1- MACCHÈ FIORITO E FINMECCANICA, IL TERREMOTO PER POLITICA E FINANZA PARTE DA SIENA! 2- DOVE SONO FINITI I SOLDI PER L’ACQUISTO A UN PREZZO MAI VISTO DI ANTONVENETA? BALLANO UNO/DUE MILIARDI DI EURO. MA PER I GIORNALONI L’INCHIESTA SENESE NON ESISTE 3- INDAGATO MUSSARI. ASCOLTATI GRILLI E TARANTOLA (DOV’ERA LA PRESIDENTESSA RAI CHE ALL’EPOCA ERA A CAPO DELLA VIGILANZA DI BANKITALIA?). TREMA TUTTO IL PD (LOCALE E NAZIONALE), CHE DA SEMPRE CONTROLLA L’ISTITUTO E MAGNIFICÒ L’OPERAZIONE 4- ANTONVENETA VALEVA 2,3 MA FU ACQUISTATA A 9 MILIARDI, CHE DIVENTARONO 10,3. 5- QUEL PATTO D’ACCIAIO TRA MUSSARI E PROFUMO: UNO VOLA ALL’ABI, L’ALTRO A MPS 6. MANDATE UNA RASSEGNA STAMPA A MUSSARI: “L’INCHIESTA? NON HO LETTO I GIORNALI”

1- UN MONTE DI GUAI!
Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"


Qui ballano miliardi di euro, altro che Fiorito o Finmeccanica. A Siena procede in gran silenzio un'inchiesta delicatissima sul Monte dei Paschi a cui, stranamente, nessuno mostra interesse. Eppure il filone portato avanti da tre pubblici ministeri e dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza sull'acquisizione di Antonveneta nel 2007, a un prezzo assolutamente folle, rischia di stravolgere il sistema bancario e politico nazionale.

Per cinque ordini di ragioni. Per l'iscrizione sul registro degli indagati del numero uno dei banchieri italiani, Giuseppe Mussari (che da presidente di Banca Mps curò l'operazione). Per la drammatica situazione in cui versa quella che fino a pochi anni fa era considerata la terza potentissima banca italiana.

Per l'indiretto coinvolgimento di più esponenti di primo piano del giro del governo Monti - ascoltati in qualità di persone informate sui fatti - come il ministro dell'Economia Vittorio Grilli (ex direttore generale del Tesoro all'epoca) e la presidente Rai Anna Maria Tarantola (a quei tempi funzionario generale di Bankitalia).

Per le ripercussioni inevitabili sul Pd nazionale, nato in contemporanea a quell'operazione, che da sempre, attraverso proconsoli toscani del Pci prima, Pds e Ds poi, «controlla» il Monte anche attraverso la sua Fondazione.

LA «CRESTA»
E infine per quel miliardo e passa di euro (forse più, forse due) che a detta degli inquirenti mancherebbe all'appello e a cui si starebbe dando la caccia dentro e fuori i confini tricolore, ipotizzando operazioni estero su estero con giganteschi ritorni illeciti. Ma di tutto questo nessuno parla.

Con preoccupazione se ne discute invece nei Palazzi del potere da quando, a maggio, l'inchiesta per aggiotaggio, manipolazione del mercato sul titolo azionario di Banca Mps e ostacolo alle attività di vigilanza, è deflagrata con le perquisizioni a Mussari (nel frattempo diventato presidente dell'Abi) di alti vertici presenti e passati di Mps indagati, di istituti di credito nazionali e soprattutto delle sacre, e fin lì inviolate mura, della storica sede di Rocca Salimbeni.

A quel punto la banca più antica del mondo, nata vent'anni prima l'approdo di Colombo nelle Americhe, nota per la sua storica solidità (e liquidità) e per quella «senesità» che un tempo univa dipendenti, funzionari e dirigenti, ha traballato più della certificazione di bilancio del 2011 con quel passivo impensabile solo pochi anni fa: quasi 5 miliardi di euro.

Con l'esplosione del bubbone giudiziario la città di Siena, la «banca rossa» e i referenti romani hanno preso atto che qualcosa era cambiato per sempre. E si sono resi conto che adesso, oltre a scandagliare nei segreti di Antonveneta, rischia di venire a galla anche la politica panem et circenses di distribuzione a pioggia del denaro secondo un diktat politico & bancario che non ha eguali al mondo: la generosa Fondazione Mps che controlla la Banca Mps essendone l'azionista di maggioranza, è infatti formata da più «deputati» espressi in numero di otto dal Comune, cinque dalla Provincia, uno dalla Regione. Tutti a guida Pd.

L'ENTUSIASMO DEMOCRATICO
Ma entriamo nell'inchiesta. Figlia della defunta Abn Amro, di proprietà della Santander di Emilio Botin, la banca del Nord Est viene acquistata nel novembre 2007 dal Monte dei Paschi spendendo 9 miliardi e rotti di euro che poi diventano 10,3 miliardi (a fronte di un aumento di capitale di cinque) quando appena due mesi prima gli spagnoli l'avevano comprata per 6,6 miliardi di euro.

Una plusvalenza di quasi quattro miliardi, che potrebbe ulteriormente salire se si trovassero riscontri alle indiscrezioni, tutte da dimostrare, di un altro bonifico partito lo stesso giorno per la Spagna. L'operazione valse al Santander il plauso dei mercati finanziari, soprattutto perché tenne per sé la partecipazione «Interbanca», il corporate di Antonveneta che valeva un 1,6 miliardi.

A Mps restò solo l'entusiasmo della stampa locale e tricolore, della triplice sindacale e dei maggiorenti Pd. A nulla servirono le proteste di impiegati e piccoli azionisti increduli su un'operazione che aveva dilapidato la Banca e la sua Fondazione, fatta in assenza di un'approfondita due diligence, con l'apertura ad hoc di un fresh da un miliardo di euro, sottoscrivendo un contratto a oggi mai reso pubblico.

In un'assemblea del 2008 questa operazione venne presa di petto da poche persone: «Si è comprata una banca - attaccò l'ex dipendente Romolo Semplici - pagandola molto più del suo reale valore, costringendo il Mps a svendere pezzi storici del proprio patrimonio e aziende con buona redditività e obbligando anche la controllante Fondazione a dissanguarsi con un esorbitante e imprevisto impegno finanziario».

VALEVA 2, PRESA A 9
A complicare le cose, tre anni dopo, arriverà la conferma del presidente uscente del collegio sindacale, Tommaso Di Tanno. Che ai soci rivelerà: «Il valore patrimoniale della banca era di 2,3 miliardi e fu acquistata per 9 miliardi. Non entro nel merito se il prezzo di 9 fosse appropriato...».

Nel merito, oltre a Semplici (vicino al centrodestra) hanno provato a entrarci pochissimi altri. Uno è Pierluigi Piccini, storica espressione del vecchio Pci, già sindaco di Siena, dirigente di Mps France prossimo alla messa a riposo («La nostra lista civica sbotta - più volte ha sollevato in consiglio comunale la questione Antonveneta, ma nessuno della maggioranza ci ha voluto ascoltare. Ecco il risultato»).

Un altro è Nicola Scoca, direttore finanziario della Fondazione Mps, che a Report (la trasmissione della Gabanelli su Rai3) ha raccontato di esser stato licenziato dopo aver presentato uno studio che sollevava perplessità sulle copiose, insensate, uscite di denaro. Poi, in questa città ovattata nel silenzio, ci hanno provato alcuni blogger locali (L'eretico, il Cittadinonline, Fratello illuminato, il Gavinone), Raffaele Ascheri autore di un volume su Mussari, il battagliero leghista Maurizio Montigiani, un ex comunista verace come Mauro Aurigi, ora del Movimento Cinque Stelle, l'avvocato Luciano Peccianti passato nel'Idv di quell'Elio Lannutti firmatario di numerose interrogazioni.

E infine Gabriele Corradi, papà del calciatore Bernardo, candidato di una lista civica sconfitto nella corsa a sindaco dall'ex parlamentare Pd Franco Ceccuzzi che definì l'operazione Antonveneta «un capolavoro di Mps». Rivela Corradi: «In una riunione dei capigruppo in consiglio comunale il presidente della Fondazione Mancini confessò che lui di Antonveneta era venuto a conoscenza solo dopo la sua acquisizione. Era gravissimo. Significava che la Fondazione era stata letteralmente bypassata dal presidente della Banca».

PROFUMO DI GUAI
Che in quel momento era giust'appunto Giuseppe Mussari, ex comunista dichiaratamente Pd, ex presidente della stessa Fondazione, diventato poi nel luglio del 2010 presidente dell'Abi grazie alle sue innegabili doti e a capacità relazionali assolutamente trasversali.

Mussari, su cui pende la spada di Damocle del rinvio a giudizio per concorso morale in turbativa d'asta e falso in una vicenda collaterale legata all'ampliamento dell'aeroporto di Ampugnano (l'udienza davanti al gup è fissata per il 19 ottobre) ha sempre respinto ogni accusa e qualsivoglia insinuazione.

E con lui il Monte, che non ha risparmiato querele e azioni civili. Il successore di Mussari, Alessandro Profumo, dopo aver ricordato che quand'era ad di Unicredit gli venne «offerto di acquistare Antonveneta a un prezzo più basso» e che rifiutò «perché il costo mi sembrava alto», pochi giorni fa è tornato su Antonveneta dopo l'assemblea straordinaria che ha visto protestare i dipendenti-soci: «Ad oggi non abbiamo elementi per avviare azioni di responsabilità sulle passate gestioni di Banca Mps. Se li avessimo - ha detto Profumo - faremmo ogni azione necessaria per tutelare gli interessi della Banca. Quando il quadro sarà chiaro decideremo cosa fare». Più chiaro di così si muore, anche se si è in vita da prima di Colombo. (1. Continua)


MPS: INCHIESTA ANTONVENETA; MUSSARI, NON HO LETTO GIORNALI
(ANSA)
- "Non ho letto i giornali, non ho niente da dire". Cosi' il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, risponde ai giornalisti a proposito di quanto scrive il Giornale secondo cui lo stesso Mussari, gia' presidente di Mps, potrebbe essere stato iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'acquisizione di Banca Antonveneta.

 

CORRADO PASSERA - GIUSEPPE MUSSARI - VITTORIO GRILLIGIUSEPPE MUSSARI E ALESSANDRO PROFUMO jpegPIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARI GIUSEPPE MUSSARI FABRIZIO VIOLAPIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARI hpa32 veltroni giu mussariANNA MARIA TARANTOLA Anna Maria Tarantola lilloangio25 giuseppe mussari giustina destroLOGO ANTONVENETAMPS LINGRESSO DI ROCCA SALIMBENI SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA SEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENAGabriello ManciniMussari Passera Bassanini tremonti-mussari-draghi mussari infelpatomontepaschi siena sede

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO