cuba donald trump marco rubio

DOVE PASSA TRUMP, LASCIA MACERIE: STA STRANGOLANDO L’ECONOMIA DI CUBA PER COSTRINGERE ALLA RESA GLI EREDI DI FIDEL CASTRO. MA L’UNICO RISULTATO OTTENUTO È STATO FAR SPROFONDARE L’ISOLA IN UN INFERNO: LA BENZINA COSTA 9 DOLLARI AL LITRO, I BLACKOUT DURANO GIORNI E LA MONETA NON VALE PIÙ NULLA – I TURISTI SONO SPARITI, IL CIBO SCARSEGGIA E, PER LA PRIMA VOLTA, APPAIONO I MENDICANTI CHE ROVISTANO NELLA MONNEZZA - AFFAMANDO L'ISOLA, TRUMP E RUBIO VOGLIONO ROVESCIARE IL GOVERNO CASTRISTA MA...

Estratto dell’articolo di Giovannin Porzio per la “Repubblica”

 

donald trump marco rubio

All'aeroporto José Martí c'è solo un taxi. Da quando le principali compagnie aeree hanno sospeso i voli, anche raggiungere il centro dell'Avana è diventato un problema. Alla fermata del guagua, l'autobus, c'è gente che aspetta da tre ore e sono costretto ad accettare la tariffa esorbitante pretesa dal conducente dell'almendrón, una malconcia Plymouth del '57 color pistacchio. Almeno non c'è traffico: con la benzina a nove dollari al litro, le strade sono vuote.

 

Il carburante è l'arma utilizzata da Donald Trump per strangolare l'economia cubana e costringere alla resa gli eredi di Fidel Castro. La produzione interna di greggio non supera il 40% del fabbisogno e senza le forniture che arrivavano dal Venezuela di Maduro la parabola della Revolución sembra condannata ad avvitarsi in una crisi umanitaria senza precedenti.

BLACKOUT A CUBA

 

Gli apagones, i blackout, un tempo saltuari e programmati, si prolungano per giorni, paralizzando i servizi essenziali, privando case, scuole e ospedali di acqua e corrente elettrica. Montagne di rifiuti si accumulano sui marciapiedi. Le banchine del porto sono deserte: derrate alimentari e beni di consumo scarseggiano e i prezzi si moltiplicano.

 

Per fronteggiare l'emergenza il governo sta accelerando l'installazione di migliaia di pannelli solari donati dalla Cina, destinati in primo luogo ai reparti maternità, alle sale operatorie e ai sistemi di difesa e comunicazione. Ma al calar del sole nei barrios della capitale è buio assoluto.

[...]

cuba 1

 

All'hotel Habana Libre, dove Fidel, l'8 gennaio 1959, stabilì il suo quartier generale, le luci sono spente. Non ci sono clienti. Le foto nella hall ritraggono i barbudos in trionfo sull'Avenida del Puerto e uno striscione con la parola d'ordine "Patria o muerte!". Oggi, trovare qualcuno disposto a morire per difendere la Rivoluzione è un'impresa.

 

[...] la maggioranza dei cubani non si fa illusioni: quasi due milioni, il 20% della popolazione, sono emigrati. Chi resta sogna di partire. [...]

cuba 2

 

Le casse dello Stato sono esangui.

L'industria turistica esplosa negli anni della presidenza Obama, e fonte essenziale di valuta pregiata, è ormai moribonda. Decine di alberghi, ristoranti, esercizi commerciali e bodegas di souvenir hanno chiuso i battenti. [...]

 

Cuba aveva superato le ristrettezze seguite alla caduta dell'Urss grazie agli aiuti forniti dal caudillo bolivariano di Caracas, Hugo Chávez.

 

miguel diaz canel

Ma ora il regime è rimasto senza alleati. Il presidente Miguel Díaz-Canel si ostina a imputare la crisi alla politica aggressiva dell'"imperio norteamericano", senza mai riconoscere gli errori e i fallimenti della Rivoluzione: la mancanza di riforme, la repressione del dissenso, la disastrosa gestione economica, le crescenti disuguaglianze sociali. A farne le spese sono gli strati più poveri della popolazione: chi non ha parenti all'estero né santi in paradiso.

 

Il peso, la moneta locale, non vale più niente. I risultati ottenuti nella sanità e nell'istruzione sono un pallido ricordo. Per la prima volta si vedono i cubani chiedere l'elemosina agli angoli delle strade e rovistare nella spazzatura in cerca di avanzi di cibo o di lattine da riciclare. Mentre nei quartieri più degradati si diffondono l'alcolismo, la prostituzione, l'abuso di droghe. Una dose di papelito, micidiale cocktail di ketamina e fentanyl spruzzato su una cartina, costa meno di una sigaretta.

cuba 7

 

Affamando l'isola, Trump e il segretario di Stato Rubio, di origini cubane, sperano di ottenere il rovesciamento del governo castrista. Obiettivo minimo, in vista delle elezioni americane di midterm, le dimissioni di Díaz-Canel. Ma le trattative in corso, con la mediazione discreta della Santa Sede, tra Rubio e Guillermo Rodríguez Castro, nipote del novantaquattrenne Raúl Castro, potrebbero non bastare. Il blocco di potere formato dall'esercito, dalle forze di sicurezza e dal partito è deciso a resistere.

cuba 6

 

«Magari cambieranno i dirigenti», dice sconsolato il ragazzo che su un triciclo a pedali, nella notte senza luci, mi porta sul Malecón, il lungomare dell'Avana. «Forse metteranno facce nuove. E tutto resterà come prima».

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