narducci izzo

“FRANCESCO NARDUCCI MI FECE INTENDERE DI ESSERE IL MOSTRO DI FIRENZE” - ANGELO IZZO RICORDA: “MI PORTÒ A VISITARE UNA CHIESA ADIACENTE AL CIMITERO DI PERUGIA, PIENA DI QUADRI E SIMBOLI TEMPLARI. MI PARLÒ DIMOSTRANDO UNA NOTEVOLE CONOSCENZA DEI FATTI DI UNA COPPIA UCCISA NEL 1974 IN TOSCANA - NARDUCCI VENIVA CHIAMATO CON IL SOPRANNOME DI BORIS KARLOFF PER QUESTA SUA MANIA DEI RITI DI SANGUE” - LE AFFERMAZIONI DI IZZO HANNO TROVATO ALCUNE CONFERME MA LA PROCURA DI PERUGIA HA ARCHIVIATO TUTTO…

Gian Pietro Fiore per “Giallo”

 

ANGELO IZZO

“Ricordo che in un’occasione Francesco Narducci portò me e Gianluigi (un amico di Izzo, ndr) a visitare una chiesa di cui non ricordo il nome, ma adiacente al cimitero di Perugia, piena di quadri e simboli Templari. Mi parlò, senza rivelarmi sue responsabilità, ma dimostrando una notevole conoscenza dei fatti di una coppia uccisa nel 1974 in Toscana. Non so se alludeva ad una vittima del cosiddetto mostro di Firenze, tuttavia mi diede delle spiegazioni esoteriche che ricordo solo in parte. L’omicidio dovrebbe essere stato commesso di sabato e la donna era stata penetrata con un ramo o qualcosa del genere, e il ragazzo doveva essere molto giovane e molto bello”.

 

ANGELO IZZO

Avete letto bene. Francesco Narducci, il medico di Perugia morto l’8 ottobre del 1985 in circostanze misteriose, avrebbe chiaramente lasciato intendere di essere il Mostro di Firenze. A scriverlo è Angelo Izzo, la “Belva del Circeo”, in un documento inviato il 29 dicembre del 2016 all’allora procuratore di Belluno, Francesco Saverio Pavone.

 

L’OMICIDIO DEI DUE FIDANZATI

Pochi giorni prima di scrivere queste parole, Angelo Izzo, che sta scontando due ergastoli nel carcere di Velletri, aveva confidato allo stesso procuratore di conoscere la verità su Rossella Corazzin, la diciassettenne scomparsa per sempre il 21 agosto del 1975 mentre passeggiava tra i boschi di Tai di Cadore, nel Bellunese.

 

FRANCESCO NARDUCCI

In questa sua confessione, Izzo aveva dichiarato che la ragazza era stata “utilizzata” per un rito esoterico celebrato proprio nella villa del gastroenterologo Francesco Narducci, sul lago Trasimeno (Perugia). Lo stesso Izzo, quindi, ha riferito ai giudici che Narducci, già noto per essere un cultore di riti esoterici, gli avrebbe lasciato intendere di aver partecipato a uno dei delitti del Mostro di Firenze.

 

In particolare, come avete letto nelle dichiarazioni di Izzo, Narducci gli avrebbe parlato dell’omicidio di Pasquale Gentilcore e della sua fidanzata Stefania Pettini, di 19 e 18 anni, avvenuto il 14 settembre del 1974 nella frazione di Rabatta, vicino a Borgo San Lorenzo (Firenze).

 

FESTA NELLA VILLA DI FRANCESCO NARDUCCI

Gentilcore fu raggiunto da cinque colpi di pistola, mentre alla ragazza spararono tre colpi, che però non la uccisero. La povera Stefania venne trascinata, ancora viva, fuori dall’auto e colpita 96 volte con un coltello. Fu ferita al seno e al pube. Angelo Izzo ha poi dichiarato che, secondo quanto raccontatogli da Narducci, l’assassino infierì sulle parti intime della ragazza con il ramo di un albero di vite. Un dettaglio, questo, che ha fatto subito pensare a un movente di tipo esoterico.

 

Non solo. Angelo Izzo ha rivelato al procuratore altri particolari inquietanti su Narducci. Eccoli: dice ancora: «Narducci veniva chiamato con il soprannome di Boris Karloff per questa sua mania dei riti di sangue. Non diedi molto peso alle cose che mi disse, tanto che ne ho un ricordo vago. Certamente però concordammo che noi potevamo essere la “mano militare” di una setta esoterica dedita a quei riti. Un discorso quasi analogo sull’impiego delle nostre capacità militari al servizio di gente potente appartenente a tali sette, mi fu fatto tempo prima da un’altra persona, Serafino D.L.».

 

massacro del circeo angelo izzo

L’allora procuratore di Belluno ha sentito Izzo per la seconda volta il 9 dicembre del 2016. In quella occasione Izzo ha accusato Narducci di aver partecipato anche lui al rapimento di Rossella Corazzin.

 

Ecco cosa ha detto: «Mi è venuto in mente che Gianni Guido (uno dei complici di Izzo nel massacro del Circeo, ndr) ebbe a rifermi, allorquando mi raccontò del rapimento della ragazza (Rossella Corazzin, ndr), che Francesco Narducci si trovava anche lui in vacanza a Cortina. Riferisco questo fatto non escludendo che anche Narducci possa aver partecipato a questo rapimento. Io ho conosciuto Narducci un paio d’anni prima dei fatti di cui stiamo parlando, avendolo incontrato presso un “Motel Esso” nei pressi di Firenze. In quella circostanza Narducci mi fu presentato da Serafino D.L. e nell’occasione parlammo di fatti di esoterismo.

FESTA NELLA VILLA DI FRANCESCO NARDUCCI

 

A quell’epoca Gianni Guido era fidanzato con tale Alessandra C., ma al contempo aveva una seconda storia con tale Elisabetta N., figlia di un avvocato bolognese. Riferisco questo particolare in quanto da Gianni Guido appresi che questa Elisabetta era a Cortina nello stesso periodo in cui vi si trovava Narducci.

 

Mi è venuto altresì in mente un altro particolare, non riferito prima, che forse è utile alle indagini. Mi riferisco al fatto che durante la “cerimonia” nella villa di Narducci, allorquando tutti noi violentammo Rossella, posizionata nuda su un tavolo, Serafino dopo aver recitato delle formule ebbe a incidere con la spada che impugnava alcuni tagli su un polso, o forse su entrambi i polsi della ragazza. Sangue che fu raccolto in una coppa.

 

FRANCESCO NARDUCCI CON I PARENTI

Non escludo che delle gocce di sangue possano essere cadute sul tavolo. Voglio precisare, e di questo ne ho un ricordo preciso, che la giovane, a seguito della patita violenza, ha perso sangue dalla vagina. Pertanto tale perdita ha sicuramente macchiato il tavolo sopra il quale la ragazza era stata distesa. Al termine della violenza, prima ancora che io andassi via, Francesco Narducci e i suoi due amici perugini, rimasti a me sconosciuti, hanno avvolto in un plaid di lana la ragazza, ancora viva, portandola in un’altra stanza.

 

FRANCESCO NARDUCCI

Subito dopo Narducci è rientrato nella stanza per salutarci, mentre gli altri due perugini non li ho più visti». Izzo, dopo queste dichiarazioni, era stato subito indagato dalla Procura di Belluno, che però, per competenza territoriale, aveva trasmesso gli atti a Perugia. I giudici perugini, tuttavia, hanno archiviato l’inchiesta senza effettuare accertamenti.

 

NON SONO STATE FATTE LE ANALISI NECESSARIE

A Giallo parla l’ex procuratore di Belluno, Francesco Saverio Pavone: «Izzo racconta una serie di particolari sulla scomparsa di Rossella Corazzin che trovano riscontro nelle indagini che in un primo momento avevo delegato alla Direzione investigativa antimafia di Padova. Dalle indagini, anche attraverso una testimonianza diretta, risulta che Narducci era effettivamente a Cortina il giorno in cui fu rapita la ragazza, così come ha detto Izzo.

 

FRANCESCO NARDUCCI

La Dia, che indagò con grande professionalità, ha accertato anche che in quel periodo c’era uno studente di Medicina di 25 anni che si presentava alle ragazze con un finto nome. Ad alcune aveva detto di chiamarsi Gianni. Poteva essere proprio lui, Narducci. Izzo, inoltre, ha detto che Rossella Corazzin fu portata via su un fuoristrada.

 

Lo stesso fu riferito da una testimone, Dora Coletti, tre mesi dopo la scomparsa di Rossella. Ebbene, Izzo non avrebbe mai potuto sapere cosa riferì quella testimone 40 anni fa. Inoltre il casolare di Rimini in cui Izzo ha detto di aver visto Rossella sotto l’effetto di farmaci esiste davvero.

 

LA VILLA DI FRANCESCO NARDUCCI AL LAGO TRASIMENO

Tra l’altro un testimone ha riferito che Narducci apparteneva alla massoneria, ma anche a una setta dedita proprio a riti esoterici. Infine Izzo mi disse altre cose che poteva sapere solo dopo aver conosciuto di persona Rossella Corazzin. Insomma, secondo il mio parere, non si può dire che Izzo sia inattendibile per partito preso. Era necessario fare una serie di accertamenti sulle sue dichiarazioni. Non essendo più di mia competenza, avevo trasmesso gli atti alla Procura di Perugia, che invece ha preferito archiviare.

 

Io avrei disposto degli accertamenti all’interno della villa sul lago Trasimeno. Anche perché con l’aiuto delle nuove tecnologie si sarebbe potuto verificare se su quei mobili c’erano effettivamente delle tracce di sangue. Era doveroso approfondire, mi sorprendo che questo non sia stato fatto. Mi auguro che ci siano elementi nuovi tali da consentire alla Procura di Perugia di riaprire le indagini su quella povera ragazza».

 

FRANCESCO NARDUCCI

Anche secondo Antonio La Scala, presidente di Penelope Italia e avvocato dei cugini di Rossella, «la versione di Izzo può essere compatibile con la verità», anche se «è difficile che le indagini portino ai nomi e ai cognomi dei responsabili di questi presunti reati». Certo è che le primissime indagini sulla scomparsa di Rossella si concentrarono su una pista sbagliata. E questo, forse, comportò una perdita di tempo eccessiva per arrivare alla verità.

 

A sottolinearlo è Olivia Bonetti, la giornalista de “Il Gazzettino” che conosce bene la vicenda: «Quello che fa rabbrividire è che all’epoca la scomparsa di Rossella venne considerata inizialmente un allontanamento volontario. Si persero così ore preziose per le ricerche. Poi le ricerche ci furono, ma dopo un temporale che aveva indebolito ulteriormente le tracce. Insomma, l’indagine era partita male». Le rivelazioni di Izzo, però, sembrerebbero in buona parte verosimili. Non resta che approfondire e verificare tutte le sue parole.

Francesco Narducci

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