istituto comprensivo giacomo leopardi sant'antimo - napoli censo

CENSO DUNQUE SONO – CONTINUA LA SAGA DEL CLASSISMO A SCUOLA: DOPO LA SCUOLA DI ROMA IN UN ISTITUTO DI NAPOLI LE FAMIGLIE CHIEDONO DI DIVIDERE RICCHI E POVERI IN AULE DIVERSE - LA DENUNCIA È ARRIVATA DIRETTAMENTE DAL PRESIDE SCONCERTATO DALLE RICHIESTE DELLE FAMIGLIE "BENE", PERALTRO SCRITTE IN UN ITALIANO INCERTO E CON UN USO DEI CONGIUNTIVI CHE MANCO LUIGINO DI MAIO…

Brunella Bolloli per “Libero quotidiano”

 

scuola

I figli degli operai da una parte, quelli della Napoli bene dall' altra. Dopo il caso della scuola del quartiere Trionfale a Roma, la saga del presunto "classismo tra i banchi di scuola" prosegue nel capoluogo partenopeo, con una sostanziale differenza: qui a denunciare l' odiosa divisione nella collocazione degli studenti all' interno del medesimo istituto, non sono gli organi di stampa, non è il quotidiano Leggo come allora, ma è lo stesso preside allibito dalle pretese di genitori e insegnanti e, soprattutto, dal modo in cui sono poste con un uso spericolato del congiuntivo che neanche Luigino Di Maio dei tempi d' oro.

istituto comprensivo giacomo leopardi sant'antimo napoli

 

Il post, comparso un paio di giorni fa sulla pagina dell' Istituto comprensivo Giacomo Leopardi di Sant' Antimo (hinterland napoletano), nella sezione utilizzata per le comunicazioni agli iscritti e alle famiglie, diceva: «Prima qualche genitore, poi addirittura qualche docente viene ad esprimere la necessità di formare classi suddivise sulla base del censo».

il post del preside dell'istituto comprensivo giacomo leopardi sant'antimo napoli

 

UN PRESIDE TURBATO

Richiesta sconcertante, secondo la dirigenza scolastica, al punto che il grido d' allarme di questo preside è giunto al sottosegretario all' Istruzione, Peppe De Cristofaro, il quale intende denunciare situazioni di evidente discriminazione nelle scuole pubbliche. «Non mi stancherò mai di intervenire», promette l' esponente di Liberi e Uguali, che cita don Lorenzo Milani: «Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d' espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose».

 

Il riferimento al priore di Barbiana morto nel '67 non è casuale: don Milani era il sacerdote che insegnava ai bambini poveri e disagiati, esclusi dagli altri, ma erano gli anni a cavallo tra il 1950 e il 1960 e da allora molto è cambiato per questo ci si stupisce ancora se le classi con "discriminazioni per censo" siano realtà nel 2020.

 

peppe de cristofaroPRESENTAZIONE DELL'ISTITUTO COMPRENSIVO VIA TRIONFALE 1

È pur vero che in certe zone del nostro Mezzogiorno le distanze tra chi sceglie la strada dello studio, della legalità e del rispetto delle regole e chi magari trova più facile inseguire i falsi miti del bullo uguale più furbo, sembrano amplificate. C' è il modello bravo ragazzo e quello da fan di Gomorra non è neppure più una questione geografica poiché il fenomeno ormai è ramificato. Il dramma, poi, è quando l' esempio negativo arriva dalle famiglie e su tale aspetto si è concentrato il messaggio di sdegno del preside del Leopardi, frasi subito cancellate per evitare il polverone com' è accaduto nella Capitale, con quella presentazione poco felice sul sito della scuola in cui l' istituto ammetteva che in un plesso c' erano i rampolli della Roma bene, in un altro, il distaccamento, i figli delle colf e delle badanti. Apriti cielo.

 

don lorenzo milani 1

La scuola è una e deve insegnare a tutti in uguale misura, su questo non ci piove.

PRESENTAZIONE DELL'ISTITUTO COMPRENSIVO VIA TRIONFALE

Sarebbe però ipocrita negare che al momento dell' iscrizione qualche genitore s' informa su dove è più opportuno mandare la creatura, sebbene nella scelta debba prevalere la qualità dell' insegnamento non il portafogli dei genitori dei compagnucci di classe. Ma tant' è.

 

Il post del preside del Leopardi è stato rimosso, ma qualcuno ha fatto in tempo a prendere nota. «Da quando sono arrivato nella nuova scuola, ho spesso la sensazione di essere in Sudafrica», era l' esordio.

 

istituto comprensivo giacomo leopardi sant'antimo napoli 1

Sudafrica nel senso di apartheid: i neri separati dai bianchi, robe di un altro secolo e da Terzo mondo eppure a volte ancora attuali perfino nella civilissima Italia, culla della cultura occidentale dove tuttavia serve un ripasso generale della grammatica.

 

LE REGOLE DI BASE

il post del preside dell'istituto comprensivo giacomo leopardi sant'antimo napoli 1

«Abbiamo paura che i nostri figli prendino cattive abitudini», ha scritto una delle mamme esigenti al preside. «Vogliamo che i nostri figli seguino le nostre orme», le ha fatto eco un papà, un altro tra coloro che non desiderano vedere il proprio pargolo mischiato con la teppaglia. E questo preside turbato si è sfogato su Facebook: «Io ascolto, ascolto e mi rendo conto che il limite della mia pazienza coincide con i limiti nell' uso del congiuntivo dei miei saccenti e classisti interlocutori». I quali reclamano l' ambiente giusto per la prole, ma poi magari in casa non sanno nemmeno l' Abc della lingua italiana.

CETO LA QUALUNQUE - IL TITOLO DEL MANIFESTO SULLA SCUOLA DI VIA TRIONFALEdon lorenzo milani

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI