ALITALIA D’ARABIA - ETIHAD SI PRENDE ROMA: NUOVO VOLO PER FIUMICINO, SHOW DI JAMES HOGAN, FESTA A VILLA MIANI. DOVE PERÒ HANNO DATO BUCA I POLITICI (RENZI, LUPI E MARINO NON VOLEVANO BRINDARE ALLA SALUTE DEI MILLE LICENZIAMENTI?)

1. LA NUOVA DOLCE VITA DEGLI ARABI A ROMA LA BANDIERA DI ABU DHABI

Antonella Baccaro per “Il Corriere della Sera

 

volo etihad atterra a fiumicinovolo etihad atterra a fiumicino

 «Buongiorno! Vengo da un Paese in cui ci sono molti italiani, per cui conosco un po’ del vostro stile di vita». Non è l’arabo che ti aspetti, James Hogan, ceo di Etihad, la compagnia degli Emirati Arabi che vuole acquistare il 49% di Alitalia. E infatti Hogan è australiano, biondo, occhi azzurri, e si fa largo nell’incredibile ressa di giornalisti e operatori, che lo attendevano ieri mattina in uno degli alberghi della «Dolce vita», con le spalle del rugbista.

 

Chi si aspettava in prima fila capi coperti da lenzuoli bianchi è rimasto deluso, la delegazione arrivata a Roma per presentare il volo giornaliero per Abu Dhabi comprendeva, tra gli altri, due vicepresidenti, Hasan Al Hammadi e Khaled Al Mehairbi, perfettamente mimetizzati tra gli altri gessati. Unica nota di colore concessa al nostro immaginario, quattro hostess Etihad, con il cappellino ingentilito da un accenno di velo, in visibile difficoltà nel sedare la zizzania per il possesso dei microfoni da parte dei giornalisti.

la festa etihad a roma villa miani foto huff postla festa etihad a roma villa miani foto huff post

 

«Sono arrivati gli arabi». Alla saletta dove Hogan accetterà «anche qualche domanda su Alitalia ma, cercate di capire, siamo nel bel mezzo della trattativa», si accede attraversando la zona buffet, in perfetto stile italiano. Hogan gli dedicherà un minuto, solo al termine dell’incontro, per la photo-opportunity per poi scivolare via evitando approcci diretti, tramezzini e cornetti.

 

Tocca a Roberta Capua, già miss Italia, introdurre la conferenza stampa con un filmato che illustra le meraviglie di Abu Dhabi con tanto di grattacieli e Ferrari World. Passano anche un paio d’occhi femminili dietro un velo scuro, poi di nuovo il superlusso della «nuova cabina residence con dentro anche la doccia». Una cartina illustra meglio di ogni discorso il sogno visionario di Etihad: spostare l’asse del trasporto aereo mondiale dall’Europa al Medio Oriente. E infatti ecco Abu Dhabi, hub della compagnia, al centro di tre cerchi concentrici, l’ultimo dei quali tocca da una parte Sidney e dall’altra San Francisco. «Siamo in grado di collegare senza sosta tutto il mondo» è la spiegazione. «A tre ore da noi ci sono 40 milioni di viaggiatori del subcontinente indiano» si aggiunge.

la festa etihad a roma villa miani la festa etihad a roma villa miani

 

Lo sfoggio di potenza e ricchezza è convincente e rende plasticamente le condizioni in cui è stata condotta finora la trattativa: di qua una compagnia che ha accumulato negli ultimi sei anni, da quando cioè è rinata con il «piano Fenice» dalle ceneri, un miliardo e mezzo di perdite, di là un colosso che fattura 7,4 miliardi di dollari e movimenta quasi cento aerei (avendone prenotati altrettanti).

 

Che cosa abbia spinto gli arabi a intestardirsi dall’anno scorso su questa trattativa, sfidando tutti i pregiudizi sulle «paludi» italiane e concedendo (ieri) che il negoziato superi il termine ultimo di fine luglio, è presto detto. Acquisire Alitalia è l’occasione di penetrare il mercato europeo, dotandosi di una base ricca, cara agli arabi, con un esborso che non sarebbe stato possibile per nessuno degli altri big carrier europei: non British, non Lufthansa, nè Air France-Klm con cui Hogan ieri ha rivendicato ottime relazioni.

james hogan di etihad a roma foto lapressejames hogan di etihad a roma foto lapresse

 

Il campanello d’allarme in Europa, rispetto all’invasione di campo, è suonato forte e chiaro e ne è seguita una gragnuola di ricorsi all’Ue. Hogan lo ha ben presente quando dice: «Sappiamo che ci sono delle regole e siamo conformi a queste regole».

Dall’altra parte del tavolo, chi per l’Italia ha tenuto la trattativa, nata per la cocciutaggine dell’allora premier Enrico Letta e facilitata dai buoni uffici di Luca Cordero di Montezemolo, a questo punto può ben dire di poter dare ad Alitalia un’occasione migliore di quella proposta dai francesi, ormai pericolosamente vicini al loro declino.

 

james hogan di etihad a roma foto lapresse 3james hogan di etihad a roma foto lapresse 3

 Basta ascoltare i propositi di sviluppo sui nostri scali di Etihad, con la crescita dei voli intercontinentali che nessuno avrebbe potuto immaginare tornassero a Fiumicino, dopo il «sacco» dei francesi che li avevano dirottati sul loro hub di Parigi. Con la centralità di Linate, dove gli arabi vogliono dar battaglia con ogni mezzo ai vettori europei che da lì oggi drenano traffico del Nord per portarlo nei rispettivi hub. E persino con Malpensa, cui viene assegnato finalmente un ruolo: quello di scalo cargo, con la chance di dimostrare nell’anno dell’Expo che potrebbe essere qualcosa di più.

 

Tutto questo ha un prezzo, dice a un certo punto chiaramente Hogan a chi gli chiede se non si potevano salvare i 954 lavoratori rimasti fuori da ogni prospettiva, sia pure lontana, di ricollocamento. Hogan vuole un «brand Alitalia rivitalizzato e un’azienda ridimensionata per mantenere un equilibrio economico di lungo periodo: siamo qui per rimanere». Quindi «dobbiamo ridurre il numero dei dipendenti, abbiamo un nostro piano, ma in futuro ci saranno nuove opportunità di lavoro nella compagnia. Non posso essere responsabile per il passato». Quanto al «no» della Cgil, esplicitato più tardi dal segretario Susanna Camusso, l’amministratore delegato di Etihad non drammatizza e nel concedere ancora tempo alla conclusione dell’accordo sembra riaccendere una luce.

james hogan di etihad a roma foto lapresse james hogan di etihad a roma foto lapresse

 

Restano sullo sfondo, nemmeno citate, le banche, con i loro mille advisor , chiamate a rattoppare il vestito della compagnia, rinegoziando un po’ di debiti da una parte, pagando perché i vecchi contenziosi non ricadano sulle spalle degli arabi, e in fondo rimaste troppo coinvolte nel nuovo affare per poter immaginare di venirne fuori il più presto possibile.

 

E la politica? «Non ho visto mister Renzi questa volta» confessa Hogan. A sventolare il vessillo della difesa dell’italianità, madre di tutte le battaglie sei anni fa, non resta nemmeno il leghista Matteo Salvini. E ci mancherebbe: Malpensa, lo scalo varesino, ha spalancato da tempo le porte all’altra compagnia del Golfo, Emirates. Del resto gli sceicchi ieri hanno annunciato che entro il 2021 manderanno una navicella su Marte. Mica ce la vogliamo perdere?

 

 

2. QUELLA FESTA PER POCHI

Francesco Di Frischia per “Il Corriere della Sera

 

etihad a fiumicinoetihad a fiumicino

Bignè di crema al tartufo, polpettine fritte di verdure, fagottini «mozzarella e verdure», carichi di sugo (il cui ricordo è rimasto su cravatte e camicie). Per primo, trofie con melanzane e ricotta salata, insalata russa e paccheri al pesto. E per secondo grigliata di bocconcini di carne, spiedini, salmone, cotolette e formaggio con contorno di insalata. Il tutto annaffiato da prosecco, vino e superalcolici. Alla festa organizzata da Etihad nella panoramica Villa Miani, per celebrare con circa 300 ospiti il volo giornaliero Roma-Abu Dhabi, erano attesi, secondo il comunicato-stampa di Etihad, «rappresentanti di istituzioni governative, operatori del turismo, compagnie aeree partner, agenti di viaggio».

 

2 la festa etihad a roma villa miani foto huff post2 la festa etihad a roma villa miani foto huff post

Ma alla conta delle hostess emiratine e italiane sono mancati proprio i vip. Non c’era il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi (impegnato in tv), «sostituito» dal capo della segreteria tecnica dell’Economia, Fabrizio Pagani (in prima fila nella trattativa), né il sindaco di Roma, Ignazio Marino. Mancava Luca di Montezemolo, impegnato all’estero, né tantomeno c’era Matteo Renzi.

 

Tra i tavoli si è visto il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, e una vecchia gloria di Alitalia: l’ex amministratore delegato Giovanni Bisignani, oltre ovviamente al top management attuale, Gabriele Del Torchio e Roberto Colaninno, affiancati tra gli altri da Giancarlo Schisano (vice direttore generale). Una nuova sobrietà sembra aver contagiato politici e personalità, che in altre circostanze non si erano mai negati al flash dei fotografi (e al buffet ). Del resto, dietro i riflettori, la vicenda Alitalia conta pur sempre quasi un migliaio di nuovi disoccupati.

Bisignani giovanniBisignani giovanniMichele Vietti Michele Vietti

 

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