DOPO NOMURA MPS SE LA PRENDE CON DEUTSCHE BANK

Sara Monaci per "Il Sole 24 Ore"

Il copione di Mps contro Nomura si ripete anche per Deutsche Bank. Nell'atto di citazione contro la banca tedesca, relativamente alla ristrutturazione del prodotto finanziario "Santorini", il Monte dei Paschi di Siena chiede un risarcimento di 500 milioni per aver sfruttato a proprio vantaggio le difficoltà dell'istituto senese. L'ipotesi di reato sarebbe la truffa. La causa promossa dal presidente di Mps Alessandro Profumo e dall'ad Fabrizio Viola è estesa anche agli ex vertici, l'ex presidente Giuseppe Mussari e l'ex ad Fabrizio Viola.

Le motivazioni esposte nell'atto di citazione sono sostanzialmente due: l'aver procurato un danno a Mps nella consapevolezza dello stato di bisogno della banca dopo l'acquisto di Antonveneta; l'insieme di costi occulti, perdite e commissioni, che si aggirano intorno ai 500 milioni. Il riferimento è l'articolo 2.433 del codice civile, relativo alla distribuzione degli utili, in base al quale «non possono essere distribuiti dividendi sulle azioni se non per utili realmente conseguiti e risultanti dal bilancio regolarmente approvato».

L'atto contro Deutsche Bank insiste dunque sul fatto che Mps nel 2009 distribuì un dividendo pari a 0,01 centesimi per azione pur avendo delle perdite, al fine di restituire un po' di risorse alla Fondazione Mps, l'azionista di controllo che si era fortemente indebitato per sostenere l'aumento di capitale finalizzato all'acquisto di Antonveneta nel 2009, per 9,3 miliardi. A seguito di questo dividendo Mps fu costretta a spalmare il debito utilizzando lo strumento finanziario sottoscritto con Deutsche Bank (oltre a quello con Nomura), già avviato nel 2002 e poi ristrutturato nel 2008 (con termine nel 2016).

La tesi dei legali di Mps è che anche Deutsche Bank, così come Nomura, si sia approfittata della situazione finanziaria di Mps per ricavarne vantaggi troppo sbilanciati a proprio favore. E anche in questo caso gli ex vertici Vigni e Mussari avrebbero agito in conflitto di interessi, anteponendo cioè il bisogno di dimostrare di aver fatto un'operazione proficua ai reali interessi della banca.

A questo si aggiungono i costi dell'operazione, che secondo gli avvocati di Mps ammonterebbero a circa 500 milioni tra flussi di denaro scambiato, perdita registrata e commissioni occulte.

Il contenzioso legale è di tipo extracontrattuale e si celebrerà a Firenze, al Tribunale delle imprese, come quello contro Nomura, dopo che l'azione di accertamento è stata depositata da Mps il mattino del primo marzo (battendo sul tempo, per appena due ore, Nomura, che invece aveva chiesto l'avvio del procedimento alla corte di Londra). Mps e Deutsche Bank hanno tentato di trovare un'intesa tra il 2012 e il 2013 ma evidentemente non ci sono riuscite.

A proposito del prodotto Alexandria, sottoscritto con Nomura, si legge nell'ultima ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Siena per Gian Luca Baldassarri, ex capo della Finanza di Mps, accusato di ostacolo alla vigilanza, truffa e associazione a delinquere, che fu proprio l'ex manager a dire all'ex dg Vigni che era necessaria la ristrutturazione del derivato perché il mercato americano era particolarmente a rischio.

Inoltre dal documento del giudice per le indagini preliminari, Ugo Bellini, emerge che fu proprio Baldassarri a predisporre «un canovaccio di risposte a contenuto vincolato e di rassicurazione in inglese da fornire al responsabile di Nomura da parte della dirigenza Mps», nella persona di Mussari.

Stamani a Siena è prevista l'udienza preliminare per la presunta turbativa d'asta per l'aeroporto di Ampugnano, durante il quale si deciderà sul rinvio a giudizio di Mussari. Si tratta evidentemente di un caso "minore", ma è proprio con questa indagine che sono stati trovati gli elementi per dare avvio al dossier più ampio sul Monte, Antonveneta e i derivati.

 

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