DELLA VALLE PUNTA LA QUOTA DI ROTELLI? LO SCARPARO VUOLE ALMENO CONVINCERE LA FAMIGLIA A VOTARE CONTRO L’AUMENTO

1 - DELLA VALLE PUNTA LA QUOTA DI ROTELLI?
Carlotta Scozzari per "Il Secolo XIX"

Prove di dialogo tra i due principali soci fuori dal patto di Rcs, da una parte Diego Della Valle e dall'altra Giuseppe Rotelli e famiglia. Il numero uno della Tod's, forte della sua partecipazione dell'8,695% nel gruppo editoriale, secondo quanto risulta al Secolo XIX, anche attraverso lo studio Bonelli Erede Pappalardo, starebbe cercando il dialogo con gli avvocati e la famiglia dell'imprenditore del settore ospedaliero nonché primo socio singolo di Rcs al 16,55 per cento.

Non è un mistero, infatti, che Della Valle sia intenzionato a votare contro l'aumento di capitale da 400 milioni che sarà al centro dell'assemblea straordinaria della società che edita il Corriere della Sera in calendario il 30 maggio. Sono allineate a Della Valle le famiglie Benetton e Merloni, con partecipazione in Rcs rispettivamente del 4,79 e 2 per cento.

Dall'altra parte della barricata, invece, cioè già schierato a favore dell'aumento di capitale, c'è soltanto il 44% della società (tra cui i soci forti Fiat, Intesa Sanpaolo e Mediobanca), decisamente meno rispetto al 58% blindato dal patto, mentre ancora non è chiara la posizione di soci di peso come l'Italmobiliare dei Pesenti (7,747% di Rcs).

E' chiaro quindi che in tale contesto disomogeneo rispetto alla ricapitalizzazione Rotelli e famiglia potrebbero rappresentare l'ago della bilancia nell'assemblea di fine mese. E' proprio per questo motivo che Della Valle sarebbe in pressing. Mister Tod's, secondo quanto trapela, si starebbe muovendo su due binari: convincere la famiglia Rotelli a votare contro l'aumento, se non addirittura cercare di rilevare almeno parte della sua quota.

La situazione è fluida ed è plausibile ipotizzare che, mentre Della Valle rema da una parte, Mediobanca e Intesa si stiano muovendo nella direzione opposta, cercando di spingere Rotelli a non partecipare all'assise o di farlo esprimendosi a favore dell'aumento. Intanto, una simulazione di esperti indipendenti per il comitato "parti correlate" di Rcs, al lavoro sui potenziali effetti diluitivi della ricapitalizzazione (peraltro già ampiamente preannunciati), ha mostrato come al crescere dello sconto peggiori più che proporzionalmente la diluizione per i non partecipanti.

Ipotizzando uno sconto del 40 e del 50% nell'emissione di azioni, chi non sottoscrive del tutto si vede diluito del 67,6% o dell'81,1%, ma se si partecipa al 20% la diluizione si attesta rispettivamente al 54,1% o al 64,9 per cento. Intanto, ieri, il comitato di redazione dei periodici di Rcs, dieci dei quali sono a rischio chiusura, ieri ha annunciato che «diffida l'azienda dall'avviare o proseguire trattative per la cessione di singole testate o gruppi di testate».


2 - RCS, LE BANCHE CHIEDONO 6 MESI DI STABILITÀ AI SOCI
R.M. per "la Stampa"

Un impegno a non vendere per sei mesi dalla fine della ricapitalizzazione. Il lock up è una delle condizioni chieste ai soci dalle banche per aprire l'ombrello e garantire l'aumento di capitale di Rcs. In tal modo se l'assemblea di fine mese lo approverà, una volta completato l'aumento, tra i grandi azionisti non si potrà muovere nulla fino a gennaio del 2014, appena due mesi prima della scadenza naturale del patto. È quanto si apprende dal documento informativo per ottemperare alle norme in tema di operazioni con parti correlate. In cui vengono elaborate simulazioni sulla diluizione degli azionisti che non aderiranno.

Uno dei motivi dello scontento che hanno portato al pressing degli ultimi giorni per rivedere i termini del riassetto e del rilancio del gruppo editoriale, dopo i malumori espressi, ad esempio, da Diego Della Valle. Al momento però non sarebbero in corso trattative, dopo le intese sul debito per 575 milioni siglate a metà aprile.

Nel frattempo, sempre nel documento citato, si legge che i sette istituti che garantiranno l'aumento fino a 182,5 milioni di euro (su 400 milioni di aumento il patto si è impegnato per 200 milioni) riceveranno commissioni tra i 7,7 e i 12 milioni. Si tratta comunque di commissioni ritenute «congrue» dal comitato parti correlate, che si era espresso con parole identiche sul costo del finanziamento bancario.

Sul fronte sindacale intanto è atteso giovedì l'avvio del confronto sui nove periodici dei dieci messi in vendita e che l'azienda ha detto di voler chiudere a fine giugno senza singoli compratori. Il comitato di redazione dei periodici Rcs ha diffidato l'azienda «dall'avviare o proseguire trattative per la cessione di singole testate o gruppi di testate». L'ipotesi poi di una cigs a zero ore per i giornalisti coinvolti è poi da ritenersi, per il Cdr, «inaccettabile, irricevibile e immorale, anche alla luce dell'entità degli emolumenti incassati dall'amministratore delegato e dal consiglio di amministrazione»


3 - RCS, LE BANCHE "BLINDANO" I SOCI PER L'AUMENTO
Andrea Greco per "la Repubblica"

Continua la guerra psicologica tra azionisti finanziari, azionisti industriali e management su Rcs. Ma saranno "costretti" a convivere almeno un altro anno, perché la prossima ricapitalizzazione prevede un lock-up ai soci del patto che detiene il 58% per almeno sei mesi dalla fine dell'operazione necessaria dotare la società editrice di nuova finanza.

A tre settimane dall'assemblea chiamata a votare l'aumento da 400 milioni tutto resta avvolto nell'incertezza. Non è chiaro se l'ipotesi di un voto contrario (serve un terzo dei voti) sia concreta, né se il monito dei soci critici quasi tutti gli "industriali", convinti che il piano di rilancio avvantaggi i creditori - potrà mitigare il piano finanziario messo a punto dopo tre mesi di fatiche dall'ad Pietro Jovane con le banche.

Per ora non ci sono nuove trattative, e i creditori sono freddi. «C'è il rischio di riaprire un vaso di Pandora», spiega un banchiere. Il tempo non è una variabile indipendente: anche se il Codice civile prevede che l'aumento si faccia entro l'ok al bilancio 2013 (tra un anno), buona parte del debito da 846 milioni è in scadenza, e per rifinanziarlo le banche hanno chiesto più capitale.

Intanto il clima attorno al management peggiora. In poche settimane l'ad ha visto tre consiglieri dimettersi, proteste crescenti dei giornalisti e mugugni al vertice. Il Cdr dei 10 periodici Rcs - che saranno chiusi a giugno se non riesce la vendita per testate ha messo in guardia l'ad («proseguire trattative per cessioni costituirebbe una gravissima e concreta violazione degli accordi aziendali, nazionali e ministeriali sullo stato di crisi in corso»). Il cda Rcs ha già scartato i due candidati compratori Prs e Veneziani, per la pochezza delle offerte: ora potrebbero rifarsi avanti, e pare ci sia anche il fondo Vela imprese. Domani intanto parte il tavolo con il Cdr dei periodici.

La partita più delicata riguarda però il confronto tra azionisti e creditori. Finora la ricapitalizzazione ha il consenso del 44% dei soci pattisti, con Intesa e Fiat disposte
a coprire l'inoptato del patto fino al 50% dell'aumento (200 milioni). Un pool di banche - Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas, Ubi, Mediobanca, Commerzbank, Banco popolare e Bpm coprirà 182 milioni di eventuale inoptato, in cambio di commissioni fino a 12 milioni (il 6,5%, tasso che i periti indipendenti hanno dichiarato «congruo»), e dell'impegno dei pattisti a mantenere le azioni per sei mesi dopo l'operazione; si arriva quasi a marzo 2014, quando il patto Rcs scade.

Sempre i periti hanno stimato che la diluizione per chi non sottoscrive l'aumento sarà più che proporzionale. Se lo sconto sul prezzo di emissione ex diritto fosse del 50%, Diego Della Valle dall'8,7% scivolerebbe all'1,64% in caso di mancata adesione, Giuseppe Rotelli (16,5%) a poco più del 3%.

 

 

Diego della valleGIUSEPPE ROTELLIS.O.S. Corriere della SeraSEDE CORRIERE DELLA SERA John Elkann ENRICO CUCCHIANI GIOVANNI BAZOLI SCOTT JOVANEPROTESTA DEI LAVORATORI PERIODICI RCS A MILANO ALBERTO NAGEL

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