LA JIHAD CORPO A CORPO - CON LA MACELLAZIONE DI UN SOLDATO A LONDRA SIAMO AL TERRORISMO UNIPERSONALE - “NON SARETE MAI AL SICURO”

1 - LA JIHAD CORPO A CORPO
Maurizio Molinari per "La Stampa"

La macellazione di un soldato britannico in una strada di Londra segna il debutto in Occidente della Jihad come arma personale. Gli autori sono due jihadisti anonimi che hanno messo in atto una versione di attentato ridotta ai minimi termini: hanno preso un coltello e un'ascia, catturato la vittima in mezzo alla strada, l'hanno macellata e hanno rivendicato l'atto in nome della loro versione dell'Islam davanti al primo smartphone di passaggio, mettendo in bella mostra le mani insanguinate.

La novità sta nel trovarsi di fronte ad una mutazione del terrorismo destinata a mettere a dura prova la sicurezza collettiva. Se l'11 settembre fu un atto di guerra contro l'America messo a segno da Al Qaeda con un'operazione sofisticata, le sanguinose campagne di decapitazioni di Abu Musaq Al Zarqawi in Iraq assomigliarono ad una guerriglia e gli attentati degli ultimi anni sono stati realizzati da gruppi jihadisti sempre più ristretti fino al debutto dei «lupi solitari», dagli attacchi falliti in Brianza nel 2008 a quello riuscito in aprile alla maratona di Boston, adesso si passa alla pura e semplice aggressione personale.

La Jihad diventa un corpo a corpo con il passante casuale, ispirandosi ad un'ideologia di odio assoluto verso i non musulmani che Osama Bin Laden ha esaltato nel manifesto del 1998 «Contro gli ebrei e i crociati» e i suoi eredi diffondono attraverso il web, trasformandolo in un messaggio globale.

Per la prevenzione anti-terrorismo si tratta della sfida più temibile e pericolosa perché è un duello con l'ideologia del terrore allo stadio puro: ogni persona che passa per strada può essere un terrorista o può diventare una vittima. Imponenti sistemi di sorveglianza interna, eserciti tradizionali e droni hi-tech ad alta quota servono a poco se singoli jihadisti aggrediscono a caso i passanti nelle strade di Parigi, Roma o Filadelfia.

Più la minaccia si parcellizza più la linea estrema di difesa collettiva diventano i cittadini stessi, chiamati alla duplice necessità di dimostrare resistenza emotiva al pericolo e di mettere in atto una collaborazione senza precedenti con le forze di sicurezza. E' difficile, ma non impossibile: la massiccia e spontanea cooperazione con le forze di sicurezza dimostrata dai cittadini di Boston durante la caccia agli attentatori ceceni, la «resilience» dei londinesi dopo gli attentati del 7 luglio 2005 e la collaborazione degli imam di New York nell'identificare gli elementi estremisti nelle moschee sono esempi che lo dimostrano.

Se la scommessa dei jihadisti è di terrorizzare le singole persone compiendo le gesta più efferate, la risposta è nelle mani di ognuno di noi: non cedere al panico, tenere i nervi a posto e mettere in atto raccomandazioni simili a quelle che campeggiano sui cartelli della metro di New York: «Se vedi qualcosa, fai qualcosa» consentendo all'agente più vicino di intervenire rapidamente.


2 - NIGERIANI E MALIANI I PIÙ "ARRABBIATI" CONTRO GLI INGLESI
Francesca Paci per "La Stampa"

«Voi, gente, non sarete mai al sicuro». Le poche parole che il presunto killer di Londra rivolge alla telecamera e a un immaginario pubblico anglosassone sono le stesse che i gruppi islamisti radicali attivi in nordafrica ma soprattutto nel Subsahara ripetono sempre più frequentemente all'indirizzo di Gran Bretagna, Francia, Usa. Che si tratti di singole moschee, come nel caso delle proteste di un mese fa a Lagos contro l'«hijabofobia» imposta dalla globalizzazione, o di sigle jihadiste tipo Boko Haram, i feroci taleban nigeriani, l'obiettivo è il medesimo occidente reo di una versione aggiornata del vecchio imperialismo, quello culturale.

«Lo scontro tra Occidente e Oriente si giocherà in terra d'Africa» sentenziava lo storico israeliano Benny Morris analizzando il referendum del 2011 per l'indipendenza del sud Sudan.

Negli ultimi due anni il fondamentalismo islamico ha fatto breccia in Africa. La fascia sahelo-sudanese, storicamente instabile per gli effetti della desertificazione sui nomadi e i per i conflitti tra musulmani e cristiani, si è riempita di gruppi jihadisti che non necessariamente aderiscono al network di Al Qaeda ma ne condividono mezzi e obiettivi, dall'ambizione alla sharia all'odio per Usa e alleati.

A nome di chi gridava vendetta il presunto killer di Londra? Gli interventi occidentali in Libia e Mali (entrambi messi in conto alla Gran Bretagna oltre che alla Francia) hanno moltiplicato la lista degli «arrabbiati» unendo sia pur solo tatticamente l'insoddisfazione delle popolazioni rimaste al margine dello sviluppo ai sogni di sangue nel nome di Allah . In testa ci sono i macellai di Boko Haram, responsabili della vera e propria persecuzione dei cristiani della Nigeria settentrionale.

Ci sono gli ortodossi di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico, interessati a rovesciare il governo algerino ma nel frattempo attivissimi in Ciad e in Mali grazie anche all'instabilità delle frontiere libiche. Ci sono infine mille piccole iniziative fai-da-te come quella dell'aspirante kamikaze Umar Farouk Abdulmutallab, pronto a farsi saltare sul volo AmsterdamDetroit nel 2010, che come a Londra pretendono di vendicare qualcuno, qualcosa, da qualche parte in occidente.

 

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