guido oppido domenico antonio caliendo patrizia cuore monaldi

"IL PROFESSOR GUIDO OPPIDO NON LO VOGLIO VEDERE MANCO DA LONTANO" - LA RABBIA DI ANTONIO CALIENDO, PAPÀ DEL PICCOLO DOMENICO, IL BAMBINO MORTO AL "MONALDI" DI NAPOLI DOPO UN TRAPIANTO DI CUORE FALLITO: "HO CAPITO CHE LE COSE ERANO ANDATE MALE PERCHÉ DOPO CAPODANNO I MEDICI SPARIRONO TUTTI, NESSUNO CI VENNE A DIRE PIÙ NIENTE, ERA FINITA MA NOI ANCORA NON LO SAPEVAMO" - "TRE GIORNI PRIMA CHE DOMENICO MORISSE EBBI UN BRUTTO LITIGIO CON LE GUARDIE GIURATE" - "IN QUELL'OSPEDALE, PERO', NON SONO TUTTI CATTIVI, C'E' TANTA GENTE BRAVA..."

Estratto dell'articolo di Fabrizio Caccia per www.corriere.it

 

Lei non aveva mai parlato, finora.

guido oppido 4

«Perché sono molto arrabbiato — dice Antonio Caliendo, 39 anni, il papà del piccolo Domenico — e così mia moglie Patrizia preferisce tenermi lontano dai giornalisti per evitare che esploda».

 

Oggi ce la fa a raccontare?

«Questa storia è cominciata malissimo e finita peggio. Io sto male, non riesco più neanche ad andare a lavorare, faccio il muratore. Sto male dal giorno del primo ricovero di Domenico al Monaldi».

 

 

Era la sera tra il 22 e il 23 dicembre del 2023, giusto?

«Sì proprio quella mattina venne a mancare mio padre Antonio. E poche ore più tardi scoprimmo la malattia grave di mio figlio. In 24 ore mi cadde il mondo addosso».

ANTONIO CALIENDO CON LA MOGLIE PATRIZIA E IL FIGLIO DOMENICO

 

Domenico soffriva di una forma di cardiomiopatia dilatativa.

«Io speravo che lui avesse una vita serena, in salute, senza problemi e invece... Ma noi genitori portavamo lo stesso tanta speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del Monaldi.

 

Attenzione, però: non sono tutti cattivi, in quell’ospedale, c’è anche tanta gente brava, tanti dottori in gamba che sono venuti poi ad abbracciarci, anche le infermiere sono state sempre vicine a Domenico, non l’hanno mai abbandonato, nemmeno per un momento. Il professor Oppido, però, adesso non lo voglio vedere manco da lontano. Sarà la magistratura a fare chiarezza, certo, ma preferisco non incontrarlo».

 

Guido Oppido, il cardiochirurgo del trapianto fallito il 23 dicembre scorso.

BOX IN CUI E' STATO TRASPORTATO IL CUORE INNESTATO AL PICCOLO DOMENICO

«Eh sì, scusate, ho visto delle foto incredibili: ma erano fuori di testa quelli che partirono da Napoli per andare a Bolzano a prendere il cuore con quel frigo da...».

 

Da pic-nic?

«Eh proprio. Io lo sentivo che finiva male».

 

Davvero ebbe un presentimento?

«Sì la sera del 22 dicembre, quando tornammo al Monaldi perché era stato trovato questo cuore nuovo per lui, ci ritrovammo per un attimo da soli, io Domenico e il mio amico Lello che ci aveva accompagnato. Stavamo vicino alla macchinetta che distribuisce le bibite, il caffè, la cioccolata e all’improvviso ho detto:

 

Lello, sento qualcosa di strano dentro di me, andiamo via, me lo riporto a casa mio figlio! Il mio amico subito obiettò: ma che scherzi, Antò? Per lui da domani comincia una vita nuova. E io invece continuavo a pensare solo ai giochi che facevamo io e Domenico insieme sul lettone di casa. Non pensavo a nient’altro».

 

DOMENICO - IL BAMBINO DI DUE ANNI A CUI E' STATO TRAPIANTATO UN CUORE BRUCIATO

[...] Ma è vero, come ha raccontato sua moglie, che dopo il 23 dicembre al Monaldi non hanno avuto il coraggio di dirvi la verità?

«Verissimo! Io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita ma noi ancora non lo sapevamo.

 

Così, poi quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le guardie giurate. Le stesse che poi mi sono venute ad abbracciare con sincerità sabato scorso, in ospedale, quando è morto».

 

Patrizia dice che ora lui è diventato un angioletto.

«La mamma gli ha comprato un vestitino per l’ultimo viaggio: con la cravatta e la coppolella in testa come quando usciva col nonno Antonio, mio padre. Perché lui era il nostro ometto coraggioso.

 

guido oppido 2

Sì, anch’io adesso penso che sia diventato il nostro angioletto custode. Sento che ci sta mandando la forza per andare avanti, per occuparci di noi, del suo fratellino e della sua sorellina. Altrimenti non ce la faremmo più neppure ad uscire di casa». [...]

patrizia mercolino la mamma e il figlio a cui e stato trapiantato il cuore bruciato COME SI TRASPORTA UN CUORE PER UN TRAPIANTOTRAPIANTO DI CUOREtrapianto di cuoreguido oppido 1

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