LA PREVALENZA DEL CREMLINO – IL MINISTRO DELLA CULTURA (PER MANCANZA DI PROVE) ALESSANDRO GIULI DISERTERA’ LA BIENNALE DI VENEZIA, UNO DEGLI APPUNTAMENTI CULTURALI PIU’ IMPORTANTI DELL’ANNO, IN POLEMICA CON L’EX AMICO BUTTAFUOCO CHE, DA PRESIDENTE DELLA BIENNALE, HA VOLUTO A TUTTI I COSTI LA PARTECIPAZIONE DELLA RUSSIA – NIENTE HA FERMATO IL MUSULMANO BUTTAFUOCO: NÉ LA FURIA DI FAZZOLARI, CHE HA LA MOGLIE UCRAINA E HA A CUORE LA CAUSA DI KIEV; NÉ LE MINACCE DELLA COMMISSIONE EUROPEA DI CHIUDERE IL RUBINETTO DA DUE MILIONI DI EURO DI FINANZIAMENTI (TAGLIO CHE È POI STATO FORMALIZZATO CON UNA LETTERA); NÉ HA SORTITO EFFETTI LA MISSIVA DI PROTESTA FIRMATA DA 22 TRA MINISTRI DEGLI ESTERI E DELLA CULTURA DI PAESI EUROPEI E DELL'UCRAINA…
Estratto dell’articolo di Niccolò Carratelli per “la Stampa”
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Ora è ufficiale. Alessandro Giuli non andrà a Venezia per la Biennale. Diserterà uno degli appuntamenti culturali più importanti dell'anno in aperta e furiosa polemica con il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, reo di aver voluto a tutti i costi la partecipazione della Russia alla sessantunesima Esposizione d'arte.
Il ministro della Cultura non sarà alle giornate di preapertura (6-8 maggio), né presenzierà alla cerimonia di inaugurazione del 9 maggio. Una scelta senza precedenti, ma nell'aria da diverse settimane, dopo lo scontro istituzionale (e personale) con Buttafuoco.
Già poco più di un mese fa, infatti, Giuli aveva deciso di non andare in laguna per celebrare la riqualificazione del Padiglione centrale dei giardini della Biennale, al termine del restauro.
giovanbattista fazzolari e giorgia meloni
Inoltre, ha richiesto alla Biennale tutta la documentazione sulle comunicazioni con le autorità russe, oltre che informazioni sulle modalità di allestimento del padiglione. Un'istruttoria che non ha fermato Buttafuoco, con il quale la rottura, anche dell'amicizia, appare ormai difficilmente sanabile.
Il presidente, infatti, ha sempre tirato dritto, difendendo la decisione di accogliere gli artisti russi a Venezia, nonostante gli avvertimenti e le critiche arrivate non solo dal ministero, ma anche da Palazzo Chigi. In particolare, dal sottosegretario Giovambattista Fazzolari, che ha la moglie ucraina ed è tra i più convinti sostenitori della causa di Kiev: a lui il ritorno di un padiglione targato Cremlino, dopo anni di assenza, proprio non è andato giù. Buttafuoco non si è fatto intimorire.
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
Non sono servite nemmeno le minacce della Commissione europea di chiudere il rubinetto da due milioni di euro di finanziamenti, il cui taglio è poi stato formalizzato con una lettera formale, a cui la Biennale deve ancora rispondere.
Né ha sortito effetti la missiva di protesta firmata da 22 tra ministri degli Esteri e della Cultura di Paesi europei e dell'Ucraina. Inutili le spiegazioni arrivate da Bruxelles sul fatto che la presenza della Russia alla Biennale violerebbe i principi e le regole previste dalle sanzioni che l'Ue ha comminato a Mosca, come conseguenza dell'invasione dell'Ucraina.
Regole che vietano di dare spazio a ogni manifestazione o atto che possa configurarsi come propaganda a sostegno del regime. Ultima presa di posizione, giusto l'altro ieri, quella della giuria internazionale della Biennale, che non considererà, ai fini della premiazione, «quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l'umanità da parte della Corte penale internazionale». Un annuncio che esclude, di fatto, Russia e Israele dalla competizione, ad esempio, per il Leone d'Oro e d'Argento. […]

