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MENTRE IL MONDO GUARDA ALTROVE, ISRAELE SI ANNETTE LA CISGIORDANIA (GRAZIE A TRUMP) – GLI USA PORTANO PER LA PRIMA VOLTA UN CONSOLATO IN UN TERRITORIO OCCUPATO DAI COLONI ISRAELIANI - FRANCESCA MANNOCCHI: “È DENTRO QUESTA SALDATURA TRA NORMALIZZAZIONE DIPLOMATICA AMERICANA E RADICALIZZAZIONE AMMINISTRATIVA ISRAELIANA CHE HEBRON TORNA A MOSTRARSI PER QUELLO CHE È DA DECENNI: IL LUOGO IN CUI L'IDEOLOGIA SMETTE DI ESSERE TEORIA E SI DEPOSITA NELLE CASE E NEI QUARTIERI. PORTARE IL CONSOLATO DENTRO UNA COLONIA ILLEGALE PER IL DIRITTO INTERNAZIONALE SIGNIFICA TRATTARE UN TERRITORIO OCCUPATO COME SE FOSSE GIÀ SOTTO SOVRANITÀ ISRAELIANA...”

Estratto dell’articolo di Francesca Mannocchi per “la Stampa”

 

francesca mannocchi

Oggi a Efrat, non comparirà nulla che un occhio distratto possa scambiare per una svolta storica, nessuna nuova recinzione, nessun avamposto, nessuna collina occupata con la brutalità visibile del cemento.

 

Arriveranno dei funzionari consolari americani, dei moduli, dei passaporti, in sintesi la burocrazia, e proprio per questo la decisione dell'ambasciata americana a Gerusalemme di portare per la prima volta i propri servizi dentro una colonia israeliana in Cisgiordania segna un passaggio più profondo di quanto suggerisca la sua superficie amministrativa.

 

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Portare il consolato dentro una colonia illegale per il diritto internazionale significa trattare un territorio che la legge continua a considerare occupato come se fosse già sotto sovranità israeliana.

 

La scelta americana arriva dentro una fase in cui il linguaggio di Washington si è fatto più permeabile alla grammatica del fatto compiuto, e in cui Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, ha parlato dell'Area C come di uno spazio israeliano, riassumendo in una formula brutale ciò che una parte decisiva della destra israeliana pensa da anni e che ora prova a trasformare in architettura di governo.

 

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Contemporaneamente, il governo Netanyahu accelera nel rendere più semplice per gli israeliani acquistare proprietà in Cisgiordania, allentare i vincoli che avevano almeno in parte rallentato il mercato fondiario coloniale, estendere le capacità di intervento israeliane anche su materie come acqua, ambiente, archeologia, registrazione delle terre, significa lavorare non soltanto sull'espansione degli insediamenti esistenti, ma sulla sua futura leggibilità politica.

 

Il linguaggio dei ministri israeliani soprattutto negli ultimi giorni è la voce del processo in corso. Smotrich non si limita a difendere la crescita degli insediamenti, ma ne parla come dello strumento con cui rendere definitiva l'impossibilità di uno Stato palestinese. Eli Cohen compie un passo ulteriore e chiama questo movimento con il suo nome sostanziale: sovranità di fatto.

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Ben Gvir continua a premere perché quella sostanza trovi presto anche la sua forma giuridica esplicita.

 

Non è più il lessico della gestione provvisoria [...] è il lessico dell'incorporazione [...] i ministri [...] percepiscono che il terreno attorno a loro si è spostato: l'ostacolo internazionale appare più debole, il prezzo politico più basso, la distanza tra il fatto compiuto e la sua consacrazione ufficiale più breve.

 

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È dentro questa saldatura tra normalizzazione diplomatica americana e radicalizzazione amministrativa israeliana che Hebron torna a mostrarsi per quello che è da decenni: il luogo in cui l'ideologia smette più in fretta di essere teoria e si deposita direttamente nelle case e nei quartieri.

 

 In nessun altro luogo della Cisgiordania il mutamento politico si imprime con tanta immediatezza come qui. Il 19 febbraio a Jabal Jalles quartiere palestinese a Est della Tomba dei Patriarchi nell'area H2 della città sotto controllo militare israeliano, in cinque edifici si sono stabilite 15 famiglie israeliane creando il nucleo di un nuovo insediamento: Shechunat HaGevurah, il quartiere dell'eroismo. [...]

 

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A promuovere l'operazione è Harchivi Makom Ohalecha, un'organizzazione che da anni lavora sull'acquisizione di immobili palestinesi a Hebron, il cui compito è trasformare la compravendita in radicamento, il denaro in geografia, il mercato in progetto ideologico. [...]

 

il giorno precedente all'ingresso delle famiglie, le forze armate israeliane hanno compiuto un raid notturno: arresti, irruzioni, residenti fermati, una casa sequestrata e trasformata in punto di presenza militare.

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È un dato che restituisce la grammatica costante di Hebron, in cui prima lo spazio viene piegato dalla forza, poi la nuova presenza civile si installa dentro quello spazio già preparato, infine il tutto viene raccontato come ordine, come legalità, come ritorno, come normalità. Il militare apre il varco, il civile lo stabilizza, l'ideologia gli attribuisce una forma morale.

 

Shechunat HaGevurah è stato dedicato a sette soldati morti in guerra, tutti originari di Hebron e del vicino insediamento di Kiryat Arba.

[...] il lutto cambia natura: non chiede solo celebrazione della memoria, chiede territorio in cambio di quella perdita.

 

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[...] La guerra, nella sua lingua, non finisce al fronte ma cambia mezzo: il figlio combatteva in uniforme, lui continua a combattere da civile, entrando in una casa, il mandato militare che si prolunga nell'abitare, la morte che diventa legittimazione morale del possesso, la casa che si presenta come una forma rallentata di guerra. Shani rifiuta il termine "colono" e si definisce un "pioniere", pensa che la terra non venga conquistata o occupata, ma recuperata, è convinto che la compravendita non sia un atto di mercato ma una forma di giustizia storica, ed è certo che i palestinesi possano restare soltanto a condizione di accettare in anticipo una gerarchia irrevocabile.

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La terra è tutta terra ebraica, e il problema politico non è come condividerla ma come ordinare la permanenza degli altri dentro un controllo ebraico considerato totale. Oslo appartiene al passato come un errore archiviato; il 7 ottobre, al contrario, viene letto come il momento che ha cambiato le regole del gioco e ha aperto una fase nuova.

 

Quando Shani dice che questo è il tempo giusto perché il governo dichiari apertamente che Giudea e Samaria fanno parte di Israele, non commenta la politica dei ministri: la traduce, da un salotto di Hebron, nel lessico concreto della vita quotidiana.

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È per questo che il passaggio sui ministri va letto attraverso Hebron, e non il contrario.

Smotrich, Eli Cohen, Ben Gvir, Huckabee: ciascuno, in un registro diverso, sta fornendo la cornice di normalizzazione. Shani ne esprime la sostanza morale e sociale.

 

Una casa acquistata, una famiglia che entra, un quartiere che riceve un nome, un consolato che arriva in una colonia, un ministro che parla apertamente di sovranità di fatto: non sono episodi separati. Sono la stessa frase, distribuita su livelli diversi dello Stato e della società. Per questo la decisione dell'ambasciata americana è il riflesso diplomatico ciò che è accaduto sulla collina di Jabal Jalles.

 

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[...] È così che avanzano i processi più durevoli: non sempre con il fragore delle svolte dichiarate, ma con la calma ostinata di ciò che, un passo dopo l'altro, pretende di farsi irreversibile.

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