KRUGMAN SEPPELLISCE BERNANKE: “HA COMPIUTO UN ERRORE FORSE TRAGICO” - ANCHE GLI EX GREENSPAN E VOLCKER LO TRAFIGGONO: LA FED RISCHIA L’INSOLVENZA PER TUTTI I TITOLI PUBBLICI COMPRATI

1 - WALL STREET SBANDA, DJ CEDE OLTRE 200 PUNTI (-1,51%)
(ANSA) - Peggiora Wall Street a poco più di mezzora dall'apertura: il Dow Jones cede l'1,51%, perdendo in pochi minuti oltre 200 punti a 14.577,62. Male anche il Nasdaq che perde l'1,62% a 3.302,39 punti e l'indice S&P500 che cede l'1,63% a 1.566,62 punti.


2 - KRUGMAN: "FED, COMPIUTO ERRORE POTENZIALMENTE TRAGICO

http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/06/20/a-potentially-tragic-taper/?_r=1

Traduzione dell'articolo di Krugman per il "New York Times" (da InvestireOggi.it)

Un breve resoconto sull'ultima della Fed: Bernanke ha confermato che la Fed sta diventando molto più "falco" - sulla base di previsioni relativamente ottimistiche.

La mia reazione è: non va bene. Potrebbero farla franca, ma c'è anche una possibilità seria che questo finirà per essere uno storico errore.

Tenete a mente, in primo luogo, che l'economia statunitense è ancora in profonda crisi, cosa particolarmente evidente se si guarda alla forza lavoro piuttosto che ai disoccupati: L'invecchiamento della popolazione giustifica in parte, ma non del tutto, il calo del tasso di occupazione, il fatto è che siamo ancora molto lontani da livelli di occupazione accettabili. Nel frattempo, l'inflazione rimane al di sotto del target della Fed. Forse la Fed ritiene che la situazione possa migliorare - ma come dicono tutti, sin dall'inizio della crisi la Fed è sempre stata troppo ottimista. E per ora l'economia ha ancora bisogno di tutto l'aiuto possibile.

Come può essere d'aiuto la Fed? Con i tassi Fed a breve termine sopra la soglia zero, soprattutto tramite le aspettative - trasmettendo il messaggio che aspetterà ancora prima di una stretta, che permetterà all'economia di riprendersi e consentirà un aumento dell'inflazione prima di aumentare i tassi. Per utilizzare una mia vecchia frase, deve promettere in maniera credibile che sarà irresponsabile.

Quello che ha appena fatto, invece, è il segnale che ha ancora una mentalità convenzionale da banca centrale.

E allora cosa succederà se la ripresa ristagna, e le aspettative di inflazione scendono ancora di più? La Fed può fare una svolta, e inviare un messaggio credibile che in realtà non ha una mentalità così convenzionale, dopo tutto? E' difficile da credere, essendosi già mostrata incline a iniziare a portar via la coppa del punch addirittura prima che abbia inizio la festa, probabilmente ha già rivelato il suo gioco.

Spero davvero che l'economia reale riprenda ad un ritmo da rendere le mie paure infondate. Ma se così non fosse, temo che la Fed abbia appena fatto più danni di quanto non sembri essersi resa conto.


3 - QUANTO È PESANTE LA DIETA DI BERNANKE
Maria Teresa Cometto per "CorrierEconomia - Corriere della Sera"

Si è aperta una fase molto delicata nel sistema finanziario internazionale. Tutti sono con il fiato sospeso per le prossime mosse della Federal Reserve, la banca centrale americana. La paura di che cosa succederà quando comincerà a diminuire la sua politica di quantitative easing spiega la recente volatilità dei prezzi delle Borse e dei prezzi delle obbligazioni.

Il governatore della Fed Ben Bernanke ha spiegato bene, la settimana scorsa, che il processo sarà molto graduale e inizierà solo se verranno raggiunti i suoi obiettivi: abbassare la disoccupazione al 6,5% dall'attuale 7,6% e scongiurare i pericoli di deflazione (discesa dei prezzi), sostenendo in particolare il valore delle case.
Ma i mercati temono che non sia così semplice cambiare marcia e che qualcosa possa sfuggire di mano, mentre oltretutto la stessa Fed si prepara a un periodo di transizione interna, visto che Bernanke lascerà la sua carica a gennaio e il presidente Barack Obama dovrà nominare un successore.

DATI
«Il volume di titoli obbligazionari accumulato sul bilancio della Fed è straordinario e ha un solo precedente storico, che risale agli Anni Trenta, dopo l'abbandono della convertibilità del dollaro in oro», ha spiegato al CorrierEconomia Carmen Reinhart, docente di Sistema finanziario internazionale alla Kennedy school of government della Harvard university e famosa per il bestseller «Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria», scritto con Kenneth Rogoff.

Giustificato all'inizio, nell'autunno 2008, con la necessità di fermare il panico sui mercati finanziari, poi Bernanke ha esagerato, secondo i suoi due predecessori a capo della Fed. «Gli effetti benefici (del quantitative easing, ndr) appaiono limitati e decrescenti nel tempo - ha detto Paul Volcker in un discorso all'Economic club di New York a fine maggio -. Meritano attenzione i rischi di incoraggiare distorsioni speculative e un potenziale inflazionistico legati all'attuale approccio».

E Alan Greenspan, intervistato dalla tv Cnbc lo scorso 7 giugno, ha avvertito: «Prima facciamo i conti con questo livello eccessivo di titoli nel bilancio della Federal reserve - e tutti concordano che è eccessivo - meglio è. Si crede in generale che possiamo aspettare all'infinito per decidere quando muoversi. Non sono sicuro che i mercati ce lo permettano».

CONSEGUENZE
Proprio Greenspan ne sa qualcosa delle conseguenze di aspettare troppo a muoversi. Quando era presidente della Fed nel 2003 decise di mantenere i Fed fund all'1% per un intero anno anche mentre l'economia stava accelerando fino al ritmo di quasi il 4%: «quello fu il peccato originale che contribuì così tanto a produrre la bolla immobiliare e il panico finanziario», ha commentato il Wall Street Journal la settimana scorsa, ricordando che proprio Bernanke, appena entrato nel comitato dei governatori della Fed, era stato il più convinto sostenitore di quella scelta per scongiurare il pericolo di deflazione.

«L'intenzione iniziale della Fed con il QE era in effetti creare un pò di inflazione dei prezzi di certi beni, come le case, il cui valore in America era crollato del 30-35% nella crisi», aggiunge Reinhart, che però non vede ancora oggi rischi di nuove bolle. «Soprattutto non si vede una nuova corsa all'indebitamento: sia le famiglie sia il settore finanziario stanno ancora riducendo i propri debiti - continua la docente -. Ma è un processo molto lungo: ci vogliono in media sette anni perché un'economia si riprenda dopo una grave crisi finanziaria, come mostrano i miei studi. Ora siamo esattamente a sei anni dall'inizio della crisi scoppiata nell'estate 2007 con il default dei mutui subprime, quindi si vedono segni di ripresa, ma è ancora troppo debole».

Anche secondo Reinhart la Fed porta delle responsabilità nell'ultima crisi: «La missione originale della banca centrale americana, creata nel 1913 dopo una serie di crisi bancarie con momenti di panico fra i risparmiatori, era la stabilità del sistema. Ma questo obiettivo è stato dato per scontato dopo un pò, non essendoci più state crisi sistemiche dal '45 alla fine degli Anni Settanta; e l'attenzione della Fed si è spostata sull'inflazione e la disoccupazione. Così per parecchi anni prima del 2007 si è lasciato gonfiare l'indebitamento a un livello eccessivo. Ora è possibile che la Fed torni a dare maggior peso al suo mandato iniziale di tutelare la stabilità».

Una delle conseguenze della crisi è stata l'inversione della tendenza alla globalizzazione, spiega Reinhart, inventrice dell'espressione «repressione finanziaria». «Aumentando il debito pubblico dei Paesi colpiti dalla crisi, le autorità hanno spinto le banche e altri investitori istituzionali a comprare più titoli di Stato domestici, per il bisogno che il debito pubblico sia in mani più stabili. Si è verificato soprattutto in Europa, dall'Italia alla Gran Bretagna, dalla Francia alla Spagna dove, per esempio, i fondi pensione sono passati dall'avere metà del portafoglio in titoli di Stato spagnoli nel 2007 all'averlo quasi al 100% investito così». Negli Stati Uniti è diverso, perché i titoli del Tesoro Usa li comprano soprattutto le banche centrali dei Paesi emergenti.

«Per evitare la rivalutazione delle proprie monete - osserva Reinhart -. La Cina continuerà questa politica, per tenere basso il renminbi e alte le proprie esportazioni. Ma altri Paesi emergenti negli ultimi tempi hanno mostrato segni di rallentamento: da loro potrebbe venire la sorpresa di un'ondata di vendite di Treasury bond». Allora sì che la Fed potrebbe perdere il controllo della situazione, con un impatto inimmaginabile sui mercati.

 

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