TWITTER A WALL STREET? PUO’ ESSERE IL COLPO DELL’ANNO - QUOTAZIONE IN BORSA SEMPRE PIU’ VICINA, LA VALUTAZIONE E’ DI 11 MILIARDI DI DOLLARI - ESPERTI DI FINANZA IN GRANDE SPOLVERO MA IL RICORDO DEL FLOP DI FACEBOOK INCOMBE - IL SOCIAL E’ UN BOCCONCINO PRELIBATO: IN SALITA ANCHE GLI ACCOUNT A PAGAMENTO (QUEST’ANNO 545 MILIONI DI DOLLARI) - APPLE CI FARA’ UN PENSIERINO?...

1- ADDIO COMIZI E COMUNICATI STAMPA LA CAMPAGNA È TUTTA UN "HASHTAG"
Eugenio Occorsio per "Affari & Finanza - la Repubblica"

Ormai è familiare il termine hashtag, il punto di raccolta di un argomento dove fanno capo i messaggi riguardanti quel problema. Il prefisso è # (diverso dall'indirizzo individuale che invece è identificato con l'@). È il primo passo verso una conoscenza diffusa e quindi la fiducia indispensabile per la quotazione. Twitter sta preparando un posizionamento più strutturato dal quale poter decidere rapidamente se fare il salto verso il Nasdaq. Nell'ottobre 2012 ha acquistato un'azienda di videoclip, Vine, e ha ristrutturato il servizio fotografico per far concorrenza a Instagram di Facebook.

Poche settimane prima aveva rilevato una web design agency di Washington, la Nclud. Ha poi cominciato una campagna di partnership e joint-venture, che l'ha portato per esempio in Russia a concludere un accordo con il motore di ricerca Yandex. Del resto, da Barack Obama a Papa Benedetto XVI, non c'è grande del pianeta che non abbia scoperto Twitter come mezzo per comunicare. Capi di Stato e di governo di 123 Paesi (su 193 iscritti all'Onu) usano il network. In Italia la campagna elettorale si gioca sul terreno di Twitter prima che su qualsiasi altro.

Dimenticati o almeno ridimensionati i vecchi comizi, le strette di mano nei mercati rionali, i comunicati alle agenzie di stampa, politici di ogni colore e provenienza, da Mario Monti a Pierluigi Bersani, da Casini a Tremonti per non parlare di Beppe Grillo, affidano a Twitter messaggi, prese di posizione, informazioni. Il tutto alimenta in modo esponenziale il volume di tweet e la popolarità del network.

Ma quello che succede all'estero va molto più in là. In Giappone nella notte del Capodanno 2013 è stato raggiunto il record di tutti i tempi con lo scambio di 33.388 tweet al secondo per gli auguri. In America, quando morì Michael Jackson nel giugno 2009 per giorni e giorni i follower martellarono Twitter al ritmo di 100mila post all'ora finché la rete collassò. Impallidiscono al confronto le statistiche degli esordi: 400mila tweet per trimestre nel 2007. Nel 2012 si è passati a 340 milioni al giorno.


2- TWITTER VOLA VERSO LA BORSA UN CINGUETTIO PER GUARIRE DALLA SINDROME DI FACEBOOK
Eugenio Occorsio per "Affari & Finanza - la Repubblica"

Undici miliardi di dollari. Più o meno quanto fu valutata all'emissione nel 2012 Groupon (che però ha perso l'81% da allora), quasi sei volte Zynga (-75% in un anno) e due volte Linkedin (anch'esso non ha avuto vita facile nella prima fase), ma ancora nettamente meno di Facebook che pur con tutte le svalutazioni vale oggi 60 miliardi. Ecco gli ultimi pronostici per la gara che appassiona il mondo delle corporation americane, quelle tecnologiche ma non solo: la quotazione in Borsa di Twitter, il superpopolare social network di microblogging che sta conoscendo una fortuna senza pari in tutto il mondo e sta crescendo a ritmi addirittura più rapidi di quelli di Facebook.

Da quando, alla fine dell'anno, il fondatore e attuale presidente Jack Dorsey, insieme con il Ceo Dick Costolo, ha detto che i tempi «potrebbero essere maturi», la scommessa è che entro il 2013 sarà lanciata quella che si preannuncia sicuramente come l'Ipo dell'anno. Gli esperti delle banche d'investimento leggono come segnali inequivocabili gli ultimi movimenti di "risorse interne", come dicono i consulenti aziendali: Ali Rowghani è stato promosso da capo della finanza a direttore generale, come nuovo Cfo è stato assunto Mike Gupta proveniente da Zynga, Mike Wuidson, il fondatore di Newsvine, è entrato come vicepresidente.

Sono tutti esperti non tanto di tecnologia quanto, appunto, di riassetto finanziario e di preparazione alla quotazione. Se ne sentiva il bisogno: la contabilità di Twitter, che in fondo è poco più di una startup di immenso successo (esiste da fine 2006), è abbastanza caotica e poco trasparente, complice il fatto che la società è incorporata nel Delaware, una specie di Liechtenstein americano.

La grancassa mediatica in tutto il pianeta sembra destinata ad eclissare quella che ha circondato l'Ipo di Facebook nel giugno scorso. Con un vantaggio: nel caso del network di Zuckerberg le eccessive aspettative hanno portato a sopravvalutare il titolo, che infatti prima è piombato in pochissimi mesi del 50% poi si è rabbiosamente ripreso ma è tuttora sotto l'emissione di oltre il 20%. Alla quotazione la società valeva 84 miliardi ma nei giorni precedenti c'era stato chi aveva ipotizzato una valutazione superiore ai 100 miliardi. Niente di tutto questo nel caso di Twitter, è la rassicurazione della stessa società: si farà tesoro della lezione, si procederà con maggior cautela e le decisioni verranno prese con la dovuta sobrietà ed umiltà.

La cosa da fare a questo punto è capire quanto vale l'azienda. La Greencrest Capital, una società di consulenza che in passato ha indovinato molte stime nell'hitech, calcola la cifra di 11 miliardi di cui si diceva, basandosi sulle trattative sul mercato secondario, su alcune recenti iniezioni di capitale pro quota, sul fattore psicologico-promozionale. Ma ci sono altri elementi, prima di tutti il rumour che gira insistentemente da qualche giorno circa le intenzioni della Apple di acquistare la società. Quando? Qui si entra in un labirinto machiavellico: se il merger viene annunciato ufficialmente prima della quotazione ma questa non è ancora stata effettuata e procede comunque, sono anticipabili entusiasmi al fulmicotone allo sbarco sul Nasdaq.

Se l'operazione invece è compiuta, sempre prima, l'Ipo non ci sarà mai. Ma se viceversa verrà smentito nell'imminenza della quotazione, potrebbe dare un colpo non indifferente alle valutazioni. Le stesse trattazioni sul mercato secondario, riferisce la Greencrest, portavano il valore di Twitter a 8 miliardi a fine 2011, poi a 10 nella prima metà dell'anno scorso, ma subito dopo nettamente più in basso in conseguenza del tonfo in Borsa di Facebook. Insomma sono molto sensibili ai fattori ambientali. Solo nelle ultime settimane il valore "informale" è tornato a salire.

C'è poi l'eterno spinoso problema del modello di business di questi network e delle difficoltà di avviare un meccanismo virtuoso di redditività. Twitter sembra averlo trovato con la formula degli "account speciali", quelli che hanno un dichiarato valore propagandistico (attori, cantanti, personaggi pubblici di ogni tipo, anche associazioni, non per ora partiti né personaggi politici che continuano a twittare gratis). Il primo anno in cui questa figura è esistita è stato il 2012 che si è chiuso in effetti con un balzo del fatturato pubblicitario, corrispondente grosso modo al totale delle revenue: dai 140 milioni di dollari del 2011 si è passati a 288. La società specializzata eMarketer prevede che quest'anno si salirà a 545 milioni e nel 2014 a 807.

L'appuntamento con il miliardo, che Dorsey aveva fissato all'anno prossimo, è rinviato, ma forse non di molto. Dipenderà fra l'altro dal mix geografico degli inserzionisti. Per ora, malgrado non più del 15% degli account sia localizzato negli Stati Uniti, il mercato americano genera l'83% del fatturato pubblicitario. È già un miglioramento rispetto al 95% del 2011, ma sembra che per quest'anno non ci si discosterà molto dalla quota attuale. Gli emissari di Dorsey stanno cercando di spingere sulla raccolta in Europa e Asia, ma per ragioni che vanno da quelle congiunturali a quelle culturali non è facile. Corollario ovviamente inscindibile a tutto questo è la popolarità del sito, che per ora cresce incontenibile.

Gli episodi si susseguono, l'ultimo viene ancora dall'America ed è del 9 gennaio: a Tuscaloosa, Alabama, è stata inquadrata con una certa insistenza durante il derby di football la fidanzata di AJ McCarron, il quarterbackdi casa che era in campo: Katherine Webb, 23 anni, 1,90 di altezza, già Miss America. Bene, su Twitter si è scatenato un folle scambio di messaggi di ammiratori che ha raggiunto l'incredibile numero di 175mila post a fine gara. Tanto che il telecronista Brent Musburger, 73 anni, non ha potuto che constatare in diretta il fatto che "sta succedendo qualcosa, in tribuna c'è una ragazza in effetti stupenda che sta calamitando l'attenzione".

Apriti cielo: di fronte alle proteste dei benpensanti offesi (" stop salivating, vuoi smetterla di sbavare appresso a una che potrebbe essere tua nipote?", diceva un post), la rete tv Espn ha emesso un comunicato di imbarazzate scuse. Ci ha pensato la stessa Katherine a sdrammatizzare: «In fondo non vedo cosa ci sia di male nel chiamare beautiful una ragazza». Ovviamente su Twitter

 

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