A CASORIA, VICINO NAPOLI, IL 16ENNE ADRIANO D’ORSI È MORTO DOPO AVER MANGIATO UN GELATO. IL RAGAZZINO ERA ALLERGICO ALLE PROTEINE DEL LATTE: E' POSSIBILE CHE IL CONO SIA STATO CONTAMINATO ACCIDENTALMENTE, DATO CHE NEI GUSTI SCELTI DAL GIOVANE NON C'ERA LATTE - I FAMILIARI DEL GIOVANE CREDONO CHE IL PORZIONATORE POTREBBE ESSERE STATO USATO SENZA UNA PULIZIA ACCURATA...
Estratto dell'articolo di Gennaro Scala per il "Corriere della Sera"
«Voglio la verità. Voglio sapere perché il mio Adriano è morto», dice la madre al Corriere. La voce di Antonietta Esposito è consumata da due notti senza sonno e da una domanda a cui nessuno, per ora, sa dare risposta. Nella casa dove fino a sabato c’erano i libri dell’istituto nautico, le cuffiette lasciate sul letto e i sogni di un ragazzo di sedici anni, oggi resta il silenzio.
L’autopsia è fissata per domani. Servirà a stabilire se Adriano D’Orsi, sabato scorso, sia morto davvero per uno choc anafilattico provocato da una contaminazione alimentare, dopo aver mangiato un gelato alla frutta a Casoria, alle porte di Napoli.
Adriano conviveva con la sua allergia alle proteine del latte da quando era bambino. La conosceva bene. Ci conviveva, con quella disciplina silenziosa che spesso hanno i ragazzi costretti a crescere con un’attenzione e una responsabilità diverse. «Leggeva ogni etichetta, controllava tutto», racconta la madre in un’intervista a Il Mattino.
«Non sbagliava mai». Ed è proprio questo il punto che tormenta chi gli voleva bene: com’è possibile che un ragazzo così attento possa essere morto mangiando un cono nella gelateria che frequentava abitualmente?
È sabato e Adriano esce con i soliti amici. Una serata normale, di quelle da sedicenni. Entrano nella gelateria che lui frequenta spesso. Il personale del locale lo conosce e sa della sua allergia. Gli vengono proposti prodotti adatti, gusti privi degli elementi allergizzanti contenuti nel latte.
Adriano prende il suo solito cono. Parla, scherza, mangia. Poi qualcosa cambia. Inizia a stare male, il respiro si fa corto. Gli amici capiscono subito che non è una semplice indisposizione. Lo sorreggono, quasi lo trascinano verso la casa del padre, che abita poco distante dalla gelateria. Quando arrivano, Adriano è già in condizioni gravissime. Proprio il padre, Mauro, tenta di aiutarlo con del cortisone.
Non è chiaro se avesse con sé anche l’adrenalina, che di solito usano i soggetti allergici. Sono attimi confusi, concitati, in cui si cerca di strappare tempo alla paura. Ma quando il 118 arriva sul posto, per il ragazzo non c’è più nulla da fare.
La Procura di Napoli Nord ha aperto un’inchiesta. I carabinieri di Casoria hanno sequestrato la salma, ora custodita all’ospedale di Giugliano in Campania, e prelevato campioni di gelato e strumenti utilizzati nel laboratorio della gelateria. Gli investigatori stanno cercando di capire se ci sia stata una contaminazione accidentale.
Il sospetto della famiglia si concentra su un dettaglio: il porzionatore del gelato che potrebbe essere stato usato senza una pulizia accurata.
Ma può bastare una quantità minima di allergene a uccidere? I medici spiegano che nei soggetti particolarmente sensibili può accadere. Anche una contaminazione ridotta può provocare uno choc anafilattico fatale. Ma saranno gli esami disposti dalla magistratura a stabilire se sia davvero andata così.
[...] Adriano non era un ragazzo spericolato. Era uno che aveva imparato a convivere con la prudenza. Studiava all’istituto nautico di Bagnoli, affrontando ogni giorno il viaggio da Casoria a Napoli con la determinazione di chi aveva già deciso il proprio futuro. «Voleva diventare capitano», racconta la madre. «Mi diceva sempre: mamma, ti porterò in giro per il mondo al timone di una nave». [...]





