BAIARDO CHI MOLLA! – MASSIMO GILETTI HA TESTIMONIATO AL PROCESSO DI FIRENZE IN CUI SALVATORE BAIARDO È ACCUSATO DI CALUNNIA. IL GIORNALISTA HA CONFERMATO CHE IL GELATAIO LEGATO AI BOSS MAFIOSI GRAVIANO NEL 2022 GLI MOSTRÒ LA “FANTOMATICA” FOTO CHE AVREBBE RITRATTO SILVIO BERLUSCONI E GIUSEPPE GRAVIANO: “BAIARDO ESTRASSE LO SCATTO SCOLORITO DALLA GIACCA. RICONOBBI UN GIOVANE BERLUSCONI IN MAGLIONE BLU E IL GENERALE DEI CARABINIERI FRANCESCO DELFINO. ERANO SEDUTI AL TAVOLINO DI UN BAR INSIEME A UN GIOVANE SCONOSCIUTO. BAIARDO MI RIVELÒ CHE ERA GIUSEPPE GRAVIANO” – BAIARDO È A PROCESSO PERCHÉ HA NEGATO L’ESISTENZA DELLA FOTOGRAFIA E, SECONDO I PM, AVREBBE VOLUTO COSÌ NASCONDERE UN INDIZIO SUGLI IPOTETICI ACCORDI TRA LA MAFIA E IL CAV – NELLE PROSSIME UDIENZE SARANNO SENTITI IL MINISTRO
GIANMARCO MAZZI E URBANO CAIRO...
Estratto dell’articolo di Marco Lillo per “il Fatto quotidiano”
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Alla fine il processo sulla calunnia di Salvatore Baiardo contro Massimo Giletti, si sta celebrando a Firenze. In aula Giletti il 20 maggio ha ripercorso la storia della fotografia ‘fantomatica’ mostrata, ma mai consegnata, in un bar di Castano Primo, vicino a Milano, nel luglio 2022 da Baiardo.
Una storia della quale - come ha spiegato al Tribunale anche perché non era certo che quella foto fosse vera - Giletti non parlò in tv ma solo con i pm. “Salvatore Baiardo estrasse dalla giacca una foto scolorita: riconobbi - ha detto il giornalista - un giovane Silvio Berlusconi in maglione blu e il generale dei Carabinieri Francesco Delfino.
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Erano seduti al tavolino di un bar in piazza sul lago d’Orta insieme a un giovane sconosciuto. Baiardo mi rivelò che era Giuseppe Graviano”.
Il processo è pressoché ignorato dai media (concentrati su Garlasco) nonostante sia molto mediatico. Non solo per i vip auditi ma perché sullo sfondo emergono le presunte relazioni tra soggetti legati alla mafia, come Baiardo appunto, e il duo Silvio Berlusconi-Marcello Dell’Utri.
Questi fatti non sono oggetto dell’imputazione ma entrano nel processo per via dell’aggravante: i pm contestano a Baiardo di aver fatto la calunnia sulla foto per aiutare la mafia a nascondere i suoi ipotetici accordi con Berlusconi e Dell’Utri.
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Il dibattimento (ascoltabile su Radio Radicale) somiglia a una matrioska. Dentro la presunta calunnia di Baiardo sulla foto ‘fantomatica’ che vedrebbe ritratti a un tavolino di un bar di Orta San Giulio, con dietro lo sfondo del lago d’Orta, in un giorno imprecisato dei primi anni ‘90, Silvio Berlusconi, il generale Delfino e il boss Graviano c’è l’accertamento di cosa fosse quella foto di cui parla Giletti: un fake ben fatto o un reperto di rapporti indicibili?
Sullo sfondo spunta così l’inchiesta ultra-trentennale e intermittente sulle relazioni presunte tra Berlusconi e il mondo di Graviano nel periodo in cui il primo meditava di scendere in politica e il secondo metteva a ferro e fuoco il paese per metterselo nelle mani.
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L’indagine sulle stragi contro Dell’Utri probabilmente è destinata all’ennesima archiviazione. Però gli ufficiali della DIA delle due inchieste sono gli stessi e sono stati chiamati dai pm Leopoldo De Gregorio e Lorenzo Gestri a deporre in aula senza camere stagne o censure.
L’ipotesi è che Baiardo abbia dato del bugiardo a Giletti per favorire Cosa Nostra nascondendo l’ipotetico accordo (non dimostrato) tra Cosa Nostra e il duo Berlusconi-Dell’Utri.
MARCELLO DELLUTRI E SILVIO BERLUSCONI
Giletti ha raccontato in aula che Baiardo gli disse di aver scattato di soppiatto a tradimento la foto dei tre davanti allo splendido panorama del lago d’Orta. Baiardo fu condannato per favoreggiamento semplice ai fratelli Graviano perché li accompagnava in latitanza e non è l’ultimo arrivato: non si scatta (se vera) una foto così a Giuseppe Graviano se non c’è un accordo e se il boss non pensa poi di farne qualcosa.
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Il processo è un’occasione per sciogliere insieme il rebus del gelataio e quello della storia d’Italia nel 1993-1994: una sfida in salita che i pm stanno percorrendo a tappe forzate con la guida attenta della presidente Anna Favi.
URBANO CAIRO E MASSIMO GILETTI
Il 6 maggio scorso è stato sentito per ore in Tribunale il luogotenente della DIA Dario Carbone che ha ripercorso le risultanze investigative sui presunti rapporti tra Giuseppe Graviano e Dell’Utri.
Si è parlato della discesa in campo di Berlusconi in politica e dell’attentato fallito da parte del commando mandato da Graviano e guidato da Gaspare Spatuzza allo stadio Olimpico il 23 gennaio 1994 per uccidere 100 carabinieri.
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Poi si è parlato dell’incontro del 14 febbraio 2011 tra Baiardo e Paolo Berlusconi nella sede de Il Giornale a Milano. Un evento poco chiaro sul quale l’audizione del caposcorta Domenico Giancane, il 13 maggio scorso, non ha dissipato i dubbi.
All’udienza di mercoledì 20 maggio Paolo Berlusconi doveva testimoniare sul punto ma ha inviato un certificato medico. I pm si sono detti disponibili a sentirlo al più presto anche in videoconferenza. Vedremo. Poi è stato sentito Paolo Mondani di Report. Infine Giletti.
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Il conduttore ha ricordato il pesante ‘dazio’ pagato per le interviste a Baiardo e la storia della foto con la cancellazione della trasmissione da parte de La7 nonostante gli ascolti buoni e i dialoghi avviati per un rinnovo scontato. Su questo sarà sentito alle prossime udienze il ministro Gianmarco Mazzi, amico di Giletti che lo aiutava a trattare con gli uomini di Cairo.
Poi toccherà all’editore de La7 Urbano Cairo. Giletti ha raccontato di un incontro a Roma nel pieno della tempesta mediatica. Cairo, secondo Giletti, gli raccomandò di tenere lontano il cellulare e poi gli chiese di andare ad Arcore per incontrare Berlusconi. Un racconto divergente con quello reso da Cairo ai pm durante le indagini. L’editore però potrà chiarire tutto perché sarà chiamato a testimoniare.
massimo giletti urbano cairo
MARCELLO DELLUTRI E SILVIO BERLUSCONI

