mamma papa in tutte le lingue del mondo

MAMMA E PAPÀ IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO - DALL’INGLESE ALL’HINDI: LE PAROLE PER INDICARE I GENITORI SONO L’ECCEZIONE ALLA BABELE UNIVERSALE - PIU’ CHE VOCABOLI VERI E PROPRI SONO BALBETTII RITMICI SIMILI A UN CANTO...

Marino Niola per “la Repubblica”

 

MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO 5MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO 5

Dio non poteva essere dappertutto, dice un proverbio ebraico, così ha creato le mamme. Ma, per farsi capire ovunque, le ha chiamate tutte con lo stesso nome. Ma-ma. Due sillabe che risuonano identiche in tutte le lingue. Più o meno come quelle di papà. Che, pur se in seconda battuta, ne condivide la diffusione universale.

 

Fatto sta che il nome della madre e quello del padre sono uguali dappertutto. Basta un rapido confronto fra le diverse lingue, per accorgersi che i termini per dire mamma e papà sono sostanzialmente identici sopra e sotto l’equatore. In inglese mom e dad, in tedesco mama e papa, in francese maman e papa, in greco mamá e mpampás, in russo mama e nana, in turco anne e baba, in caucasico naana e daa. E in hindi maa e pipà. E la differenza apparente tra le lettere d, t, b, p e v non inganni perché, come insegnano i linguisti, si tratta in realtà di fonemi equivalenti, proprio come m ed n.

MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO 1MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO 1

 

E se per le lingue del Vecchio Continente si potrebbe ipotizzare che queste somiglianze siano la conseguenza del fatto che derivano tutte da una comune origine indoeuropea, questa spiegazione non vale certo per tutte le altre. Come per quelle della famiglia austronesiana, che dal Madagascar all’Australia, passando per Polinesia, Indonesia e Malesia, comprende circa milleduecento idiomi. Così, in una sorta di rap familista universale, i suoni si ripetono con ostinazione.

 

A Samoa mama e tama, alle Figi nana e tata. In singalese amma e tatta, in cinese mama e paa, in eskimese anana e ataata, in zulu umama e ubaba, in swaili mama e baba.

In realtà, le prime parole pronunciate dai neonati di tutto il mondo sono le uniche eccezioni alla confusa babele delle lingue. Anche se non si tratta proprio di parole, ma di suoni. Siamo più o meno intorno al quinto mese di vita, quando i neonati cominciano a cinguettare come uccellini.

 

MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO 3MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO 3

Con quel tipico balbettio ritmico, fatto di vocalizzi e di gorgheggi, che manda in visibilio mamma e papà. Sono quei suoni ripetuti, più cantati che parlati, a segnare il debutto del bambino sulla scena del linguaggio. Quando il sipario della vita si apre su quell’istante decisivo in cui il mondo intero è sospeso sulla punta della sua lingua. Che, in quell’età felice, serve più a giocare che a parlare.

 

È più o meno quel che diceva Giacomo Leopardi quando paragonava il neonato ad un usignolo che canta, saltella, trilla, attratto dall’infinita varietà delle cose che cominciano a scorrere davanti ai suoi occhi.

 

MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDOMAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO

Ma quel gioco è la chiave della memoria, che comincia a familiarizzare con i volti che lo circondano, a salvare nel suo hard disk i profili delle persone più vicine, primi fra tutti i genitori. E a loro lancia i primi segnali di piacere, fatti di vocali e consonanti. A iniziare dalle più facili, quelle più a portata di voce. Come la a, che delle vocali è la più aperta. Basta aprire la bocca e l’ahhh sorge spontanea.

 

Basta chiuderla e respirare col naso perché venga fuori la m. Un intervallo che somiglia molto alla ehm prolungata che noi emettiamo quando cerchiamo di trovare il filo del discorso. Una pausa al confine tra il linguaggio e il silenzio, tra la comunicazione e il rumore di fondo.

 

E quando il bambino inizia a soffiare tra le due labbra escono i suoni labiali. Cioè p, b, v, d, t. Da questo nascono i mama, gli amama, i naan, i papa, i baba, i tata che commuovono i grandi, i quali spiano con ansia amorosa i bimbi nella speranza di riconoscere una parola, che ancora non c’è, in ogni minima vibrazione di labbra infantili.

 

Che, per definizione, suonano ma non parlano. Lo dice la stessa parola infante composta da in (non) e fans (parlante) - che significa proprio colui che non può dire. Insomma l’associazione tra quel suono e quel significato non è opera dei bambini, ma degli adulti che li ascoltano.

MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO 4MAMMA PAPA IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO 4

 

Ma spiegazioni scientifiche nulla possono di fronte alle ragioni del cuore, che portano gli adulti a interpretare quel solfeggio pieno d’incanto e di stupore alla luce delle loro abitudini fonetiche e delle loro attese affettive.

 

E quindi a riconoscervi con emozione le parole mamma e papà. Con relativi conflitti genitoriali su chi sia stato nominato per primo. È la prova che il linguaggio, come diceva il celebre psicanalista Jacques Lacan, prima di significare qualcosa, significa per qualcuno.

 

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