COSA FARÀ IL GOVERNO, SE AIRFRANCE RIFIUTASSE DI SGANCIARE ALTRI DINDINI? – AIR FRANCE, PER SOPRAVVIVERE, HA TAGLIATO 7 MILA DIPENDENTI: IN ITALIA COSA SUCCEDEREBBE?

Stefano Montefiori per "Il Corriere della Sera"

Nell'assemblea straordinaria di oggi i soci Alitalia dovrebbero varare l'aumento di capitale da 300 milioni di euro che nel piano messo a punto con il governo venerdì si accompagna a 200 milioni di nuove linee di credito. Ma tutto è ancora da stabilire quanto al peso dei diversi azionisti, soprattutto per quanto riguarda il ruolo cruciale di Air France-Klm.

Nelle ultime ore è continuato il braccio di ferro tra Roma e Parigi e ieri il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha ribadito l'esigenza italiana di non svendere la compagnia e il suo importante bacino di clienti. «Alitalia non può fare la Cenerentola, è un pilastro fondamentale dell'alleanza con Air France-Klm - dice Lupi -. In questa alleanza ci devono essere Parigi, Roma e Amsterdam.

Questo è il lavoro che dobbiamo fare, mentre l'azienda dovrà risanare, fare un nuovo piano industriale e cercare le sinergie industriali».

Da una parte, Air France-Klm esita a mettere i soldi nel piano di salvataggio che pure venerdì ha votato, perché prima vorrebbe garanzie su cambio di management e di piano industriale (niente nuovi voli a lungo raggio e rinuncia all'acquisto di nuovi aerei). Dall'altro, il governo italiano teme che Air France-Klm approfitti della difficile situazione di Alitalia ponendo condizioni sempre più dure , con l'obiettivo di incorporarla a basso prezzo e usarla poi solo nelle rotte a corto raggio, alimentando i propri hub di Parigi Charles de Gaulle e Amsterdam Schipol.

Per questo ieri il ministro Lupi ha parlato del vincolo che obbliga - per ora - Alitalia a privilegiare Air France-Klm come partner straniero: «Mi auguro che Air France faccia l'aumento di capitale, altrimenti passerebbe dall'attuale 25% al 10-11% e non potrebbe più esercitare i vincoli del patto parasociale. A quel punto noi lavoreremmo per individuare altri partner internazionali».

Se Air France-Klm non pagherà i 75 milioni necessari per restare in Alitalia al 25%, la sua quota verrà diluita e perderà il diritto di veto. Pochi giorni fa il presidente Alexandre de Juniac ricordava che «Air France ora è salva ma ha rischiato di morire», e non è detto che sia in grado di partecipare al salvataggio di un'altra compagnia. Varato il piano nell'assemblea di oggi, i soci avranno poi 30 giorni per decidere con quale quota partecipare all'aumento di capitale. Air France-Klm sembra determinata a usare tutto il tempo a sua disposizione.

2. UN CAVALIERE BIANCO CON I BILANCI IN ROSSO
Luigi Grassia per "La Stampa"


C'è un mistero che si aggira nei cieli d'Europa. Air France ha fatto tutto quello che Alitalia avrebbe dovuto fare, ed è tutto quello che Alitalia vorrebbe essere. Ha ristrutturato, ha tagliato i costi, ha investito grandi risorse nei voli intercontinentali, e ha fatto pure un'alleanza internazionale con Klm. Eppure anche Air France perde soldi: è in passivo (crescente) da sei anni consecutivi. Il cavaliere bianco che sta arrivando a salvare Alitalia ha a sua volta i bilanci in rosso. Come mai?

I fatti prima delle opinioni. Air France è costretta a un nuovo piano lacrime e sangue: ai 5122 posti di lavoro che già il gruppo intendeva tagliare si aggiunge una mazzata su altri 1826. Fra gli esuberi, 350 piloti e 700 hostess. Così la compagnia spera di tornare al pareggio di bilancio entro la fine del 2014. Ma qual è il motivo della crisi aziendale? Viene attribuito a Parigi «alla stagnazione economica in Francia ed Europa in un contesto di sempre maggiore concorrenza». Basta questo a spiegare la fine di un mito, di un modello di gestione aziendale?

Alfredo Roma, consulente dell'Ue per il trasporto aereo (dopo aver diretto l'Enac italiano e l'Ecac europeo), segnala che Air France «subisce un doppio attacco: nel breve raggio le low cost hanno conquistato il 60% del mercato in Europa, e sul lungo raggio le compagnie mediorientali Emirates, Etihad e Qatar fanno una concorrenza spietata».

Ma con questi problemi si confrontano anche la tedesca Lufthansa e British Airways, che non vanno male come Air France. Alfredo Roma non ha certezze ma con tutte le cautele del caso osserva che «esiste una differenza fra le compagnie meglio gestite del Nord Europa e quelle latine: Air France, Alitalia, Iberia e le altre. E la Air France rientra nel secondo gruppo».

Scendiamo un po' più nel dettaglio. Gregory Alegi, docente di gestione della compagnie aeree alla Luiss Business School, segnala che in Francia c'è «una tutela molto rigida del lavoro, tutela che io non critico, anzi meno male che c'è, ma è qualcosa che mette Air France in svantaggio nei confronti di molti concorrenti. I francesi hanno provato ad aggirare il problema dirottando una serie di attività a una loro controllata irlandese, dove vigevano le regole del diritto del lavoro irlandese», cioè le stesse che avvantaggiano la low cost Ryanair. «Ma ai tribunali francesi questo non è piaciuto».

Comunque il tentativo rivela che Air France percepisce un problema. Battiamo con Alegi sul tasto di prima: è mai possibile che certe rigidità nelle regole del lavoro colpiscano Air France e non, per esempio, Lufthansa? L'analista risponde che la differenza fra Air France e Lufthansa è minore di quanto sembri, non è quella che passa fra il bianco e il nero: «Anche Lufthansa sta andando incontro a forti tensioni coi lavoratori, nel tentativo di introdurre regole che vanno a incidere in negativo sulle condizioni di lavoro, se non sulle buste paga».

Ancora il docente della Luiss porta l'attenzione a un fatto poco considerato: «L'integrazione tra Air France e Klm è molto relativa. Alcune funzioni sono in comune ma molte altre restano duplicate e così si perdono molti dei vantaggi della fusione Af-Klm. Le due compagnie rimangono distinte. Non è che i piloti olandesi vadano a pilotare gli aerei francesi quando ce n'è bisogno, o viceversa».

Anche perché le flotte sono piuttosto diverse. Un altro analista del settore aeronautico, un americano che vuol restare anonimo, conferma e rincara: «Air France si affida in prevalenza agli Airbus mentre Klm ha una maggiore proporzione di Boeing. Perché? Ho sentito dire che in Air France si sente una certa pressione a comprare francese perché Airbus è soprattutto francese e Af è una compagnia francese. Air France un po' resiste e un po' cede. Con questo non voglio dire che comprare gli Airbus sia uno svantaggio rispetto ai Boeing americani, assolutamente no. Ma è un esempio di come Air France sia soggetta a numerose ingerenze politiche. E questo in linea di principio può incidere sulla gestione tecnica della compagnia».

 

alitalia vignettaAlitalia arrivederciairfrance_logoAirFrancelupismorfia de juniacfrederic gagey e alexandre de juniac Matteo Colaninno GABRIELE DEL TORCHIO

Ultimi Dagoreport

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...