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GUERRA ALLA MOVIDA - A BOLOGNA IL COMUNE OBBLIGA I MARKET DEL CENTRO A VENDERE BIRRA CALDA: SCATTA LA SERRATA DEI GESTORI CONTRO L’ORDINANZA - IL LEADER DEI “BAUSTELLE”: "I DIVIETI NON SERVONO, I RAGAZZI VANNO A COMPRARSI LA BIRRA NEL QUARTIERE VICINO"

BOLOGNA ORDINANZA BIRRA CALDABOLOGNA ORDINANZA BIRRA CALDA

1. CONTRO LA MOVIDA IL COMUNE ORDINA: “I MARKET VENDANO SOLO BIRRA CALDA”

Franco Giubilei per “la Stampa”

 

L’ultima misura contro gli eccessi alcolici della movida l’ha adottata il comune di Bologna, obbligando i minimarket della zona universitaria, in pieno centro storico, a vendere la birra a temperatura ambiente, cioè caldissima, quindi imbevibile. Lo scopo è chiaro: stroncare l’acquisto di bevande che costano un terzo rispetto ai bar.

 

La restrizione è accompagnata dall’anticipazione degli orari di chiusura alle 9 di sera, quando finora erano state le 11, e tutto questo fino al 15 ottobre. I gestori, provenienti perlopiù dal Bangladesh e dal Pakistan, l’hanno presa male ed è scattata la protesta: saracinesche serrate per tre giorni, accuse all’amministrazione di voler farli chiudere, addirittura le chiavi dei negozi consegnate simbolicamente all’assessore competente durante una manifestazione a Palazzo D’Accursio. 
 

Il quale assessore, Emilio Lepore, ha contrattaccato annunciando maggiori controlli anche sugli ambulanti abusivi, che con carrelli e mastelli pieni di ghiaccio si aggirano per il centro vendendo lattine e bottiglie.

BIRRA CALDA BOLOGNABIRRA CALDA BOLOGNA

 

Parlando ai microfoni della radio locale Città del Capo, ha anche invitato i titolari dei negozi, la comunità del Bangladesh in particolare, a partecipare alla lotta contro il traffico illegale di alcolici, che nasconderebbe un racket vero e proprio, aiutando le autorità a individuare i commercianti irregolari. La movida ad alto tasso alcolico ovviamente non è un problema solo bolognese.
 

Il Botellon torinese

a Torino si aspetta con una certa ansia l’edizione estiva del Botellon (in italiano «bottiglione», ndr), festa studentesca per la fine degli esami universitari in programma venerdì sera in piazza Carlo Alberto e molto temuta dai residenti dopo gli sfracelli dello scorso febbraio, quando piazza Cavour venne ricoperta di rifiuti e bottiglie vuote.

 

BOLOGNA ORDINANZA BIRRA CALDA 2BOLOGNA ORDINANZA BIRRA CALDA 2

Il Botellon è un fenomeno nato in Spagna una ventina d’anni fa, quando i ragazzi hanno cominciato a darsi appuntamento nelle piazze o nei parchi per far festa, possibilmente spendendo poco, dunque portandosi dietro il necessaire per bere e fumare in compagnia. Ieri c’è stato un incontro fra comandante dei vigili, assessore al decoro e studenti organizzatori: sulla pagina Facebook dell’evento, - oltre 1.300 fan - sono uscite dichiarazioni tranquillizzanti, con inviti a rispettare la piazza e a usare i cassonetti, in modo che la manifestazione possa ripetersi in futuro. Si vedrà. 
 

I divieti nella Capitale

A Roma, dove piazze storiche come Campo De’ Fiori si sono trasformate negli anni in ritrovi affollatissimi di ragazzi, con annessi problemi di alcol, il comune ha emesso un’ordinanza che prevede una serie di divieti nelle zone sensibili (fra cui piazza Navona, Trastevere, Testaccio e Ponte Milvio, oltre a Campo De’ Fiori): proibito il consumo di alcolici dalle 24 alle 7 in strade e piazze, così come l’uso di contenitori in vetro dalle 22 alle 7. 
 

movida violentamovida violenta

Negli stessi orari il divieto riguarda anche la vendita di alcolici da asporto sia da parte delle attività commerciali che dei distributori automatici. Per chi sgarra, multe da 280 euro ai negozianti e di 150 ai consumatori.

 

2. “I DIVIETI NON SERVONO”

Da “la Stampa”

 

Francesco Bianconi è il leader dei Baustelle, per cui sta per cominciare a scrivere le canzoni in vista di un nuovo disco. E’ anche autore di un romanzo, «La Resurrezione della Carne», uscito per Mondadori.

 

Dalla sua casa di Milano al quartiere Isola, situata in una zona di locali e ristoranti, commenta al telefono i provvedimenti anti-alcol presi a Bologna e volti a reprimere gli eccessi della movida con interventi sui minimarket del centro: «Da cittadino di una zona di movida non mi sembra la soluzione migliore, perché alla gente basta spostarsi nel quartiere vicino per andare a comprarsi le birre a buon mercato». Insomma, il problema non si risolve, se mai si sposta.

 

FRANCESCO BIANCONI BAUSTELLEFRANCESCO BIANCONI BAUSTELLE

Cosa che in effetti sta succedendo. Può descriverci il quartiere in cui vive?
«Si chiama Isola, quando ci sono arrivato nel 2000 era un quartiere popolare con molti anziani e 3-4 centri sociali che poi hanno chiuso. Poi è cominciata quella che chiamo “newyorkizzazione”, con l’apertura di ristoranti, locali per bere, minimarket, kebabbari, posti indiani take away. Anni fa per combattere il degrado mandarono anche i militari, che però non hanno minimamente risolto i problemi. Personalmente, e lo dico anche da padre, preferisco comunque vivere in un posto con le luci accese: ho sotto casa uno di questi bar, dove fanno casino e rompono le bottiglie, ma mi sento comunque più sicuro in un quartiere vivo».
 

E dei divieti imposti ai negozi che vendono alcolici cosa pensa?
«Ho l’impressione che questi provvedimenti non servano, perché poi i giovani vanno a comprarsi le bevande altrove, per poi tornare con le birre nel posto di partenza. Sono un antiproibizionista e preferisco stare in una zona viva, anche se c’è la possibilità di convivere con qualche idiozia giovanile».
Quindi le ordinanze rischiano di essere inutili?
«Rischiano di essere dei tappabuchi che non servono a granché. Invece servirebbero di più degli interventi di educazione a lunga scadenza, politiche educative sull’uso dell’alcol, ma sono cose lunghe, che si fanno col tempo. Da cittadino di un quartiere di movida i divieti di vendere birra fredda per scoraggiare i clienti non mi sembrano la soluzione migliore: i ragazzi vanno a comprarsela da un’altra parte». 
 

BIANCONI BAUSTELLEBIANCONI BAUSTELLE

 

3. “BASTA CON LE NOTTI INSONNI I GIOVANI POSSONO DIVERTIRSI DIVERSAMENTE”

Paola Italiano per “la Stampa”

 

«Siamo circa un milione di persone». Simonetta Chierici, presidente del coordinamento nazionale «No degrado e mala movida», ha iniziato la sua battaglia senza sosta da Torino, piazza Vittorio. Da un anno e mezzo, ha allacciato contatti con decine di altri comitati in un’Italia spaccata da Nord a Sud tra chi la notte fa festa e chi, invece, ha il sonno funestato dal divertimento altrui. 
 

Signora Chierici, il problema è identico in ogni città?
«Fracasso, degrado, alcol, droga: sì, la degenerazione è ovunque la stessa, con peculiarità locali: ci sono posti in cui la microcriminalità è più preoccupante, ci sono città d’arte devastate. Ma il problema è più ampio: ci ha contattati un coordinamento francese analogo al nostro, in collegamento anche con spagnoli e belgi». 

movida violenta 1movida violenta 1

 

Cosa chiedete? Come si affronta un fenomeno così complesso?
«Ci rivolgiamo al governo. Dietro quello che sta accadendo c’è un fenomeno sociale complessissimo. Non chiediamo solo leggi, ma politiche culturali alternative per i giovani: che orde di tredicenni stiano fuori tutta la notte per rientrare devastati dall’alcol è un problema delle famiglie, certo, ma anche delle istituzioni. L’hanno chiamata “cultura della notte”, parlano di “aggregazione”, ma dietro c’è l’assenza di politiche serie per proporre alternative». 
 

Da battaglia contro il rumore è diventata una crociata culturale?
«É chiaro che saremmo soddisfatti già soltanto di riuscire a dormire. Ma siamo anche stanchi dei luoghi comuni con cui le amministrazioni ci rispondono». 
 

Ad esempio?

POLIZIA SCHIERATA A CAMPO DE FIORI A ROMA POLIZIA SCHIERATA A CAMPO DE FIORI A ROMA

«Che la movida porti riqualificazione: la gente orina e vomita per strada. Che il valore delle case aumenti: sono invendibili. Che se non ci sta bene dovremmo andarcene: paradossale, andare via perché i locali devono fare soldi? E che non si possa fare nulla: i regolamenti ci sono, come quelli sulle emissioni acustiche: basterebbe farli rispettare, impegnare risorse e personale nei controlli, con sanzioni certe e immediate». 
 

Avreste i numeri per fondare un partito, ci avete pensato?

«É vero che chi non vive il problema sulla sua pelle non si rende conto. Ma non c’è bisogno di un nuovo partito. Noi siamo apolitici: ma i numeri per diventare uno zoccolo duro di voti per i partiti che vogliono ascoltarci, questo sì».

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