italiani rapiti in libia

INCUBO LIBIA - RAPITI DA UN GRUPPO ARMATO DUE TECNICI ITALIANI (E UN CANADESE): ERANO IN SERVIZIO ALL' AEROPORTO, IL SEQUESTRO AI CONFINI CON L’ALGERIA - AL MOMENTO NON CI SONO ELEMENTI CHE RICONDUCANO IL RAPIMENTO ALL’ISIS O AL QAEDA - UN ANNO FA IL SEQUESTRO DEI 4 DIPENDENTI BONATTI (ANCHE ALLORA GLI ITALIANI ERANO IN AUTO CON L’AUTISTA)

Lorenzo Cremonesi per il “Corriere della Sera”

 

BRUNO CACACEBRUNO CACACE

Sabbia, montagne rocciose con antiche iscrizioni rupestri, beduini Tuareg e deserto infinito percorso da piste e tratturi facili da perdere nelle wadi e tra i labirinti di dune: è questo lo scenario del nuovo rapimento di italiani in Libia. Due operai sequestrati presso la cittadina di Ghat assieme a un collega canadese, tutti dipendenti della Con.I.Cos. (Contratti Italiani Costruzioni) di Mondovì.

 

Pare che una o due jeep quattro per quattro li abbiano seguiti mentre viaggiavano in auto tra il luogo di lavoro, la pista dell' aeroporto locale, e l' abitato dove risiedono. I siti libici locali lo chiamano «Bir Tahala», un pugno di casette circondate dal deserto. L' allarme è arrivato ieri mattina ai nostri servizi di sicurezza impegnati a monitorare il Paese, ora in modo ancora più attento visto l' arrivo dell' ospedale da campo a Misurata con i reparti speciali di militari italiani. I rapitori avrebbero sparato contro il mezzo degli italiani. Più tardi sarebbe stato trovato l' autista, legato e imbavagliato.

DANILO CALONEGODANILO CALONEGO

 

I nomi degli italiani rapiti sono noti: si tratta del 56enne Bruno Cacace, in Libia dal 2006 e residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo) e di Danilo Calonego, 68 anni, del Bellunese. Uno scenario che in automatico ricorda quello dei quattro dipendenti della Bonatti sequestrati poco più di un anno fa presso il terminale Eni di Mellita, sulla costa non lontano dal confine con la Tunisia. Anche allora gli italiani erano in auto con un autista. E anche in quel caso le prime informazioni furono scarse.

 

L' epilogo è stato tragico questa primavera, quando durante le fasi della liberazione due di loro sono morti sotto i colpi di mitragliatrice. Da allora la vicenda resta per molti aspetti oscura, è difficile capire quanto i rapitori fossero criminali comuni a caccia di un riscatto, o estremisti legati a Isis e ai gruppi acquartierati nella cittadina di Sabratha.

 

LIBIALIBIA

Ma lo scenario di Ghat presenta anche aspetti diversi. I commentatori locali enfatizzano la pista della criminalità comune. Ghat è una delle città più remote del Fezzan a pochi chilometri dal confine con l' Algeria.

 

Un vecchio forte costruito dalle truppe coloniali italiane negli anni Trenta sulla collina più alta domina il nucleo urbano con il suo antico mercato coperto che ai tempi di Gheddafi era meta del turismo internazionale. La polizia libica nega che qui sia presente Isis. Gli inquirenti devono invece fare i conti con tribù Tuareg, spesso in lotta tra loro per un' oasi, l' accesso a una zona di palme da dattero, e più di recente per il controllo del traffico di migranti dall' Algeria, che però negli ultimi tempi si è spostato a est e ovest su piste meglio organizzate.

BRUNO CACACE DANILO CALONEGOBRUNO CACACE DANILO CALONEGO

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