Enzo Toselli). E, per quello di Milano gli "imputati" sono: Salvatore Rubino e Umberto Bocchino oltre a quelli già incolpati nella capogruppo.

Caratozzolo è stato nominato nel settembre scorso dall'allora regulator del settore (l'Isvap) per sostituirsi ad un consiglio considerato «inerte». Le sue proposte sono praticamente già esecutive per la Milano Assicurazioni giacché alla prossima assemblea sarà lo stesso Caratozzolo, a nome di FonSai, ad esprimere il voto di maggioranza.

Ma anche per la controllante una via libera è dato per scontato, almeno per quanto riguarda la famiglia Ligresti. Per tutti gli altri il tema è delicato. Unipol, in sede di trattativa per la maxi fusione a quattro, si era impegnata a riconoscere la manleva a sindaci e amministratori. L'ha riservata, però, esclusivamente a quelli in carica dal 2007 al 2011. Buona parte dei nomi indicati da Caratozzolo, però, è seduta in consiglio dal 2003. Insomma, si viaggia sul filo del diritto.

Il passo successivo sarà la citazione in tribunale perché il gruppo venga risarcito dei danni subiti. Subito dopo il commissario ad acta uscirà di scena. Il suo atto d'accusa però resterà: «La famiglia e i veicoli societari ad essa riconducibili hanno rappresentato per almeno otto anni l'unico interlocutore del gruppo FonSai nel settore degli investimenti immobiliari grazie anche all'operato degli uomini di fiducia» che ricoprivano ruoli chiave all'interno della galassia. L'esito è stato un «sistematico anomalo squilibrio delle operazioni a vantaggio delle controparti e a danno del gruppo FonSai».

LE OPERAZIONI IMMOBILIARI
Gli esempi si sprecano. Il più eclatante è forse il caso Atahotels. E su quella vicenda Caratozzolo nella sua relazione non fa sconti: «A partire dal dicembre 2002 la famiglia Ligresti ha fatto acquistare al gruppo FonSai immobili ad uso alberghiero. Il venditore come il costruttore di quegli immobili era sempre la famiglia» alla quale era riferibile anche Atahotels. La catena alberghiera diventava poi il locatore di quegli stessi palazzi che, tra l'altro, venivano ceduti sulla base di un'attualizzazione del canone prospettico. Su quell'affitto, però, Atahotels riusciva sempre a spuntare uno sconto.

Per giunta, con un'operazione assai contestata, Atahotels il 29 maggio 2009 è passata dalle mani dei Ligresti a quelle del gruppo Fondiaria. E non appena è entrata nell'orbita delle compagnie assicurative ha chiesto la definitiva riduzione dei contratti di locazione perché «insostenibili». Peccato che quei canoni fossero serviti per determinare il valore degli immobili venduti dai Ligresti alle compagnie assicurative.

E peccato poi, che Atahotels sia costata a Fondiaria e a Milano Assicurazioni 25 milioni di euro come prezzo d'acquisto più 83 milioni in aumenti di capitale indispensabili per ripianare la mole di perdite: 52 milioni solo nel bilancio 2010. Un conto da 100 milioni solo per l'operazione Atahotels alla quale va aggiunto il saldo di una serie di altre operazione immobiliari: «In tutte il gruppo FonSai è stato sottomesso alla volontà dei Ligresti pagando più del dovuto e spesso non ottenendo nemmeno la realizzazione dell'investimento».

I COMPENSI ALL'INGEGNERE
«L'opera di spoglio da parte dei componenti della famiglia Ligresti si è realizzata a partire dal 2003 anche attraverso il conferimento a Salvatore Ligresti di una serie di incarichi di consulenza», scrive Caratozzolo nella sua relazione. Questo perché tra il 2003 e il 2011 FonSai, Milano e Immobiliare Lombarda hanno pagato l'Ingegnere perché prestasse consulenza «in operazioni che le società avrebbero poi posto in essere relazionandosi con società riferibili a Ligresti stesso».

Per questo FonSai gli ha versato 3,5 milioni di euro all'anno, Milano 1,5 milioni e Immobiliare Lombarda 250 mila euro. In aggiunta, il cda di Fondiaria nel 2007 gli ha riconosciuto un una tantum di 3,5 milioni per «l'impegno profuso» e Milano nello stesso anno e per le stesse ragioni 3 milioni. In tutto ha incassato qualcosa come 42,2 milioni. Percepiti per aver venduto al gruppo FonSai immobili di sua proprietà.

 

ligresti e figliegero19 ligresti figliaEmanuele Erbetta e Jonella Ligresti FAUSTO MARCHIONNIFONSAI

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…