manfredi catella beppe sala

IL MATTONE GLI E' RIMASTO SULLO STOMACO – RITRATTONE DI MANFREDI CATELLA, L’UOMO DEI GRATTACIELI CHE HA CAMBIATO MILANO, PER CUI LA PROCURA HA CHIESTO L’ARRESTO DOPO ESSERE FINITO NELLA MAXI INCHIESTA SULL’URBANISTICA - SUCCESSI, POLEMICHE E LEGGENDE DELL’IMMOBILIARISTA DEL GRUPPO COIMA, DAL NUOVO PONTE DEI SOSPIRI ALL’OPERAZIONE DA QUASI 2,5 MILIARDI CON IL FONDO SOVRANO DEL QATAR DIVENUTO PROPRIETARIO DI "PORTA NUOVA" - IL RAPPORTO CON SALVATORE LIGRESTI (EREDITATO DAL PADRE) E LE SFIDE DELLO SCALO FARINI (DOVE SI IPOTIZZO' DI TRASFERIRE LO STADIO) E DEL VILLAGGIO OLIMPICO - NELL’AMBIENTE ERA DIFFUSA L’ESPRESSIONE “LEGGI CATELLA”, A DIMOSTRAZIONE DELL’INFLUENZA DELL’IMMOBILIARISTA…

MANFREDI CATELLA beppe sala

Giacomo Valtolina per il “Corriere della Sera”  - Estratti

 

Per raccontare l’affilata personalità di Manfredi Catella si può partire da un episodio. Un viaggio in cantiere a Porta Nuova, agli albori della Milano internazionale proiettata verso il cielo di cui l’immobiliarista è il protagonista indiscusso. 

 

«Vedete quel ponte laggiù?» diceva. Sguardo magnetico e sfuggente, impeccabile gessato yuppie, indicava un anonimo passaggio soprelevato, tra le nuove costruzioni, in verità più simile a una passerella: «Lo chiameremo Ponte dei sospiri!». 

 

L’ambizione, la visione in grande — per alcuni la megalomania — sono infatti alcuni dei tratti distintivi del «re dei grattacieli» milanesi, colui che dopo aver sviluppato la rigenerazione della più grande area in un centro cittadino europeo nell’ultimo ventennio, è riuscito a venderla al fondo sovrano del Qatar — contro le previsioni delle cassandre — grazie a una straordinaria capacità di relazioni internazionali, in un’operazione da quasi 2,5 miliardi, conclusa ormai dieci anni fa, nel 2015. 

MANFREDI CATELLA

 

Manfredi Catella è un livornese «di mondo». Classe 1968, figlio di genitori siciliani di Caltanissetta, laurea in Economia aziendale alla Cattolica (tesi sull’economia urbanistica) e master al Politecnico di Torino. A curriculum esperienze da Parigi (Caisse centrale des Banques populaires e Hsbc) a Chicago (Heitman) e in Jp Morgan e presenze negli advisory board di Politecnico e Sda Bocconi.

 

Cresciuto all’insegna di finanza e mattone seguendo le orme del padre Riccardo, tra i pionieri del settore immobiliare italiano, e poi del grande costruttore americano Gerry Hines, suo mentore, per il quale aprì la filiale italiana di Hines. Una scuola immobiliare sul campo di prim’ordine e un rapporto ereditato dal padre con una terza figura chiave nel suo percorso: Salvatore Ligresti. 

 

GIUSEPPE SALA E MANFREDI CATELLA

Porta Nuova è l’ highlight della trentennale carriera. Torre Unicredit, piazza Gae Aulenti, le torri del Bosco Verticale, la Biblioteca degli alberi (Bam). Con la vendita al Qatar, Catella lascia Hines e si concentra su Coima, real estate di famiglia fondato nel 1974 dal padre, a cui Manfredi aveva dedicato il primo pezzo del progetto — la Fondazione Riccardo Catella — in una palazzina ristrutturata nella Bam all’ombra delle torri. 

 

Resta, infatti, il dominus del quartiere, il cui feudo verte proprio attorno alla Fondazione e al ristorante Ratanà, anche se il suo campo di azione privato si muove di più verso la vicina Brera, che frequenta con la moglie, con la quale ha cinque figli, l’americana Kelly Russell, plenipotenziaria responsabile della sua comunicazione, e dove non era raro vederlo in coda alla Latteria (...) 

 

Coima, oggi, gestisce oltre 30 fondi immobiliari per dieci miliardi di investimenti con i grandi player del sistema bancario (o Cdp) quali compagni di ventura. 

E il campo d’azione si è allargato, con l’operazione sugli scali ferroviari (maxi-aree da rigenerare attorno al centro di Milano). 

 

manfedi catella

Due i bandi vinti: per lo scalo più grande, il Farini, dove s’ipotizzò anche di trasferire lo stadio, e per il Romana, dove, assieme a Covivio e Prada (che qui ha la sua acclamata Fondazione), Catella decide di formare una cordata per realizzare sull’area il nuovo grande business del mattone milanese, gli studentati, ma solo dopo aver ospitato il Villaggio olimpico 2026, altra vetrina internazionale.

 

Un progetto discusso, sia per la natura «privata» di un intervento «pubblico», con tanto di trattativa con il governo sul pagamento degli extracosti, lievitati nel post Covid, sia per il suo risultato estetico. 

 

Manfredi Catella

Con il tempo, gli occhi si spostano verso il resto d’Italia, per replicare il modello Milano nella capitale Roma. Ma, nel quartier generale di Porta Nuova, l’espansione continua. Ancora con al seguito polemiche, di natura urbanistica e politica, a tema «cubature». Tra i grandi annunci, talvolta destinati a restare sulla carta o materia di pressioni politiche, nel 2021 presenta una high line alla newyorkese, una passerella floreale sopraelevata da donare alla città «in cambio» di volumetrie per costruire altre residenze, altri «boschi verticali». Un braccio di ferro in Regione e in Comune, sugli strumenti di regolazione del territorio ma soprattutto le deroghe ai limiti di edificabilità.

 

Tanto che nell’ambiente era diffusa l’espressione «leggi Catella», a dimostrazione dell’influenza di un immobiliarista a cui — lo riconoscono anche i detrattori del suo modello di sviluppo urbano — si deve il poderoso avvio della rivoluzione urbanistica milanese. 

MANFREDI CATELLAManfredi CatellaManfredi Catella

 

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