IL CINEMA DEI GIUSTI - SE UN FILM SI CHIAMA “DISCLOSURE DAY”, È CHIARO CHE TUTTO RUOTI ATTORNO A UNA QUALCHE RIVELAZIONE FINALE CHE CI DOVREBBE APRIRE GLI OCCHI SUL FATTO CHE NELL’UNIVERSO NON SIAMO SOLI - EPPURE ANCHE SE QUESTA RIVELAZIONE SUGLI UFO E SUGLI ALIENI OVVIAMENTE C’È ALLA FINE DEL FILM, IN FONDO NON CI IMPORTA TANTO SAPERE COSA FARANNO E COME SARANNO GLI ALIENI, O QUANTA CARICA POLITICA ABBIA IL FILM, QUANTO VEDER SVILUPPARE UNA SORTA DI APPELLO ALL’INCLUSIONE, ALLA SOLIDARIETÀ, AL FATTO DI RIUSCIRE A CAPIRE CHI È DIVERSO DA NOI - GRANDE FILM CATTOLICO, CHE MOLTO PIACERÀ A PAPA LEO, COL SUO MESSAGGIO SULL’EMPATIA, SULLA LETTURA DELLA BIBBIA APPLICATA ANCHE AL MONDO ALIENO, È UN BEL RITORNO DI SPIELBERG AL SUO CINEMA DI FANTASCIENZA CHE TANTO ABBIAMO AMATO. IN SALA… - VIDEO
Disclosure Day di steven spielberg
Marco Giusti per Dagospia
Se un film si chiama “Disclosure Day”, è chiaro che tutto ruoti attorno a una qualche rivelazione finale che ci dovrebbe aprire gli occhi sul fatto che nell’universo non siamo soli.
Eppure anche se questa rivelazione sugli UFO e sugli alieni ovviamente c’è alla fine di “Disclosure Day”, ultimo film diretto da Steven Spielberg, che firma anche il soggetto, mentre la sceneggiatura è firmata da un maestro del thriller come David Koepp, durante le due ore e 25 minuti di durata del film, in fondo non ci importa tanto sapere cosa faranno e come saranno gli alieni, o quanta carica politica abbia il film, ce l’ha, certo,
Disclosure Day di steven spielberg
quanto veder sviluppare attraverso la narrazione, puramente cinematografica, fatta di regia, sceneggiatura, della fotografia di Janusz Kaminski, della musica del vecchio, vecchissimo John Williams, di interpretazione, Emily Blunt, Josh O’Connor, Colman Domingo, Colin Firth, Eve Hewson, una sorta di appello all’inclusione, alla solidarietà, al fatto di riuscire a capire il linguaggio di chi è apparentemente diverso da noi.
Per questo, forse, c’è un personaggio, la Jane di Eve Hewson, che è stata novizia, ci sono le suore, c’è un messaggio di fraternità cattolica. E, soprattutto, ci sono due protagonisti, la metereologa Margareth Fairchild di Emily Blunt e il ricercatore Daniel Kellner di Josh O’Connor, che riescono una a parlare la lingua aliena e l’altro a capirla. Sorta di fratellini, di Hansel e Gretel, che sono stati scelti fin da piccoli e studiati, per poter farci capire cosa ci devono dire gli alieni.
Disclosure Day di steven spielberg
Curiosamente anche in un recente horror, “Obsession”, torna, ma in chiave parecchio diversa, la favola di Hansel e Gretel dei Grimm. E in entrambe le citazioni a mancare è proprio la strega che se li vuole mangiare. O forse la strega è il cattivo del film, Noah Scanlon, interpretato da Colin Firth con un capoccione alla Gianfranco D’Angelo, direttore della Vardex, la società che per il governo studia e nasconde le attività aliene.
Noah vuole entrare nella testa di Jane per uccidere il suo ricercatore più brillante, quasi un figlio, appunto Daniel Kellner, il suo Hansel. Perché lo vuole fare? Per non lasciare trapelare nulla di 70 anni di ricerche e di conferme sulle attività aliene. La tesi è sempre quella del… no, non siamo ancora pronti. Non facciamo esplodere il panico.
Ma quando saremo pronti? Non vi accorgete di quel che sta accadendo nel mondo?, sembra chiederci Spielberg senza scomodare né Gaza (in fondo è il regista di “Munich”), né Trump né Putin. Il mondo, nel film, e non solo, sta scoppiando in attesa dell’arrivo di una guerra mondiale, stavolta scatenata dalla Corea.
E i vecchi alieni, che studiamo dai tempi di Roswell, grazie alla loro fatina buona sulla terra, l’Hugo di Colman Domingo, in fondo l’altra faccia della strega Noah, non a caso sta costruendo una casetta da Hansel e Gretel per Margaret e Daniel in un magazzino abbandonato a Kansas City, dove i ragazzi cresciuti capiranno il senso della loro missione, devono farci capire qualcosa. Qualcosa che capiremo grazie alle capacità di parlare e di capire dei due protagonisti.
Come fosse la Rivelazione dell’Apocalisse di San Giovanni (ricordate il titolo) o della sua versione blues, il “John the Revelator” di Son House. Grande film cattolico, che molto piacerà a Papa Leo, col suo messaggio sull’empatia, sulla lettura della Bibbia applicata anche al mondo alieno, malgrado qualche spielbergata un po’ mielosa, è un bel ritorno di Spielberg al suo cinema di fantascienza che tanto abbiamo amato. In sala.
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