auguri a caprotti

UN PADRONE MOLTO PARTICOLARE – I DIPENDENTI DI ESSELUNGA COMPRANO UNA PAGINA SU “CORRIERE” E “WALL STREET JOURNAL” PER FARE GLI AUGURI DI COMPLEANNO N.90 A CAPROTTI – E SPUNTA ANCHE COME PROTAGONISTA DI UN ROMANZO

bernardo caprottibernardo caprotti

1. I NOVANT'ANNI DI CAPROTTI, IL «RE» DEI SUPERMARKET AMATO DAI SUOI LAVORATORI

Stefano Filippi per “il Giornale

 

Non hanno neppure scritto il nome in fondo alla pagina. Non ce n'è bisogno: per loro Bernardo Caprotti è semplicemente il «Dottore», con la maiuscola e tra virgolette italiane.

 

I 22.218 lavoratori dell'Esselunga chiamano così il principale, con rispetto ma senza distacco. E Caprotti a sua volta si rivolge a loro come «collaboratori», non subalterni. Egli stesso, in realtà, si è sempre considerato un lavoratore dipendente, come ha scritto nella lettera con cui nel 2013 ha lasciato le cariche operative.

 

Non è un vezzo linguistico. Le parole riflettono il clima che regna nella catena di supermercati: l'imprenditore non è il padrone delle ferriere e le maestranze non sono braccia senza volto. I nomi sono importanti all'Esselunga: nel palazzo di Limito di Pioltello ognuno esibisce il proprio sul badge appeso al petto, compreso il patron.

esselunga esselunga

 

Ieri Bernardo Caprotti ha compiuto 90 anni. E i suoi collaboratori hanno comprato una pagina sul Corriere della Sera e su The Wall Street Journal Europe per fargli gli auguri.

 

CAPROTTI all esselunga di APRILIA CAPROTTI all esselunga di APRILIA

Nel paginone del quotidiano milanese campeggiava un motto inglese, la lingua che ha portato fortuna al Dottore: « Never never never give up ». Mai mai mai arrendersi. Sotto, gli auguri: «7 ottobre 2015. 22.218 collaboratori di un'Azienda straordinaria rendono omaggio al loro “Dottore” nel giorno del suo 90° compleanno».

 

Sul Wsj il messaggio è più didascalico: « Born in 1925 and still going strong », nato nel 1925 e ancora sulla breccia.

 

Messaggi di incoraggiamento e di un affetto discreto, com'è nello stile del brianzolo Bernardo Caprotti, figlio di una dinastia di tessitori. «Da mio padre appresi i fondamentali valori borghesi, la centralità e la continuità dell'impresa, la frugalità, il rispetto della parola data», ha scritto in Falce e carrello , il best seller che otto anni fa raccontò come funziona il business della grande distribuzione nelle regioni dove comandano le coop.

 

bernardo caprotti esselunga bernardo caprotti esselunga

Fresco di laurea Caprotti fu mandato in Texas presso alcuni fabbricanti di macchinari tessili a «imparare i cotoni». Lì apprese a lavorare, il pragmatismo americano, «vedere, toccare le cose, prima di prendere qualsiasi decisione»; ma vide anche qualcosa ancora sconosciuto in Europa: il supermarket. Sei anni dopo Nelson Rockefeller importò in Italia quel modello di vendita e trovò a spalleggiarlo una pattuglia di imprenditori milanesi: i Crespi, allora proprietari del Corriere , Marco Brunelli (che oggi a 88 anni guida il gruppo Iper), e i Caprotti. «Ero l'unico che parlava l'inglese - si legge in Falce e carrello - ma più di questa gran qualità non avevo».

GIULIANA ALBERA CON IL MARITO BERNARDO CAPROTTI E LA FIGLIA MARINA SYLVIAGIULIANA ALBERA CON IL MARITO BERNARDO CAPROTTI E LA FIGLIA MARINA SYLVIA

 

La Supermarkets italiani divenne la prima catena della grande distribuzione e l'insegna disegnata da Max Huber in seguito diede il nome all'Esselunga. Negli anni del boom economico, da erede di una dinastia di tessitori Caprotti divenne il pioniere nel Far West del commercio al dettaglio. Negli Anni Settanta e Ottanta, quelli della contestazione permanente, fu il primo nel suo settore a concedere il lavoro a turni e poi la riduzione dell'orario settimanale da 40 a 37 ore, ma anche a fronteggiare a muso duro gli scioperi.

 

Stare dalla parte dei lavoratori e dei clienti non significa schierarsi con i sindacati.

 

BERNARDO CAPROTTI BERNARDO CAPROTTI

È così che Esselunga è diventata una delle aziende italiane di maggior successo, dove le maestranze sono collaboratori e il capo è semplicemente il Dottore. Una cura maniacale per la qualità, un controllo costante, un modello organizzativo mutuato dagli Stati Uniti, un clima di rispetto e attenzione in cui è trasfusa anche la passione per le visual arts del capo, che ha fatto progettare alcuni dei suoi supermercati da architetti come Mario Botta, Norman Foster, Renzo Piano.

BERNARDO CAPROTTI BERNARDO CAPROTTI

 

Dal canto suo, per decenni Caprotti ha sgobbato senza concedere interviste e impiegando il sabato per visitare i negozi e la domenica per tirare il fiato. Ha inventato le tessere fedeltà, gli scontrini a lettura ottica e le casse senza cassiere. Alla soglia degli 80 anni ha ripreso in mano l'azienda che gli sembrava vacillare (i manager furono spediti a casa su lussuose limousine) e l'ha riportata a macinare fatturato e utili mantenendo qualità e prezzi bassi.

 

A 82 ha sferrato il fendente di Falce e carrello . A 85 ha affrontato con piglio deciso le controversie con i figli legate alle quote societarie. A 88 si è autopensionato per i postumi di un incidente che gli ha provocato «lunghe meditazioni e troppe stanchezze» e ha depositato il testamento dal notaio Carlo Marchetti di Milano. Mai mollare, caro dottor Caprotti: i suoi collaboratori non potevano farle augurio migliore.

 

 

2. È CAPROTTI QUEL BURBERO PROTAGONISTA

Paolo Colonnello per “la Stampa

 

BERNARDO CAPROTTIBERNARDO CAPROTTI

Chi si nasconde dietro l’arzillo e determinato vecchietto, allergico ai cellulari e ai rapporti familiari, che a novant’anni si catapulta da Milano nell’Europa balcanica per rendere giustizia a una giovane bosniaca? Niente di meno che Bernardo Caprotti, il patron di Esselunga, trasportato nelle pagine di un avventuroso racconto - Il clima ideale, Laurana editore - scritto dall’esordiente Franco Vanni, cronista di giudiziaria di Repubblica, appassionato di moto e motori, pesca alla mosca e dotato di un singolare affetto per il burbero imprenditore della grande distribuzione. 

 

Nel romanzo, dove una scrittura veloce e divertente punteggia un’avventura molto milanese, la rivelazione arriva nelle ultime righe dell’ultima pagina, tra i ringraziamenti, quasi un’annotazione senza peso, eppure fondamentale per aprire uno squarcio sui retroscena di un libro come questo. «Folco», carattere indomito e anarchico, poco avvezzo ai rapporti familiari diretti (ma legatissimo al nipote), nonno ingestibile, è direttamente ispirato a Caprotti, coriaceo fondatore di supermercati, allergico ai giornalisti ma, per una di quelle strane circostanze della vita, diventato amico dell’autore, poco più che trentenne.

IL CLIMA IDEALE FRANCO VANNIIL CLIMA IDEALE FRANCO VANNI

 

Al punto da riconoscersi quasi ufficialmente nel personaggio romanzesco di «Folco», in un gioco di specchi dove il lettore potrà scoprire un aspetto sorprendente di amore per l’avventura e per la giustizia sostanziale dell’anziano imprenditore che proprio ieri, come il protagonista del romanzo, ha compiuto 90 anni. 


Ma cosa ci fa il Re dei supermercati italiani in un giallo alla milanese?

FRANCO VANNIFRANCO VANNI


Come lo zafferano, rende saporito un racconto che stupisce per la freschezza, ripropone un recente passato come quello delle stragi nella guerra dei Balcani e racconta la nuova realtà degli italiani in Albania, patria per le seconde e (ormai) le terze opportunità. Folco-Caprotti apprezza l’anarchica genuinità del nipote Michele, scaltro lobbista tra politici corrotti, cui confida i suoi segreti, riesumando antichi dolori per una vendetta divenuta improcrastinabile. L’eredità lasciata a Michele sarà nella leggerezza e nello stupore della vita. 

 

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