GLI HOUTHI NON STANNO MUTI! - SI APRE UN NUOVO FRONTE NELLA GUERRA TRA ISRAELE, STATI UNITI E IRAN: I RIBELLI FILO-IRANIANI DELLO YEMEN LANCIANO MISSILI E DRONI CONTRO ISRAELE (“ABBIAMO IL DITO SUL GRILLETTO PER UN INTERVENTO MILITARE DIRETTO”) - WASHINGTON RAFFORZA LA PRESENZA MILITARE CON 2.500 MARINES E NUOVE UNITÀ NAVALI, MENTRE TEHERAN RISPONDE COLPENDO UNA BASE USA IN ARABIA SAUDITA, DANNEGGIANDO UN AEREO SPIA E FERENDO 12 PERSONE - DOMANI I MINISTRI DEGLI ESTERI DI ARABIA SAUDITA, TURCHIA ED EGITTO SARANNO IN PAKISTAN PER GETTARE LE BASI PER UN DIALOGO - GLI USA PARLANO DI POSSIBILE FINE DELLA GUERRA “IN SETTIMANE”, NONOSTANTE L’ESCALATION...
Estratto dell’articolo di Fabiana Magrì per “la Stampa”
Suonano le sirene d'allarme a Beersheva, capitale del deserto del Negev, città universitaria e militare. Un missile balistico è intercettato dal sistema di difesa israeliano. L'avvertimento lanciato solo poche ore prima dagli Houthi – «abbiamo il dito sul grilletto per un intervento militare diretto» a sostegno della Repubblica islamica dell'Iran – si concretizza in un ennesimo fronte che si apre nella guerra di Stati Uniti e Israele al regime degli Ayatollah e ai suoi alleati nella regione.
E mette sotto assedio un'altra rotta marittima attorno alla penisola arabica, quella che attraversa lo Stretto di Bab al-Mandab. Diverse ore dopo, un secondo missile degli Houthi, questa volta da crociera, viene abbattuto da Israele sul Mar Rosso. E ancora, in serata, nel cielo sopra Eilat un intercettore israeliano fa esplodere un drone prima che colpisca la città.
l'allargamento del conflitto in medioriente 29 marzo 2026
Anche questo, dice Tsahal, presumibilmente lanciato dallo Yemen. Si infrange così il cessate il fuoco nato come riflesso di quello mediato dagli Stati Uniti tra Israele e Hamas, nell'ottobre del 2025. […]
Con una ulteriore escalation si apre il secondo mese di guerra. «Quanto tempo mi resta?», avrebbe chiesto – secondo la ricostruzione del giornalista israeliano Amit Segal – il capo dell'intelligence militare, Shlomi Binder al premier Benjamin Netanyahu. Che gli avrebbe risposto: «Tra un'ora e due mesi». Il conflitto finirà «nel giro di settimane, non di mesi», ha invece assicurato il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Così come assicura che gli obiettivi americani in Iran possono essere raggiunti anche senza il dispiegamento di truppe a terra.
Eppure gli Stati Uniti continuano a rafforzare la presenza militare nell'area. Circa 2.500 marines della Uss Tripoli sono arrivati in Medio Oriente e, secondo indiscrezioni, anche la portaerei George H.W. Bush è diretta nella regione. Più il Pentagono dispiega forze e intenzioni, più i Pasdaran reagiscono alzando l'asticella della provocazione.
Con un attacco di missili e droni, l'Iran ha colpito la base aerea statunitense Prince Sultan, in Arabia Saudita. E secondo il Wall Street Journal, ha danneggiato un aereo spia. […] Tra i danni ci sarebbero anche diversi altri velivoli tra cui aerei cisterna. Oltre a 12 militari feriti.
Secondo funzionari della sicurezza israeliani citati dall'analista politico e militare Nadav Eyal, gli iraniani credono davvero di essere in vantaggio e la loro sensazione è che la strategia di incendiare il Medio Oriente abbia funzionato bene. Allo stesso tempo, la leadership iraniana in questo momento sarebbe così distaccata dalla realtà – perché nascosta per salvaguardare la propria sopravvivenza – da non comprendere appieno la portata dei danni riportati dall'Iran.
Un paradosso che si riflette nelle indiscrezioni sui negoziati e sul fatto che il regime non si senta costretto a scendere a compromessi. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian si è limitato a ringraziare il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, per gli «sforzi di mediazione di Islamabad», ammettendo di fatto l'esistenza di trattative per porre fine alla guerra. Domani i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto saranno nella capitale pakistana per provare a gettare le basi per un dialogo.
«Ci saranno incontri in settimana», così si aspetta il negoziatore speciale americano, Steve Witkoff. Negli scambi di attacchi tra Iran e Israele, ieri un missile balistico iraniano ha colpito la città di Eshtaol, a Ovest di Gerusalemme (19 feriti e ingenti danni alle abitazioni e a decine di veicoli). Dieci persone, in Israele e in Cisgiordania, sono state uccise da bombe a grappolo iraniane. L'ultimo caso, venerdì sera a Tel Aviv: un uomo di 52 anni, l'unico a non trovarsi in un rifugio al momento dell'impatto, ha perso la vita.
Gli attacchi aerei israeliani in Iran hanno colpito Teheran, Tabriz e Isfahan. Secondo il sito di news dell'opposizione, Iran International, tra le più recenti vittime – 1.937 dall'inizio del conflitto – ci sarebbe Ali Fouladvand, capo del programma nucleare, ucciso assieme ad alcuni membri della sua famiglia in un raid aereo a Borujerd. […]




