SBANKITALIA - TUTTI A PARLARE DELLE CONSIDERAZIONI DI VISCO. MA POCHI SI SONO ACCORTI CHE VIA NAZIONALE HA DECISO UN DIVIDENDO DA 380 MILIONI A FAVORE DELLE BANCHE! L’ANNO SCORSO ERANO 70

Massimo Mucchetti per “l’Unità

La Banca d’Italia ha remunerato i detentori delle sue quote di capitale con 380 milioni contro i 70 dell’anno precedente. La decisione non era ovvia. Anche perché la Bce, nell’accogliere la riforma, aveva raccomandato di rafforzare le riserve. D’altra parte, quando in Senato chiesi esplicitamente al governatore Visco e al ministro Saccomanni quale sarebbe stato il dividendo di quest’anno, posto che il valore di 7,5 miliardi dato alla banca centrale era calcolato partendo da un dividendo di 450 milioni, ebbi risposte vaghe. Sappiamo bene che non si potevano, allora, dare cifre precise, ma via Nazionale, in quei giorni, lasciava presagire un incremento modesto del dividendo, diciamo sui 100 milioni.

MASSIMO MUCCHETTI ROMANO PRODIMASSIMO MUCCHETTI ROMANO PRODI

Senonché un dividendo dell’1% netto non avrebbe indotto alcun investitore istituzionale ad acquistare le quote, pari ai due terzi del capitale di Banca d’Italia, che Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Carige, Generali e Inps devono vendere per rispettare la soglia statutaria del 3%. Certo, la legge prevede che la Banca d’Italia possa acquistare le quote invendute per ricollocarle poi. Ma un tale acquisto deve avvenire a prezzo di mercato. E allora qualche transazione dovrebbe pure avere luogo, possibilmente con decenza e frequenza.

Altrimenti la Banca d’Italia si caricherebbe di quote proprie illiquide, magari in misura superiore al 10% previsto per le Spa quotate, titoli che dovrebbe pure svalutare. Insomma, un bel pasticcio. Visibile a occhio nudo fin da subito. Ma il governo Letta non volle vedere. E le opposizioni erano troppo impegnate in una battaglia verbale e demagogica per cogliere il punto che avrebbe aperto loro un’autostrada. Il nodo era così reale che nelle banche si temeva di commettere un falso in bilancio attribuendo a quote invendibili la rivalutazione ufficiale, sulla quale, peraltro, pagavano l’imposta.

Luigi Federico Signorini, Salvatore Rossi, Ignazio ViscoLuigi Federico Signorini, Salvatore Rossi, Ignazio Visco

Adesso, con il dividendo di 380 milioni, che regala un rendimento del 5% sul valore di rivalutazione di 7,5 miliardi, la Banca d’Italia cerca di tranquillizzare i potenziali acquirenti. Basterà? Al momento non una quota è passata di mano. Ora la mossa via Nazionale l’ha fatta. Altra non ne ha. Se il mercato delle quote non parte avremo un problema serio.

La norma lascia tre anni di tempo, ma sei mesi rappresentano un periodo già sufficiente per capire quel che si deve capire su quella che di fatto, è un’offerta di titoli a un pubblico selezionato. I potenziali acquirenti, in primis le fondazioni, di origine bancaria, si chiederanno se questo rendimento del 5% possa essere credibile non solo a valere sul bilancio 2013 ma anche su quelli futuri.

IGNAZIO VISCOIGNAZIO VISCO

Correttamente, Ignazio Visco, ha avvertito che il dividendo verrà deciso sulla base dei risultati annuali e delle esigenze patrimoniali. Dunque, zero garanzia. Basterà la speranza supportata da una moral suasion? I conti della Banca d’Italia consigliano cautela. Il 2013 è stato un anno buono, ancorché il valore delle riserve auree sia crollato da 99 a 68 miliardi e con esso siano molto diminuiti i conti di rivalutazione (che recepiscono le plusvalenze implicite sui lingotti) da 87 a 54 miliardi. Il 2013 si è chiuso con un utile ufficiale di 3 miliardi, contro i 2,5 dell’esercizio precedente. Ma il vero risultato della Banca d’Italia è il risultato lordo che viene ripartito tra la banca stessa, lo Stato e i quotisti.

Nel 2012, esso era formato dall’attribuzione alle riserve statutarie del loro proprio rendimento (478 milioni), dall’accantonamento al fondo rischi generali (2645 milioni) e dall’utile prima delle imposte (4428 milioni).

FEDERICO GHIZZONI FEDERICO GHIZZONI

Nel 2013, essendo stata abolita l’attribuzione a riserve del rendimento delle medesime, restano l’utile prima delle imposte (4678 milioni) e l’accantonamento al fondo rischi generali (2183 milioni). Come diceva Totò, è la somma che fa il totale. E il totale da ripartire è di 6,8 miliardi l’anno scorso contro i 7,5 dell’anno precedente. Dunque, il 2013 è andato meno bene, ancorché si collochi molto al di sopra degli esercizi 2011, 2010 e 2009. A voler esser pignoli, il risultato del 2013 è stato aiutato anche dalla plusvalenza realizzata sulla partecipazione Generali passata alla Cdp sulla base di una valutazione di massima di 766 milioni.

Come è stato dunque ripartito il risultato lordo? Nel 2012 (come quasi sempre in passato), la Banca d’Italia aveva preso la fetta più grande. Tra attribuzione alle riserve del rendimento delle medesime, accantonamento a fondo rischi generali e attribuzione a riserve del 40% dell’utile netto, si era assegnata 4123 milioni per rafforzare il patrimonio. Nel 2013, invece, la Banca d’Italia riesce a trattenere 2941 milioni. Lo Stato tra imposte e attribuzione dell’utile residuo sale da 3427 a 3532.

ALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLAALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA

I privati passano da 70 a 380 milioni. Senza la privatizzazione (ricordiamo che il governo Letta ha revocato la norma che prevedeva la pubblicizzazione della banca centrale), in un esercizio meno buono e comunque sostenuto da proventi straordinari come quelli di Generali, la Banca d’Italia ha lasciato uscire 400 milioni in più rispetto al 2012.

A questo punto i casi sono due: o il rafforzamento patrimoniale uber alles è una mania di via Nazionale o è un obiettivo davvero prioritario. Nel primo caso, lo Stato dovrebbe rivedere tutta la storia e riallineare la consistenza patrimoniale della Banca d’Italia alle consorelle europee paragonabili (i modi si trovano).

carlo messina e moglie carlo messina e moglie

Nel secondo, ammesso e non concesso che il mercato delle quote si crei, ci dovremmo chiedere se questo mercato non si sarebbe potuto creare meglio con una valutazione molto più bassa e meno fiscalmente onerosa del capitale della Banca d’Italia, che avrebbe consentito un monte dividendi proporzionalmente inferiore e magari un pò più certo.

Se poi lo Stato avesse avuto bisogno di soldi per l’Imu o per gli 80 euro, li avrebbe potuti prelevare direttamente dalla Banca d’Italia sotto forma di residuo dell’utile che gli spetta per legge, diminuendo per un anno gli accantonamenti al fondo rischi generali e alle riserve statutarie, senza compiere questi giri complicati e pe

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...