UNIPOL-SAI CHE VEGAS E' NEI PASTICCI? - DOPO LE PERQUISIZIONI DELLA SETTIMANA SCORSA, I VERTICI DELLA CONSOB DOVRANNO FORNIRE SPIEGAZIONI AL PM ORSI SUL PERCHE' AUTORIZZARONO LA FUSIONE TRA UNIPOL E FONSAI. MA LO FARANNO DA TESTIMONI O DA INDAGATI?

Paolo Colonnello per ‘La Stampa'

E' chiaro che, appena il pm Luigi Orsi avrà esaminato i risultati delle perquisizioni di venerdì scorso presso Unipol e Consob, i vertici dell'organismo di controllo della Borsa dovranno andare in Procura a fornire qualche spiegazione. Il punto è capire come ci arriveranno, cioè se da indagati o da testimoni.

Scorrendo infatti il decreto di perquisizione con il quale le Fiamme Gialle del valutario hanno eseguito l'ordine del magistrato, emerge come lo scontro interno alla Consob sull'opportunità o meno di fornire semaforo verde all'operazione di fusione tra Unipol e Fonsai, deve essere stato feroce.

Se infatti l'Ufficio analisi quantitative guidato da Marcello Minenna aveva riscontrato «un differenziale negativo di fair value» nel portafoglio strutturati «rispetto ai valori comunicati da Unipol, che si colloca tra i 592 e i 647 milioni di euro», non si capisce come mai il rilievo non sia stato accolto nella delibera adottata il 13 dicembre 2013 dalla Consob con il voto decisivo del presidente Giuseppe Vegas che diede in sostanza il via libera all'operazione sul concambio.

Del resto lo stesso documento testimonia le divisioni interne: contro la delibera votò Michele Pezzinga, il commissario Consob che si dimise dopo due giorni e che, davanti al pm ha riempito verbali esprimendo tutte le sue perplessità sull'operazione. Accusando inoltre Vegas di avere svolto una forma di consulenza per i "vigilati" di Unipol.

L'altro commissario, Paolo Troiano invece si astenne permettendo così che la Commissione non avanzasse rilievi a Unipol, facendo proprie le valutazioni della Divisione Informazioni Emittenti guidata da Angelo Apponi, che non aveva rilevato nulla di strano nella stima dei valori dei derivati Unipol. Il problema è che, stando al verbale di Minenna, il portafoglio strutturati di Unipol «presentava caratteristiche che ne inficiavano l'efficacia».

Pezzinga rincara la dose e accusa il presidente Vegas di non aver fornito nel giugno 2013 all'Ivass gli esiti parziali dell'analisi sugli strutturati di Unipol, secondo lui allora «già altamente affidabili» ma che, in un carteggio con l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni, Vegas preferì rappresnetare come «parziali e senza un sufficiente grado di definizione». Ora la procura vuole vederci chiaro.

Scrive il pm Orsi che, a due anni dalla pubblicazione del progetto Plinio che evidenziava le criticità del patrimonio Unipol, «pare dunque ancora controverso quale sia il valore del portafoglio titoli strutturati della società e quale sia, quindi, il patrimonio netto di questa impresa».

Una circostanza «che ha un riflesso rilevante sulla veridicità delle comunicazioni sociali di questo emittente. Ma soprattutto, questa opacità può essersi riflessa sulla correttezza dei concambi di fusione. Pare chiaro che, se i valori rispettivamente ascritti alle 4 società fuse, non fossero stati correttamente individuati, ne sarebbe conseguita una iniqua ripartizione del "peso" dei soci delle quattro società in quella - UnipolSai - scaturita dalla fusione».

Più nello specifico, secondo il pm, sarebbero state diffuse «notizie false» sul valore degli strutturati quando venne reso noto il progetto di fusione il 20 dicembre 2012, nel comunicato stampa diffuso il 27 dicembre dello stesso anno e nel successivo del 24 aprile 2013, quindi nel documento informativo sulla fusione del 24 dicembre 2013. «Tutte condotte concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo della società fondente e a manipolare il peso degli azionisti delle rispettive società nell'ambito dell'oggetto della fusione».

 

 

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