"LA VITA È SENZA SCOPO SE DECIDI DI VIVERE COME UN RATTO E SEGUIRE OGNI GIORNO LA ROUTINE COME UNO SCHIAVO" - IL MANIFESTO DEL 13ENNE DELLA PROVINCIA DI BERGAMO CHE HA ACCOLTELLATO LA SUA PROF DI FRANCESE, LA 57ENNE CHIARA MOCCHI - PRIMA DI COLPIRE LA DOCENTE, IL RAGAZZINO HA DIFFUSO UN MANIFESTO (SCRITTO IN INGLESE) IN CUI SPIEGA IL SUO GESTO. LE PAROLE SEMBRANO SCRITTE DA UN CRIMINALE ADULTO LUCIDO ED ESPERTO: "NON POSSO ESSERE ARRESTATO DAL MOMENTO CHE IN ITALIA L'ETÀ MINIMA PER LA PUNIBILITÀ È DI 14 ANNI" - "IO SONO SUPERIORE, GLI ALTRI SONO UN BRANCO DI STUPIDI MEDIOCRI, TUTTI UGUALI" - L'AGGRESSIONE È STATA TRASMESSA IN DIRETTA SU TELEGRAM, LA VOLONTÀ DI COLPIRE IL PADRE ("NON HO AVUTO IL CORAGGIO DI UCCIDERLO") E L'AMICIZIA CON UNA 13ENNE POLACCA - VIDEO
IL PIANO DELL'ODIO
Estratto dell'articolo di Andrea Siravo per “la Stampa”
video dell aggressione a chiara mocchi 1
Il rifiuto di una diagnosi. Allo studente di 13 anni non va giù. È convinto di avere un deficit dell'attenzione/iperattività. «È stata l'ultima goccia che mi ha fatto prendere questa decisione radicale». Quella di «uccidere la mia professoressa di francese». L'adolescente lo scrive in modo chiaro in quello che definisce il suo manifesto. È un lungo testo dal titolo "La soluzione finale" in cui spiega le sue ragioni. Usa la lingua inglese. Per essere compreso da un platea più ampia e internazionale.
armi del 13enne che ha aggredito chiara mocchi
Con gli altri utenti, le cui reali identità sono nascoste dietro fantasiosi nickname, chatta e si confida. In particolare con una ragazza. Il testo viene pubblicato per la prima volta in una chat Telegram alle 21:25 dell'altro ieri. È lo stesso spazio virtuale in cui è stata pubblicata anche la diretta video dell'aggressione. La registrazione sarebbe durata 9 minuti prima di essere interrotta. Online si trova una versione ridotta di un minuto e 53.
Non ci sono censure e tagli. L'agguato a colpi di coltello alla docente Chiara Mocchi nel corridoio del primo piano della scuola media di Trescore Balneario viene ripreso integralmente. La sequenza inizia in strada. Il tredicenne entra a scuola e sale le scale fino al primo piano dell'edificio scolastico e poi svolta a destra in un corridoio. Incrocia altri ragazzi. Non si ferma a scambiare le prime chiacchiere di giornata.
maglietta del 13enne che ha aggredito chiara mocchi
Nell'obiettivo della telecamera dello smartphone entra la professoressa Chiara Mocchi. È appoggiata alla parete gialla, in attesa di entrare in classe. Lo studente non ha alcuna esitazione. Si avvicina e l'aggredisce con il coltello da combattimento. Non scappa immediatamente, resta a guardare la docente di francese di 57 anni rannicchiata a terra. La lama compare a scatti nell'inquadratura. Dalle aule, richiamati dalle grida, iniziano a uscire altri docenti. Il tredicenne scappa. Corre per i corridori e poi scende di fretta una rampa di scale.
Arriva fino in cortile dove interrompe la diretta. Il ragazzino sarà quindi bloccato da un altro insegnante e due collaboratrici scolastiche fino all'arrivo dei carabinieri e della polizia locale. Gli investigatori dell'Arma attribuiscono il video e il testo al profilo utilizzato dallo studente. «Sono arrivato alla conclusione che non posso più vivere una vita così», esordisce.
CHIARA MOCCHI NEL VIDEO DELL AGGRESSIONE - 3
Da mercoledì sera si trova in una comunità per minori. Il padre e la madre hanno dato il consenso. Sul giovane verrà fatta una valutazione neuropsichiatrica. Un passaggio per capire se abbia bisogno di cure e quale sia la struttura più idonea ad accoglierlo. Parla dei genitori il ragazzino, che compirà 14 anni solo a dicembre. Preferisce farsi chiamare con il cognome materno.
Non sarebbe in buoni rapporti con il padre. Entrambi sarebbero dovuti essere dei bersagli. Decide di accanirsi solo con la docente. «La scelta non è casuale, è mirata - scrive -. Lei ama prendersela con me, umiliarmi davanti agli altri, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza davanti a me quando sono chiaramente io la vittima».
Il ragazzo sembra conoscere la legge e le norme sull'imputabilità: «La userò in mio favore, non posso essere arrestato dal momento che in Italia l'età minima per la punibilità è di 14 anni, non posso essere proprio processato e, quindi, farò quello che ho sempre voluto fare, uccidere lei e chiunque cerca di impedirmelo».
video dell aggressione a chiara mocchi
Il suo pensiero delirante continua: «Non è solo un atto di vendetta e qualcosa che interrompe una routine di noia nel modo più estremo possibile (...) non c'è nulla di meglio di farlo con la vendetta e punire quelli che si sono sbagliati sul mio conto». In un altro paragrafo del manifesto si concentra sull'abbigliamento: «L'uniforme militare non è una scelta casuale, l'ho scelta perché mi vedo come un soldato che deve combattere per i diritti che mi sono stati negati.
Inoltre, mi sento superiore a tutti i miei pari, qualche volta sono simpatici, ma mi sento molto più intelligente di loro. Non sono uno di loro, sono qualcosa di meglio». [...]
«Io sono unico e non sono un imitatore di precedenti attacchi nelle scuole. Voglio essere riconosciuto per essere colui che va contro la norma». Il tredicenne termina la lettera dichiarando di non seguire alcun movimento o ideologia politica. «La vita è senza scopo se decidi di vivere come un ratto e seguire ogni giorno la routine come uno schiavo».
«È IL GIORNO DELLA VENDETTA, UCCIDO LA MIA INSEGNANTE» IN RETE IL MANIFESTO CHOC
CHIARA MOCCHI NEL VIDEO DELL AGGRESSIONE - 2
Estratto dell'articolo di Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”
L’annuncio sul suo profilo TikTok è quantomai chiaro: «Oggi è il giorno in cui mi prenderò la mia dolce vendetta». Cioè: oggi ucciderò la professoressa di francese. L’ha pubblicato mercoledì mattina prima di uscire di casa.
Il ragazzino autore del post, che poi ha provato davvero a uccidere la prof, parlava con il mondo attraverso le sue pagine social, le chat. E tutto, anche la morte, passava da quei palcoscenici. Quindi ora la domanda è: quante persone hanno visto quell’annuncio? E perché nessuno ha avvisato la polizia o i carabinieri? Su questo punto sono in corso indagini e non si può escludere che finiscano per coinvolgere qualcuno che sapeva e non ha fatto nulla per evitare il peggio.
[...] Lui — ricordiamolo — ha 13 anni. E colpiscono la lucidità, la determinazione, le argomentazioni usate per automotivarsi, giustificarsi e infine assolversi per quello che ha cercato di fare: uccidere la sua prof di francese.
Il gruppo Telegram risulta attivo dal 20 marzo ed è stato aggiornato con vari post pubblicati quasi tutti dopo la cattura dello studente. Segno che c’è qualcun altro che ha le «chiavi» per entrare nel gruppo e pubblicare contenuti. Qualcuno che ha voluto diffondere ciò che il ragazzino aveva scritto in precedenza, nelle conversazioni private non visibili.
In ogni caso: gli inquirenti sono convinti che le parole del «Manifesto» siano state davvero scritte da lui. Anche perché in gran parte coincidono con quanto ha raccontato ai carabinieri del Comando provinciale di Bergamo e alla procura dei minori di Brescia dopo il mancato omicidio.
[...] Più scrive più approfondisce. «Quando sono stato preso a pugni da un ragazzino magrolino non ho reagito, gli insegnanti non se ne sono nemmeno accorti (...) e questo evidenzia quanto la scuola stia fallendo. La mia insegnante di francese ha avuto l’audacia di dire che me lo meritavo».
[...] Poi considerazioni sull’abbigliamento dell’agguato, specie la maglietta con la scritta «vendetta»: «È la parola che rappresenta ciò che provo». Una confessione: «Non ho trovato il coraggio per uccidere mio padre». E ammette: «Non ho molti amici, perché la maggior parte delle persone mi considera strano o mi vede come insopportabile». Ma gli altri sono «solo un branco di stupidi mediocri, tutti uguali, come copiati e incollati da un progetto noioso». [...] Viene da chiedersi com’è possibile che nessun adulto abbia notato quel ragazzino andare alla deriva...
LA COETANEA NEL GRUPPO TELEGRAM
L’amica ricattata in chat dall’aggressore «Mi disse: tagliati o rivelo i tuoi segreti»
Estratto dell'articolo di G. Fas. per il “Corriere della Sera”
Le ha detto di tagliarsi e che se non l’avesse fatto avrebbe contattato sua madre e le avrebbe svelato tutti i suoi segreti. Lei non sapeva se credergli, quel ragazzino conosciuto sul canale Telegram le stava mettendo ansia. E così ha messo assieme tutto il coraggio che ha potuto, ha parlato con sua madre prima che lo facesse lui e poi si è cancellata dal gruppo. «È stato un momento terrificante», ricorda.
Stiamo parlando di una ragazzina tredicenne, proprio come lo studente che due giorni fa ha cercato di uccidere la professoressa. Lui l’aveva agganciata sull’ormai famoso canale Telegram e si erano scambiati messaggi privati che a leggerli si può vedere l’abisso. Quelli che digitava lui sono impubblicabili, perché vanno al di là della decenza e della violenza.
Ma in quella giovanissima amica lontana (lei sta in Polonia) il ragazzino aspirante omicida della prof deve aver visto anche un raggio di luce. Perché a un certo punto nel suo «Manifesto» pubblicato per il gruppo dice che «l’unica persona con cui vado d’accordo è una che ho conosciuto qualche giorno fa. Sono innamorato di lei. Sembra una persona con cui è facile entrare in sintonia. Vorrei tanto poter rimanere in contatto con lei anche dopo il mio attacco. Ne dubito fortemente».
Forse seguendo le fragilità di lei (l’autolesionismo, i video strampalati che postava su TikTok) lui ha visto un po’ di sé stesso. Ma nelle conversazioni a due il dialogo si è fatto via via più impositivo. Fino al ricatto, appunto. Fino a chiederle in diretta se avesse una lama vicino a sé e di procurarsi tagli incidendo questo o quello sulla sua pelle. «Perché?», chiede lei. «Perché lo dico io», risponde lui. La ragazzina ha saputo quello che è successo mercoledì a scuola.
Anche lei, come tutti i compagni dello studente, non riusciva a crederci nonostante lui nel gruppo l’avesse annunciato. «Credevo lo dicesse per scherzo», ha spiegato lei a una sua amica maggiorenne che lo definisce «ragazzo cattivo». Per la ragazzina, invece, non è questione di cattiveria ma di sofferenza: «Per favore», ci dice accanto all’amica più grande, «assicuratevi che si curi con l’aiuto di un professionista, ne ha davvero bisogno».
Lei, con l’aiuto di sua madre e di uno psicoterapeuta, sta affrontando le sue, di sofferenze. E adesso le cose vanno un po’ meglio rispetto al tempo di quel ricatto e quei segreti ormai svelati, delle crisi di panico di quei giorni. [...]
chiara mocchi 4
CHIARA MOCCHI NEL VIDEO DELL AGGRESSIONE - 1
chiara mocchi 3





