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MARE MONSTRUM - LA STRAGE DEGLI INNOCENTI TRA LE ONDE: DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO MORTI 700 BAMBINI NEL TENTATIVO DI RAGGIUNGERE VIA MARE L’EUROPA - ANCHE LA NOSTRA EMIGRAZIONE È FATTA DI LUTTI SIMILI, DI FIGLI MORTI E PERSI TRA LE ONDE

Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”

SAJIDA ALI STRAGE BAMBINI MARESAJIDA ALI STRAGE BAMBINI MARE

 

E poi Efraim e poi Sara e poi Aylan e poi Sajida e poi Yusuf e poi Bulus...
Mette spavento la lista dei bambini inghiottiti e poi rigettati dal mare sulle spiagge mentre i genitori tentavano di portarli in salvo in Europa. Settecento, dice la Fondazione Migrantes, solo nel 2015. Soprattutto sulla rotta orientale.
 

Una strage di innocenti. Gli ultimi sei li hanno trovati l' altro ieri. Sul litorale di Çesme, vicino a Smirne, da dove cercavano di raggiungere la vicina isola di Chio (la Grecia! l' Europa! l' Occidente!) il cui brullo profilo stava lì, a portata di sogno e di barchetta, a quattro miglia marine.
 

Certo, solo pochi mesi fa l' Ansa , raccogliendo una denuncia di Unicef, raccontava che nello Yemen, «negli ultimi sei mesi» almeno cinquecento bambini erano morti nei combattimenti per le strade e altri settecento erano rimasti feriti senza che la notizia turbasse più di tanto le nostre notti.

 

aylan kurdiaylan kurdi

E così la news che a Peshawar, in Pakistan, un kamikaze si era fatto esplodere in una scuola facendo 104 vittime tra cui 84 scolaretti. Perfino il rapporto Oms che con asettica precisione comunicava che il morbillo, nel solo 2013, aveva ucciso 145 mila piccoli non vaccinati era scivolato via così... Troppo lontani, quei bimbi morti.
Troppo «anonimi».
 

Abbiamo avuto bisogno di Pinocchio, per capire. Perché quello era, il piccolo Aylan Kurdi riverso nell' acqua sulla spiaggia di Bodrum. Era il richiamo all' immagine di una tragedia di cartone che tutti, sbigottiti, avevamo vissuto da bambini. La morte di Pinocchio nel film di Walt Disney, dopo la fuga su una zattera dalla pancia della Balena. Riverso nell' acqua tra gli scogli, la faccia affondata nella sabbia. Questo pareva Aylan: un burattino senza vita, con la maglietta rossa e le braghette blu. Solo che nel film il burattino riportato a casa tornava alla vita. Qui no. E quella morte fotografata e impaginata e trasmessa da tutti i tg, per qualche giorno, turbò tutti.
 

AYLAN BAMBINI STRAGE MARE 9AYLAN BAMBINI STRAGE MARE 9

Compresi tanti politici europei dal cuore di sasso. Diventò anzi metro di paragone per altre foto simili con altri bambini: «Sì, vabbè, però vuoi mettere l' impatto dell' altra?».
Continuano ad affondare e morire, quei bambini portati verso l' Europa. E papa Francesco, che non si è chiesto neppure per un istante se fossero figli di cristiani o musulmani in fuga, ne ha parlato più volte.
«L' angelo dice ai pastori: "Questo per voi il segno: troverete un bambino…". Anche oggi i bambini sono un segno.
 

aylan kurdiaylan kurdi

Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno "diagnostico" per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero».
 

Troppi bambini «sono sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto Bambino».
 

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Anche i nostri nonni ne persero tanti, di bambini, nei viaggi per mare verso il sogno.
Come i trevisani che nel 1880 si lasciarono imbrogliare da un farabutto, Charles du Breil de Rays, e partirono verso la Nouvelle France, al di là del Borneo, per fondare laggiù uno stato fedele a papa Pio IX. Un viaggio da incubo. Durante la sola sosta ad Aden il caldo, la dissenteria, le infezioni spensero uno dopo l' altro sei piccoli: Giovanna Antonioli e Genoveffa Martinuzzi e Agata Roder e Francesco Mellarè e Carlo Tomè e il piccolo Lodovico Lorenzini, nato solo due settimane prima. Altri due bimbi, Nicodemo Bertolo e Cristina Roder, morirono lungo la rotta per Singapore... Arrivarono a Sydney decimati.
 

yannis behrakis turisti su una spiaggia mentre arriva un gommone di migranti in turchiayannis behrakis turisti su una spiaggia mentre arriva un gommone di migranti in turchia

Tutta la storia della nostra emigrazione, su quelle carrette del mare che Augusta Molinari ricorda come «Le navi di Lazzaro», è una storia di lutti. Di bambini morti e buttati in mare con una pietra al collo «tra le onde così nere», come la creatura di Amalia Pasin. Di piccoli annegati come sei degli otto figlioletti di Felice Serafini, che era di Arzignano e affondò con tutta la famiglia nel tragico naufragio del vapore Sirio. Avrebbe raccontato della lotta disperata contro le onde del piccolo Gino: «Era colla testa fuori dall' acqua e gli gridai: "Gino, salvati!". "Sì, papà" mi rispose il piccino, ed un flutto d' acqua lo portò lontano dai miei occhi».
 

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Restano testimonianze terribili, a ricordo di quei lutti.
Come quella di Mario Gardelin che descrive la tragedia d' una famiglia veneta partita per il Sudamerica: «Gli Zaupa, che erano di Torreselle, sono venuti in 9: il papà, la mamma, quattro bambini e tre bambine. I ragazzini sono morti tutti: uno a Gibilterra, un altro al passaggio dell' Equatore, il terzo quando erano in vista del Brasile, il quarto il giorno che sono arrivati...».
Ecco, salvare i bambini di chi è in fuga oggi è il modo migliore per ricordare anche i bambini dei nostri nonni.

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