luciano lenzini internet

L’UOMO CHE CI HA CONNESSI AL MONDO – IL FISICO LUCIANO LENZINI, PROFESSORE DELL’UNIVERSITÀ DI PISA È IL “PADRE ITALIANO DI INTERNET”: FU LUI L’ARTEFICE DELLA PRIMA CONNESSIONE AL WEB DEL NOSTRO PAESE NELL'APRILE DEL 1986 – “I GIORNALI DELL’EPOCA IGNORARONO L’ACCADUTO. ERANO CONCENTRATI SUL DISASTRO DI CHERNOBYL. NESSUNO AVEVA INTRAVISTO LA RIVOLUZIONE CHE SAREBBE ARRIVATA NEGLI ANNI NOVANTA. INTERNET ERA CONSIDERATO UN PROGETTO PER ACCADEMICI, NESSUNO AVEVA CAPITO DAVVERO L'IMPATTO CHE AVREBBE AVUTO SULLE NOSTRE VITE..."

Estratto dell’articolo di Matteo Lignelli per “il Venerdì di Repubblica”

 

Luciano Lenzini

La rivoluzione si completò in un secondo o poco più. Un "ping" lanciato dal Cnuce di Pisa, il centro di calcolo elettronico legato al Cnr e all'università, che raggiunge un bosco della Pennsylvania e si collega con la stazione di Roaring Creek sfruttando il satellite del Fucino, in Abruzzo, e un "router" grande come un frigorifero donato dalla difesa americana, che al tempo gestiva le reti. […] è il 30 aprile 1986 e l'Italia è connessa per la prima volta a Internet, 40 anni fa.

 

I giornali dell'epoca ignorano del tutto l'accaduto. «Erano concentrati sul disastro di Chernobyl (del 26 aprile, ndr)» ricorda Luciano Lenzini, ricercatore al Cnuce dal 1970 al 1994 e poi docente al dipartimento di ingegneria dell'informazione all'università di Pisa, oggi 82enne.

 

[…] «Internet era considerato un progetto per accademici, nessuno aveva capito davvero l'impatto che avrebbe avuto sulle nostre vite», ammette Lenzini, che ancora studia e insegna – oggi si occupa di internet quantistico – nell'ateneo pisano, culla dell'informatica nostrana fin da quando, a metà anni Cinquanta, Enrico Fermi gli suggerì di dotarsi di una grande calcolatrice elettronica.

 

Seguono, in sintesi, il primo computer universitario "made in Italy", il primo corso di laurea in Italia sull'informatica, nel 1969, e la connessione a internet del 1986 che porterà alla nascita, sempre a Pisa, del dominio ".it" che utilizziamo ancora oggi. E pure la prima pagina italiana pubblicata sul World Wide Web, nel 1993. […]

internet

 

In tempi recenti l'università si è dotata di un Green Data Center tra i più importanti in Europa. Per l'"internet day" italiano del 1986 utilizzarono il mastodontico calcolatore Ibm 360, così grande che «serviva una camera refrigerata tutta per lui», racconta Lenzini.

 

Quando lo incontriamo, il professore […] ripercorre con fare gentile lo sviluppo del network tra intuizioni e sconforti, sempre pervaso da profonda passione. E, da buon toscano, strappa anche qualche risata: «Sono nato a Lucca, abito a Livorno e lavoro a Pisa, secondo i detrattori sintetizzo diversi mali della mia regione...».

 

Lenzini, come le venne in mente di connettere l'Italia a internet? Cosa aveva intravisto che ad altri era sfuggito?

Luciano Lenzini

«La rete progenitrice di internet, Arpanet, era stata attivata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1969: con il tempo ne nacquero altre e a quel punto si pose il problema di farle dialogare tra loro. Qui entra in gioco la decisiva proposta di Bob Kahn e Vinton Cerf, considerati i veri padri di internet, con il loro protocollo Tcp/Ip (la tecnologia usata per trasmettere informazioni, ndr).

 

Al tempo internet era una rete che univa le università degli Stati Uniti e di Norvegia, Regno Unito e Germania. Il Cnuce fu l'unico centro in Italia a raccogliere questi segnali: volevamo comunicare anche noi con questi gruppi e aprire progetti con gli americani. A essere onesto, nessuno aveva intravisto la rivoluzione che sarebbe arrivata negli anni Novanta. Arpanet allora erogava servizi semplici, la posta elettronica e il File transfer».

 

BOB KAHN E VINTON CERF

Lei è dunque l'uomo che ha disegnato la nostra rete.

«Venni assunto al Cnuce nel 1970 proprio per costruire una prima rete italiana, dopo essermi laureato in Fisica a Pisa nel ‘69. Con un anno di ritardo perché nel ‘68 la facoltà era occupata. Nel ‘74 l'architettura del network era pronta e nel ‘76 era attiva come rete di calcolo per i centri del Cnr e le università, collegando una ventina di nodi.

 

Poco dopo la nascita di internet seppi che gli americani lo stavano "esportando", così scrissi una lettera a Bob Kahn informandolo che l'Italia voleva aderire al progetto. Venne a Pisa e disegnammo insieme, a mano, il nodo italiano. Nel 1980 avevamo già un indirizzo Ip ed eravamo pronti per andare su internet, ma abbiamo dovuto attendere altri 6 anni.

 

Era il Paese a non essere pronto, anche dal punto di vista culturale?

internet 1

«Ci sono diverse ragioni. Di certo le reti, come detto, erano considerate infrastrutture per accademici, nessuno aveva intravisto il business. Da noi le telecomunicazioni erano ancora un monopolio, a differenza degli Usa, e gli affari si facevano con la voce, non certo con i dati.

 

Immaginatevi la difficoltà nel convincere i vari amministratori delegati a firmare un protocollo per internet. Per fare arrivare il link dall'antenna parabolica del Fucino fino a Pisa abbiamo dovuto coinvolgere tre aziende: Italcable (che gestiva le chiamate internazionali, ndr), Telespazio e Sip (l'attuale Tim, ndr). E anche il ministero della Difesa perché negli Usa internet era gestito dalla Darpa, l'agenzia del Dipartimento della Difesa che voleva una controparte italiana.

Avevo 38 anni, c'era l'entusiasmo di mezzo, volevo arrivare per forza al risultato».

CONNESSIONE INTERNET

 

[…] A proposito di soldi, quanti ne servirono per collegare l'Italia?

«Chiesi 600 milioni di lire, arrivarono 500 milioni. Siamo nella fascia di finanziamento destinata ai progetti molto importanti. A Pisa c'erano persone illuminate».

 

Finalmente è tutto pronto per la connessione.

«Fu un giorno liberatorio (ride, ndr) dopo tutti quegli anni. Eravamo felici, sapevamo che internet, per i ricercatori, era come manna dal cielo, potevano collegarsi in autonomia con gli Stati Uniti. Montammo il Butterfly e adattammo un software dell'università del Wisconsin. Fu il mio collega Blasco Bonito a lanciare il primo "ping". È il segnale indirizzato verso un elaboratore: se risponde "ok", vuol dire che sei collegato. E così avvenne nel giro di un secondo. Un taglio del nastro simbolico».

 

Superata la fase delle reti pionieristiche, come si è sviluppata la ricerca?

«All'inizio si è spostata su wifi e wimax. Più tardi ho iniziato a intravedere le prospettive del computer e dell'internet quantistico, perciò mi sono dedicato a quella branca. Venendo dalla fisica conoscevo bene la meccanica quantistica, è stata una transizione abbastanza semplice».

 

quantum computing 1

Sarà un'altra rivoluzione?

«La verità è che nessuno può prevederlo. Molti pensano che il quantum computing e il quantum internet introdurranno stravolgimenti superiori all'avvento di internet stesso. Un esempio? Ci sono diversi problemi nella chimica e nella farmaceutica ancora impossibili da risolvere perché per simulare i calcoli servirebbero milioni di anni. Con il computer quantistico ci riusciremo. Si apriranno nuove strade: sappiamo che le potremo percorrere, ma non dove ci porteranno. Anche l'intelligenza artificiale potrà girare più velocemente. I primi prototipi commerciali sono attesi tra il 2029 e il 2030».

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