GUERRA AL CAPORALATO! – DOPO AVERE IMPOSTO IL COMMISSARIAMENTO PRIMA DI GLOVO E POI DI DELIVEROO, CON L’ACCUSA DI SFRUTTARE I RIDER, LA PROCURA DI MILANO BUSSA ALLA PORTA DELLE MULTINAZIONALI CHE HANNO “RAPPORTI CONTRATTUALI” CON I COLOSSI DEL DELIVERY FOOD: CHIESTI DOCUMENTI A MCDONALD'S, BURGER KING, CARREFOUR, ESSELUNGA, CRAI, POKE HOUSE, KFC (NESSUNA DI QUESTE SOCIETÀ È INDAGATA) – LA DOMANDA DEI PM È LA SEGUENTE: VOI, MULTINAZIONALI, CHE SPEDITE PIZZE E HAMBURGER A DOMICILIO GRAZIE AI RIDER SFRUTTATI DALLE PIATTAFORME, COSA FATE PER ROMPERE QUESTO CIRCUITO?
Estratto dell’articolo di Rosario Di Raimondo, Carmine R. Guarino per https://milano.repubblica.it/
Un altro clamoroso passo avanti. Non solo la procura di Milano, con il pm Paolo Storari, mette nel mirino le grandi compagnie del cibo a domicilio perché, secondo le accuse, sfruttano i rider pagandoli pochi spiccioli a consegna.
I magistrati alzano adesso il tiro e bussano con forza alla porta delle grandi multinazionali che si avvalgono, per esempio, di Glovo o Deliveroo. Il senso è: anche voi, che vi avvalete di queste piattaforme, siete parte del problema caporalato.
Questa mattina la procura diretta da Marcello Viola, assieme ai carabinieri del lavoro, ha notificato una “richiesta di consegna” documenti a importantissimi gruppi internazionali, al momento non indagati: McDonald's, Burger King, Carrefour, Esselunga, Crai, Poke House, Kfc.
Perché queste sette società? Perché sono “in rapporti contrattuali” con Deliveroo – in questo caso – in quanto si avvalgono dei medesimi rider per effettuare le consegne di prodotti”.
Dunque “è necessario vagliare i modelli organizzativi” per “verificare l’idoneità a impedire la commissione del reato”, cioè il caporalato.
In altre parole: voi, multinazionali, che spedite pizze e hamburger a domicilio grazie ai rider sfruttati dalle piattaforme, cosa fate (o potete fare) per rompere questo circuito?
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Il presupposto dell'ordine di esibizione documenti disposto dalla Procura è che modelli organizzativi non adeguati a prevenire lo sfruttamento potrebbero configurare un'agevolazione colposa del caporalato, come già contestata negli ultimi due anni dal pm Storari a numerosi brand della moda fra cui Armani, Dior, Louis Vuitton e altri.




