1- L’ALLEANZA TRA FIAT E MEDIOBANCA E L’ALLONTANAMENTO DELL’ARIETE DELLA VALLE (PIÙ CHE CUCCIA UN RI-CUCCIA) HANNO PROPRIO QUESTO SIGNIFICATO: “IL CORSERA NON SI TOCCA” 2- MA HA RAGIONE LO SCARPARO A PALLINI QUANDO DICE DI NON CREDERE AL RINCULO DEGLI AZIONISTI PER LASCIAR SPAZIO AGLI INDIPENDENTI. SPIEGA UN AVVOCATO D’AFFARI CHE SE NE INTENDE: “SOLO FORMALMENTE HANNO FATTO UN PASSO INDIETRO. IN REALTÀ IN RCS SI È VERIFICATO UN RITORNO E UN RAFFORZAMENTO DEGLI AZIONISTI FORTI, QUELLI CHE HANNO GOVERNATO IN CORSERA PER DECENNI: FIAT-MEDIOBANCA-INTESA” 3- SCALATE ARDITE: SE OGGI ROTELLI SI METTESSE A CAPO DI UNA CORDATA OSTILE PER CONQUISTARE IL CORRIERE ENTREREBBE IN CONFLITTO CON L’INTERO PATTO DI SINDACATO RCS MA SOPRATTUTTO DIVENTEREBBE NEMICO DI UN SUO GRANDE AMICO IN AFFARI: BAZOLI 4- E’ PIÙ PROBABILE CHE FRA UN ANNO, ALLA SCADENZA, BAZOLI FAVORISCA L’INGRESSO DI ROTELLI NEL PATTO DI SINDACATO, IN MODO DA RIEQUILIBRARE CON UN’ALLEANZA ROTELLI-INTESA L’ALLEANZA CHE SI È CONSOLIDATA NELLA BATTAGLIA RCS TRA FIAT E MEDIOBANCA

Anna Del Toro per Dagospia

Gli equilibri del potere economico e finanziario in Italia hanno avuto quasi sempre come punto di ricaduta il Corriere della Sera. E oggi la storia si ripete. Nello scontro in atto tra Mediobanca-Fiat e Della Valle e nella silenziosa scalata messa in atto dall'imprenditore Giuseppe Rotelli, ora primo azionista di Rcs, c'è di nuovo al centro il destino del Corriere della Sera.

Da quando nel lontano 1984 Enrico Cuccia convocò Gianni Agnelli in Mediobanca e gli disse senza tanti preamboli che doveva acquistare il Corriere della Sera per evitarne il fallimento o per evitare che il Corsera finisse in mani poco gradite a Mediobanca, le grandi battaglie di potere hanno sempre avuto come centro nevralgico via Solferino.

Il Corriere della Sera, un giornale tradizionalmente moderato e conservatore, è comunque un pezzo di storia d'Italia ed è stato spesso lo specchio delle grandi svolte politiche: così è avvenuto con il fascismo, così è avvenuto con la loggia massonica P2 e così avvenne con i tentativi espliciti anche se incompiuti del governo Berlusconi di controllarlo.

Non si tratta semplicemente del quotidiano più venduto in Italia o, secondo alcuni, del più autorevole, ma di un simbolo del potere e al tempo stesso di uno strumento per l'esercizio del potere. Il Corriere della Sera rappresenta al tempo stesso un'area moderata, elettoralmente importante e, in qualche modo, una parte della borghesia industriale e finanziaria italiana.

D'altronde basta dare un'occhiata al patto di sindacato per capire che ai vertici di Rcs ci sono quasi tutti i rappresentanti del capitalismo italiano. E la cronaca più recente ci racconta, per stare all'oggi, che è stato proprio un editoriale del 16 ottobre 2011 sul Corriere della Sera a firma Mario Monti a decretare la fine del governo Berlusconi. E che alla presidenza dell'Rcs è arrivato da poco un montiano doc: l'avvocato Angelo Provasoli.

Oggi i protagonisti non sono più gli stessi. Al posto di Enrico Cuccia ci sono Alberto Nagel e Renato Pagliaro, al posto di Gianni Agnelli, Yaki Elkann. L'ultimo grande vecchio rimasto si chiama Giovanni Bazoli. Dunque la storia si ripete in tono minore e un po' sbiadito ma quel triangolo del potere che sta tra Fiat-Mediobanca e gruppo Intesa sembra voler resistere anche di fronte alle ultime turbolenze.

L'alleanza tra Fiat e Mediobanca e l'allontanamento di Della Valle hanno proprio questo significato: "Il Corsera non si tocca". Ha ragione Della Valle quando dice di non credere al passo indietro degli azionisti per lasciar spazio agli indipendenti. "Solo formalmente hanno fatto un passo indietro - spiega un avvocato d'affari che se ne intende- in realtà in Rcs si è verificato un ritorno e un rafforzamento degli azionisti forti, quelli che hanno governato in Corsera per decenni: Fiat-Mediobanca-Intesa".

C'è chi sussurra che le mura di questo triangolo siano deboli e che in via Solferino potrebbero essere infrante dal lancio di un opa frutto di una alleanza tra Diego Della Valle e Giuseppe Rotelli. Tecnicamente è possibile. Della Valle potrebbe acquistare sul mercato un pacchetto di circa il 6 per cento, che sommato al 16,5% di Rotelli e a quello già in suo possesso si avvicinerebbe alla soglia dell'opa obbligatoria ma chi lo conosce racconta che Giuseppe Rotelli non ha almeno per il momento alcuna intenzione di aprire le ostilità verso quel patto di sindacato Rcs che raccoglie a oggi il 58% del capitale.

Perchè deve essere chiaro che si tratterebbe a questo punto di un take over ostile e dunque per nulla pacifico. Il perchè è piuttosto semplice. Se oggi Rotelli si mettesse a capo di una cordata ostile per conquistare il Corriere della Sera entrerebbe in conflitto con l'intero patto di sindacato Rcs ma soprattutto diventerebbe nemico di un suo grande amico in affari: Giovanni Bazoli.

Non bisogna mai dimenticare che se Giuseppe Rotelli è riuscito a conquistarsi il San Raffaele con 405 milioni cash e l'accollo di 320 milioni di passività lo deve in primo luogo al gruppo Intesa che è stato il regista finanziario di tutta l'operazione. E' vero che negli affari non si guarda in faccia a nessuno ma l'imprenditore Rotelli conosce bene Giovanni Bazoli e sa bene che al banchiere non piacciono le scalate ostili. Quando il gruppo Ambrosiano conquistò la gloriosa Comit, fiore all'occhiello di Enrico Cuccia, lo fece con l'accordo del grande vecchio di Mediobanca mai con azioni ostili.

E allora in che modo Giuseppe Rotelli farà pesare il suo costosissimo pacchetto di azioni Rcs? Il nostro avvocato d'affari, osservatore attento delle cose della finanza milanese, un'idea ce l'ha: "Una scalata ostile Della Valle-Rotelli? Non ci credo. E' più probabile che fra un anno, quando scadrà il patto di sindacato Rcs, il gruppo Intesa e in particolare Giovanni Bazoli favorisca l'ingresso di Rotelli nel patto di sindacato, in modo da riequilibrare con un'alleanza Rotelli-Intesa l'alleanza che si è consolidata nella battaglia Rcs tra Fiat e Mediobanca". Un mosaico, aggiunge il nostro interlocutore, che potrebbe essere modificato dalla variabile Generali e dal recente conflitto tra Mediobanca e Generali nell'affare Fonsai.

 

 

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