bollore berlusconi

OPA OPA STOP STOP - AGCOM: FINCHÉ BOLLORÉ CONTROLLA TELECOM, NON POTRÀ PRENDERSI MEDIASET. LA LEGGE GASPARRI VIETA UN CONTROLLO COSÌ FORTE DELLE TELECOMUNICAZIONI - DI PIÙ: SILVIO E VINCENT DEVONO DIMOSTRARE DI NON ESSERE D'ACCORDO (E PERLOPIÙ LO SONO), PERCHÉ ALTRIMENTI SAREBBERO COSTRETTI A VENDERE LE QUOTE

Claudio Tito per la Repubblica

 

La corsa di Vivendi alla conquista di Mediaset sembra finita in un cul de sac.

La scalata si trova davanti un muro difficile da superare: la legge Gasparri e l’Authority delle comunicazioni. Ci sono quattro parole che costituiscono la vera barriera: abuso di posizione dominante.

BOLLORE BERLUSCONIBOLLORE BERLUSCONI

 

L’Agcom, infatti, dal 21 dicembre scorso ha avviato una «verifica» sul rastrellamento effettuato in Borsa delle azioni delle tv berlusconiane. Le conclusioni ci saranno il 21 aprile. Ma i lavori preliminari svolti dai quattro commissari hanno già offerto alcuni punti fermi: il primo di questi è che una eventuale Opa (Offerta pubblica d’acquisto) di Vivendi non sarebbe giuridicamente accettabile. Sostanzialmente, l’azienda francese non può andare oltre quel 30% che la colloca come secondo azionista di Mediaset, dietro Fininvest.

 

Bisogna però andare per ordine. Lo scorso 12 dicembre, dopo una vera e propria battaglia sul contratto che le due aziende avevano sottoscritto per l’acquisizione di Mediaset Premium, Vivendi ha iniziato a comprare sul mercato i titoli del Biscione. In pochi giorni è salita dal 3 per cento al 30 per cento. Un investimento corposo: quasi 1,2 miliardi. Il prezzo in appena nove giorni è praticamente raddoppiato: è passato da 2,71 euro a 4,57. Bolloré ha fermato il suo shopping prima di Natale per non incorrere in un altro obbligo di legge: per superare la soglia del 30 per cento avrebbe dovuto lanciare formalmente un’Opa.

 

angelo cardani agcomangelo cardani agcom

Fininvest in quei giorni ha organizzato le sue difese: ha speso circa 120 milioni per acquistare altre azioni Mediaset e poi si è rivolta alla Consob. Sulla base della nota trasmessa alla Commissione presieduta da Giuseppe Vegas, si è attivata anche l’Agcom. Che il 21 dicembre scorso ha appunto avviato un «procedimento » per «verificare» la possibile violazione delle norme sui “Servizi di media audiovisivi e radiofonici”. Un pacchetto che si basa essenzialmente sulla famigerata legge Gasparri.

 

In particolare l’Agcom fa riferimento a due commi (il 9 e l’11) dell’articolo 43 dello stesso Testo unico.

 

RECCHI ARANUD DE PUYFONTAINE CATTANEORECCHI ARANUD DE PUYFONTAINE CATTANEO

In quella seduta dell’Authority, dunque, si consuma di fatto il primo passaggio della vicenda. I commissari sono tutti concordi nel considerare “nulla” una eventuale Opa di Vivendi. Decisione che verrebbe comunicata ufficialmente alla Consob solo nel caso in cui Bolloré ufficializzasse l’Offerta pubblica di acquisto. Nella delibera, però, ci sono già due passaggi che indicano questo orientamento. Due «considerato» che si trovano nella parte finale della delibera composta di sei pagine.

 

«Considerato che l’articolo 43, comma 11» del Testo unico prevede che le imprese i cui ricavi nel settore delle comunicazioni elettroniche superano il 40% dei ricavi complessivi di quel settore, «non possono conseguire nel sistema integrato delle comunicazioni (Sic) ricavi superiori al 10 per cento del sistema medesimo ».

 

E «considerato» che la presenza di Vivendi in Telecom «potrebbe configurare violazione del citato articolo 43». Ma è un condizionale superato dai fatti. Secondo i dati diffusi giovedì scorso dalla stessa Agcom, Telecom — da sola — detiene già il 44,7% del mercato delle comunicazioni elettroniche e Mediaset già rappresenta il 13,3% del Sic. Un solo soggetto, insomma, non può detenere il controllo delle due aziende. Una delle due andrebbe ceduta a un terzo soggetto.

 

VINCENT BOLLORE ARNAUD DE PUYFONTAINEVINCENT BOLLORE ARNAUD DE PUYFONTAINE

Non a caso all’Autorità per le comunicazioni hanno fatto presente, in alcuni contatti informali con entrambi i gruppi, che anche in caso di soluzione amichevole del contenzioso, l’intesa dovrebbe comunque essere comunicata proprio perché vengono superate le soglie anti-concentrazione fissate dalla legge.

 

Ma c’è di più. L’indagine in corso sta valutando una possibilità ulteriore: il «disinvestimento ». Se si appurasse che l’investimento di Vivendi non è meramente finanziario ma si configurasse anche in questa fase (ossia senza avere il controllo di Mediaset) come abuso di posizione dominante, allora proprio in virtù dello stesso comma 11, la conseguenza sarebbe ancora più radicale. Si arriverebbe a sollecitare la rinuncia a un pacchetto di azioni. Un orientamento del genere, però, non è ancora definitivo e potrà essere formalizzato solo a conclusione dell’indagine. Che si chiuderà ad aprile.

 

PIERSILVIO BERLUSCONI E FEDELE CONFALONIERIPIERSILVIO BERLUSCONI E FEDELE CONFALONIERI

Da considerare che entro il 21 gennaio sia Vivendi sia Mediaset dovranno presentare all’Authority tutta la documentazione per illustrare e giustificare le loro posizioni. E da quel momento la Commissione avrà tutti gli elementi per giudicare.

 

Forse non è un caso che negli ultimi giorni il titolo Mediaset abbia vissuto in borsa una fase di sostanziale stallo. E forse non è nemmeno un caso che il nuovo governo abbia assunto una linea critica nei confronti del colosso francese ma attendista. « La vicenda — ha detto il neo premier Paolo Gentiloni — non ci lascia indifferenti ma non è il governo che può intervenire » .

GENTILONIGENTILONI

 

« Questo — aveva avvertito solo l’altro ieri il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda — non è un Paese dove si possano fare scorrerie » . Di certo il quadro delle due aziende e dei colossi italiani impegnati nel settore televisivo e delle comunicazioni è destinato a cambiare.

 

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...