monaldi e sorti dubbi salai

LE FAKE NEWS SONO SEMPRE ESISTITE - I BORGIA DIPINTI COME ASSASSINI INCESTUOSI DAI TEDESCHI CHE VOLEVANO STACCARSI DALLA CHIESA DI ROMA E FAVORIRE LA RIFORMA: ARRIVA IN ITALIA ''I DUBBI DI SALAÌ'', GUSTOSO ROMANZO DELLA COPPIA MONALDI & SORTI, CHE RIBALTA VERITÀ STORICHE SPESSO SBAGLIATE (O TAROCCATE AD ARTE) - DALLA ''GERMANIA'' DI TACITO A LEONARDO DA VINCI, DALLA SCOPERTA DELL'AMERICA AL NAZISMO

 

 

1. MACCHÉ INCESTI E OMICIDI, I BORGIA ERANO PERBENE

monaldi e sorti i dubbi di salaimonaldi e sorti i dubbi di salai

Paolo Bianchi per ''Libero Quotidiano''

 

Secondo un vecchio proverbio "Nessun uomo è grande per il suo maggiordomo". Ogni essere umano è compresso nei propri limiti fisici, psichici, caratteriali. Anche i più grandi, quindi. Anche Leonardo da Vinci, per dire.

 

Leonardo a 36 anni cominciò a prendersi cura di un bambino, Giangiacomo Caprotti, poi soprannominato Salaì, contrazione di Saladino, uno scherzo per indicarne il carattere a dir poco irrequieto. Salaì, che lo stesso Leonardo nelle sue note manoscritte definì «ladro, bugiardo, ostinato, goloso», lo derubava e gli mentiva con impudenza, e tuttavia gli restò vicino per tutta la vita. Gli fu garzone di bottega, domestico, amico. Probabilmente dipinsero insieme.

 

Fra le opere della scuola leonardesca ve ne sono di attribuite a Salaì (vedi fra l' altro a Milano, alla Pinacoteca Ambrosiana).

Su questa figura è imperniato un libro tanto storicamente approfondito quanto gustoso da leggere, del duo Rita Monaldi e Francesco Sorti (di qui in poi Monaldi & Sorti). Secondo la tradizione consolidata del "manoscritto ritrovato", si immagina che appaia dalla biblioteca di una casa di riposo di Grugliate, una ricca mole di lettere inviate da Salaì da Roma, nel 1501, a un destinatario di Firenze del quale però mancano le risposte (e la cui identità si scopre alla fine).

 

monaldi e sortimonaldi e sorti

Lo stile delle missive è esilarante. Eccone un esempio: «quando me à adoctato a Fiorenza tutti ànno detto che me aveva preso perche io ero un jovanetto molto carino et asomigliavo ad Antinoo et lui me se voleva fare, anche perche me regala sempre un muchio de braciali anelli et altre cose belle, invece povereto Lionardo se è fidansato con la sciensa et l' arte sua et pensa solo a li dissegni suoi et a farsi li penzieri zozi davanti a li ritracti de femine che à dipincto opure davanti a lo spechio perche se crede molto bello, et è così che poi li vengono la tristeza et le ochiaie».

 

tacitotacito

Attenzione, però. A fianco dell' intento parodistico e comico del libro, anzi a suo fondamento, c' è l' imponente ricerca storica e bibliografica dei due autori. Oltre a umanizzare la figura di Leonardo (messo tra l' altro a indagare sull' omicidio di uno scrivano papale), gli autori si sono prefissi uno scopo molto ambizioso: far piazza pulita di svariate false notizie tramandatesi fino a oggi.

 

Fake news storiche. Innanzitutto: la "leggenda nera dei Borgia"(specie Lucrezia) a partire da Rodrigo, cioè papa Alessandro VI. Intrighi, incesti e avvelenamenti sono stati presi per buoni in quanto descritti nel diario di Johannes Burckard (Giovanni Burcardo), cerimoniere papale. Ma ci sono possibilità che il manoscritto sia un falso, in toto o per interpolazioni.

 

E nessuno ha tenuto in conto l' autorevole e monumentale ricerca dell' americano Peter De Roo (1924) che riabilita l' operato di Alessandro VI, vittima di luoghi comuni e iniziatore di un processo politico inviso ai potenti che in Germania speravano in un distacco dalla Chiesa, favorito dalla Riforma luterana.

 

lucrezia borgialucrezia borgia

Non solo ( altre clamorose fake news, secondo Monaldi & Sorti): l' umanesimo alsaziano, poi germanico, fino all' ideologia del Terzo Reich, poserebbe sul pilastro ideologico della Germania di Tacito, corposa opera del Primo secolo dopo Cristo che afferma l' esistenza di una "razza" germanica forte e pura contrapposta alla decadente stirpe romana. Ma pure sul manoscritto della Germania, affiorato nel XV secolo, ci sono forti dubbi. Le verità bibliografiche sono infestate dai falsari.

 

Ecco dunque che cosa abbiamo: un giallo storico posato su basi di rigorosa ricerca delle fonti; l' elaborazione di personaggi sia esistiti sia fantastici, inseriti nel loro contesto accuratamente ricostruito; uno stile beffardo e giocoso ricalcato sulla lingua maccheronica (alla Teofilo Folengo e Luigi Pulci); il sostegno a tesi non ortodosse, cioè la messa in dubbio di certezze conclamate, ma fondate su basi smentibili; intuizioni formulate in tempi non sospetti (questo libro è uscito per la prima volta in Olanda nel 2007, e, best seller, viene proposto nell' originaria lingua italiana ora).

alessandro sesto borgiaalessandro sesto borgia

 

Un esempio: secondo la testimonianza del Vasari, in Vaticano sarebbe esistito un dipinto del Pinturicchio in cui Alessandro VI si inchina a Gesù Bambino sorretto da una Madonna con il volto di Giulia Farnese, presunta amante papale. Nella mostra Pinturicchio pittore dei Borgia, in corso adesso a Roma, è esposto un frammento di quel dipinto, ma la Madonna ha il volto di tutte le altre Madonne del Pinturicchio. Insomma, i Borgia vittime del gossip e delle fake news, un po' come Belen che fuma in aereo.

 

 

2. I «FAKE»? STORIA (MOLTO) VECCHIA PAROLA DI MONALDI&SORTI...

Stefania Vitulli per 'il Giornale'

 

 Solo a leggere la lista dei comprimari del nuovo romanzo storico I dubbi di Salaì (Baldini&Castoldi, pagg. 400, euro 22; in uscita il 31 agosto) di Monaldi&Sorti, si può sbiancare: a parte Salaì medesimo, di cui tra poco vi daremo ragione e storia, troviamo Leonardo da Vinci, Papa Alessandro VI Borgia e suo nipote Cesare, Niccolò Copernico e pure l' altro Niccolò, Machiavelli.

cesare borgiacesare borgia

 

Sarebbe più che sufficiente, non fosse che tutti servono solo da sfondo a un ben più nutrito gruppo, che attraversa i secoli di storia della Germania. Intesa come il testo di Tacito, ovvero l' opera che affermava che i Germani sono moralmente e fisicamente superiori ai Romani corrotti e che appartengono a una razza pura. Proprio i principi che, dopo la rielaborazione avvenuta durante la Riforma, vennero poi accolti dal nazismo.

 

Ora, com' è possibile ficcare tutto questo in un magistrale intreccio condito con lazzi e frizzi picareschi e un io narrante dall' ortografia improbabile e dunque gustosissima? E com' è possibile che lo scopo non sia soltanto una doppia e tripla ricostruzione storica, ma soprattutto l' analisi della diffusione del «fake», a partire dalla falsificazione dei documenti storici e dei manoscritti greci e latini, passando attraverso umanesimo, crisi del potere della Chiesa, Riforma protestante, continuità tra mondo classico e ideologia nazista, scoperta dell' America e complottismo?

 

Ecco qui: intanto, I dubbi di Salaì è costruito come una raccolta di 68 lettere fittizie scritte appunto da Salaì, al secolo Giangiacomo Caprotti, nato a Oreno nel 1480 e morto a Milano nel 1524.

 

RITA MONALDI E FRANCESCO SORTI RITA MONALDI E FRANCESCO SORTI

Pittore, apprendista e ragazzo di bottega di Leonardo da Vinci e suo figlio adottivo dall' età di 10 anni, Caprotti viene soprannominato da Leonardo «Salaì», cioè il feroce Saladino, per il suo carattere incontenibile. Questa voce narrante, attraverso le lettere, racconta in prima persona le sue peripezie a un anonimo corrispondente di Firenze (che alla fine si scoprirà essere Niccolò Machiavelli) a cui deve rendere conto della sua missione.

 

E le peripezie son talmente tante e intricate che Monaldi&Sorti partono con i dubbi di questo primo volume e proseguono poi con L' uovo di Salaì e La Riforma di Salaì in arrivo in primavera e autunno 2018: dal (vero) viaggio compiuto a Roma con Leonardo da Vinci nel 1501 si passerà per Firenze e poi per la Germania, fino alla misteriosa morte, dovuta a un colpo di archibugio sparato da ignoti.

 

RITA MONALDI E FRANCESCO SORTI  RITA MONALDI E FRANCESCO SORTI

Salaì dunque è un personaggio storico, mentre le sue lettere non sono mai esistite. Alla coppia letteraria però servono, eccome, per sbugiardare l' autenticità del libro madre di tutti i cult germanici, ovvero appunto la Germania. Rita Monaldi e Francesco Sorti, infatti - marito e moglie nella vita, ri-creatori del genere romanzo storico con titoli come Imprimatur e Dissimulatio seguendo le orme di filologi illustri, ammantano innanzitutto di sospetto il ritrovamento del testo di Tacito: nel 1455 ne arrivò in Italia l' unico manoscritto sopravvissuto al Medioevo e mentre Poggio Bracciolini lo pubblicò subito, il manoscritto originale scomparve.

 

monaldi e sorti  i dubbi di salaimonaldi e sorti i dubbi di salai

E qui scattano i lazzi di Salaì: quando decifra l' etnografia di Tacito, sghignazza a più non posso per via dei travestimenti queer dei preti germanici, che leggevano il futuro nel vapore che sbuffava dalle froge dei loro cavalli; delle descrizioni dei Catti, simili a una mandria di mostri pelosi e di quella bevanda derivata dai cereali che Tacito fatica a chiamare «birra». Un Tacito, quello letto da Salaì, che fa sbellicare, ma che non si ritrova affatto nelle versioni puriste - o purgate? o false? che esaltano la lode della razza.

 

E allora i due autori-sbeffeggiatori ri-costruiscono intrigo a uso di intrigo: nei diari del cerimoniere papale Burcardo di Strasburgo vengono imputati al papa Borgia ultrasessantenne delitti e orge, balletti di prostitute in Vaticano, la nomea di avvelenatore e la paternità del suo stesso nipote. Ma proprio Burcardo era a Strasburgo un falsario di manoscritti e lo stesso suo diario sarebbe un falso.

 

monaldi e sorti monaldi e sorti

E quindi anche il Tacito della Germania - che accusa i Romani corrotti - sarebbe stato costruito ad hoc per avallare l' idea di una Roma pontificia puttana di Babilonia dalla quale la Germania deve separarsi. Il cerchio pare chiudersi. Manca solo Leonardo: che c' entra in tutti questi fake e fakemaker? Il suo pecoreccio discepolo Salaì trasforma l' eroe kitsch di Dan Brown in un imbranato, che siccome non riesce a terminare nessun dipinto, copia, e pure male, le sue macchine da antichi manoscritti greci e si ritrova con aggeggi inservibili per l' eternità.

tacito la germaniatacito la germania

 

Ammirevole per apparato critico, lungo apologo finale, linguaggio delle lettere, il primo volume di questa trilogia (già uscita in Olanda, dieci anni fa) conquista soprattutto per l' audacia della coppia di autori nel far crollare le costruzioni storiche, vacillare cattedre e mettere alla gogna le edizioni filologiche. Ma soprattutto nell' indicare al contemporaneo credulone digitalizzato quanti antenati analogici lo abbiano preceduto, quanto illustri siano stati e quanto liberatorio sia riderne persino per uno zotico, anche se il più grande genio universale lo chiama «Salaì».

 

tacito la germaniatacito la germania

 

 

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