I FRATELLI MORATTI INDAGATI PER OMICIDIO COLPOSO PER LA MORTE DI UN OPERAIO IN UNO STABILIMENTO SARAS

Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"

Concorso in omicidio colposo: i fratelli Gianmarco e Massimo Moratti sono considerati direttamente e personalmente responsabili della morte di Pierpaolo Pulvirenti, l'operaio ucciso il 12 aprile di due anni fa da un getto di acido solfidrico all'interno della raffineria Saras di Sarroch.

Il pubblico ministero Emanuele Secci, nell'avviso di conclusione delle indagini, usa parole severe per i due industriali milanesi e in vista della richiesta di rinvio a giudizio sostiene una tesi che, come suol dirsi, farà discutere. Anche se la raffineria è a centinaia di chilometri dagli uffici milanesi della Saras, anche se i fratelli Moratti hanno alle loro dipendenze, dirette e indirette, migliaia di persone, in quanto datori di lavoro essi devono occuparsi personalmente della sicurezza di chi lavora per loro.

Secci cita l'articolo 17 del decreto legislativo n. 81 del 2008, architrave della normativa sulla sicurezza in fabbrica: dice che "il datore di lavoro non può delegare la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall'articolo 28".

Gianmarco e Massimo Moratti saranno quindi chiamati a rispondere di tutti gli atti e di tutte le omissioni derivanti da "imprudenza, imperizia e negligenza" che sono costati la vita a un ragazzo di 23 anni.

Cinque in particolare le colpe dei Moratti: non hanno assicurato la corretta bonifica dell'impianto che Pulvirenti era stato mandato a pulire, cosicché l'ha trovato saturo di acido solfidrico; non hanno assicurato l'isolamento dal resto dell'impianto dell'apparecchio dove Pulvirenti doveva entrare per la pulizia; "omettevano di adottare appropriate misure organizzative e di protezione e prevenzione collettiva"; hanno delegato ai capiturno (cioè a operai) le valutazioni dei rischi che la legge vieta di delegare; hanno lasciato che la vita di Pulvirenti fosse affidata a un "documento di valutazione dei rischi" privo dell'individuazione delle procedure di sicurezza.

Pierpaolo Pulvirenti lavorava alla Saras da tre giorni e non era un operaio, bensì uno studente della facoltà di Farmacia di Catania. La storia della sua morte è per molti aspetti incredibile. Il suo compagno di studi Gabriele Serranò gli aveva segnalato che la Star Service, ditta catanese dove lavorava suo padre e fornitrice della Saras, cercava avventizi per un contratto da venti giorni nella raffineria di Sarroch. I due ragazzi sono partiti per fare due soldi per le vacanze. Prendono servizio l'8 aprile, l'11 l'acido solfidrico li travolge.

Si sono arrampicati a 17 metri di altezza sulla colonna DEA3-T1, e hanno aperto il cosiddetto "passo d'uomo", una specie di tappo di lamiera che dà accesso al macchinario per ispezione e pulizia. La colonna era piena di acido solfidrico, che appena si è aperta una fessura nel passo d'uomo ha investito Pulvirenti, asfissiandolo. Il ragazzo è morto all'ospedale di Cagliari poche ore dopo, all'alba del 12 aprile.

Serranò, considerato per alcune ore in pericolo di vita, se l'è poi cavata con un ginocchio rotto. Un altro operaio, Luigi Catania, anche lui della Star Service, si è arrampicato per la scala esterna alla colonne per soccorrere i due compagni in difficoltà, ma ha perso i sensi a causa del gas ed è caduto riportando diversi traumi.

Insieme ai fratelli Moratti sono indagati altri otto dirigenti Saras, tra i quali il direttore generale Dario Scaffardi e l'allora direttore della raffineria di Sarroch, Guido Grosso. Due anni fa, poche settimane dopo la morte di Pulvirenti, i due dirigenti furono condannati per omicidio colposo per la morte dei tre operai (Bruno Muntoni, di 58 anni, Daniele Melis di 29 e Pierluigi Solinas di 27), uccisi il 26 maggio 2009 in circostanze del tutto analoghe a quelle che sono costate la vita a Pulvirenti: fermata primaverile per manutenzione e pulizia, con l'azoto puro al posto dell'acido solfidrico. In quel caso i fratelli Moratti non hanno pagato dazio.

Tra gli indagati anche i dirigenti Antioco Mario Gregu, Giulio Mureddu e Gian Luca Cadeddu, oltre agli operai e tecnici Massimo Basciu, Luciano Capasso, Francesco Casula. Sotto accusa anche il numero uno della Star Service, Adriana Zappalà, il dirigente Antonio Condorelli e il tecnico Pietro Serranò, padre di Gabriele che stava per morire con l'amico Pierpaolo.

 

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